Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Archive for the ‘internet’ Category

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Domani 23 giugno 2010 a Brescia ci sarà un barcamp.

Sino ad ora a Brescia non mi risulta ne fossero mai stati organizzati per cui sono molto contento che succeda.

Per tutte le informazioni c’è il sito: panewebesalame

Io ci sono sicuramente e, se non ci saranno problemi di tempo, vedrò di fare anche un speech.

Dura tutta la giornata (sino alle 17:30) per cui, se siete in zona, fate un salto al castello Malvezzi e venite anche voi.

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Un breve messaggio di it_twop_1000 mi ricorda che oggi sono tre anni che ho creato il mio account su Twitter.

Per chi non conoscesse twitter ( veramente non lo conosci? ) ne ho già parlato quando sono arrivato a scrivere il 5000° tweet. Lì ci troverete una descrizione più dettagliata.

Voglio aggiungere solo una considerazione:

Quando ho creato il mio account su twitter non pensavo minimamente di attivare un servizio con tutte le potenzialità che poi ha dimostrato di avere.

Era una sperimentazione, come ne ho fatte tante e come ne sto ancora facendo.

Solo che ci sono cose che poi vengono accantonate e ci sono cose che ti rimangono addosso senza che tu te ne renda conto.

Negli anni il mio modo di usarlo è cambiato, si sono ridotti i tweet anche a causa di altri servizi come Friendfeed (no, Facebook invece, anche se attivato poco tempo dopo twitter, non ha cambiato molto il mio modo di usare Twitter), però Twitter è rimasto un canale importante tra i vari social network che utilizzo.

Basta dire che seguo 752 persone e 986 hanno, bontà loro, deciso di seguirmi, per capire cosa intendo.

Se poi penso che l’esperienza che ho fatto usando questo tipo di canali, mi ha portato a farne un lavoro, che mi piace e che mi permette di essere utile, non posso che dire:

Grazie Twitter

Se anche voi avete un account twitter ma non vi ricordate quando l’avete creato, potete usare il servizio http://www.whendidyoujointwitter.com/ e avrete la risposta.

Ieri ho potuto parlare ad un gruppo di studenti della Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, invitato da un loro insegnante.

L’obiettivo era discutere di social network, della rete e delle sua potenzialità.

Questi ragazzi hanno 23-24 anni, stanno studiano argomenti come la grafica, la pubblicità e il corso che stanno facendo, li sta formando per la parte informatica.

Sono state 3 ore molto interessanti, in cui si sono aperti diversi argomenti di discussione.

A me premeva portare loro alcuni concetti principali:

  • la propria identità digitale
  • la consapevolezza di quello che si mette in rete
  • l’esistenza di un ambiente per valorizzare le proprie capacità

Nonostante tutti gli studenti siano più o meno presenti in rete (ovviamente Facebook è un must) ho notato che, per loro, il concetto di “proteggere la propria identità digitale” ruoti principalmente ancora attorno al fatto “non scrivo con il mio nome e cognome” ad di fuori di Facebook e infatti vedano come caratteristica particolare che in esso, per la prima volta, ci si presenti per nome e cognome.

Da questo siamo passati ad esaminare quali siano i problemi delle imprese, che non possono evitare di essere in rete con il proprio nome o brand, e abbiamo ragionato su quali sono le difficoltà che possono incontrare e come loro possono inserirsi all’interno di queste esigenze.

Da studenti, il fatto che ci siano cosi tante domande e così poche risposte certe, li fa sentire ancora più impreparati, ma di contro spero che abbiano capito che questo lascia loro ampi spazi dove applicare la loro immaginazione, la loro creatività e la loro voglia di fare.

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[La versione originale di questo post è pubblicata sul Blog di Roberto Felter]

qualche settimana fa scrivevo questo:
Troppa libertà – diamoci un taglio!

Sembra che abbiamo iniziato.

Un giorno una persona scrive un post su wordpress.com dove scrive che non le piace una campagna pubblicitaria, capita che a qualcuno non piaccia (al momento non è dato sapere chi è stato) e che segnali la cosa a wordpress.com e che qualche solerte censore oscuri il blog.

Non c’è nulla nel post e, secondo me, anche nei commenti che possa giustificare tale cosa.

All’autrice hanno risposto che deve chiedere a chi ha chiesto l’oscuramento del blog il perchè.
Dato che lei, ovviamente non sa chi sia, in rete molti hanno deciso di darle una mano.
Quindi stiamo ripostando in tanti quello che lei ha scritto, cosi, se quello che l’ha fatta oscurare legge, può contattarla e spiegarle. :)

Ormai la censura è dietro l’angolo, non vengono rispettati i diritti fondamentali dell’individuo e non in Italia ma negli USA, paese che si erge a difensore della Libertà.

questo è il post incriminato:

John Ashfield  ADV: pleeease!

Quando scrivo di qualcosa che non mi piace so essere particolarmente acida.
Questa è una di quelle occasioni.

Parliamo delle campagne stampa di John Ashfield che mi sorbisco costantemente in quanto lettrice di XL.
Compro il voluminoso giornale e mi ritrovo a fissare quelle che possono esser catalogate tra le più sgraziate pubblicità mai viste.

John Ashfield è una marca d’abbigliamento che s’appoggia su una ben costruita brand image: produce un vestiario (e relativi accessori) che si rivolgono a un pubblico giovane, tra i 23 e i 35 anni (secondo la mia percezione) rievocando l’atmosfera dello sport, in particolare del cricket e del golf.
Quindi viene in mente Londra, i tornei tra prati verdi perfettamente tagliati e una certa noblesse d’animo.

Niente male per un’azienda della provincia di Forlì e Cesena, insomma.
Quando ho scoperto questo piccolo particolare mi son meravigliata.

Non apprezzo molto lo stile che questa marca propone, un casual sui toni del blu, del beige e del verde, ma ammetto d’esser affascinata da certe iconografie (come l’uso di stemmi) e dalle camicie dai sobri ma inconsueti dettagli, cose che John Ashfield mostra in ogni collezione.

Comunque, torniamo alle campagne stampa.
Questo mese sulla quarta di copertina di XL si può ‘ammirare’ la pubblicità in questione della collezione primavera/estate 2009.
Rappresenta due modelli (sempre gli stessi da qualche stagione) su un campo da golf.

 john
Rabbrividisco.

1) Le fotografie dei modelli non sono a fuoco. Oltretutto le loro figure sono scontornate male. E la sovrapposizione del ragazzo sulla ragazza è pessima: si vede che non son stati fotografati insieme: lei pare sproporzionata rispetto a lui;
2) Che razza di fotografia hanno scelto come sfondo? Siamo in Svizzera? Cosa sono quelle casette che si vedono a sinistra? Le luci inoltre non combaciano: mentre i modelli son illuminati da riflettori frontali, nella fotografia di sfondo il sole cade da destra. Insomma, gli elementi si fondono alla grandissima! Eh!
3) Che espressione ha il modello? Terrorizzata? E’ colto di sorpresa? Sempre meglio della modella che pare pensare ‘Che ci sto a fare qui?’.
4) Marchio e logo. Penso siano stati realizzati con Paint, più o meno. Kitch a dir poco. Il font usato, oltretutto, è stra-usato e non centra assolutamente niente.

Signor John Ashfield, please!
Change!

E’ bastato lanciare un souvenir del Duomo di Milano per “rilanciare” l’onda dei regolamentatori. Altro che la farfalla di Edward Lorenz. Proprio come una pietra in uno stagno, l’onda partita da una piazza milanese ha raggiunto via via sempre più ambiti, coinvolgendo prima la libertà di dissenso nei comizi, poi la libertà di critica in genere, sino ad arrivare, come era logico, alla regolamentazione di Internet. Bene, sono contento. Mi auguro passino tutti questi tentativi di limitazione delle libertà individuali. Ma non solo quelli che hanno una base logica, se ce ne fossero. Proprio tutti, anche i più beceri e irrazionali. Me lo auguro perchè finalmente si supererà il segno e tutti capiranno che, da una parte qualcuno ha giocato sino ad ora con i nostri diritti (e solitamente te ne accorgi solo quando i diritti non li hai più) e dall’altra che la libertà è una cosa che non si può più “governare”. Così un giorno ci sarà qualcuno che arriverà in questo blog, come in tanti altri, e dirà “fatelo chiudere”, dicendo al service provider italiano che mi sta dando il dominio felter.it, che lo deve oscurare. Ma questo blog si vedrà ancora perchè anche il dominio robertofelter.com lo visualizza, e questo dominio è un ente americano che lo gestisce. Allora qualcuno chiederà ai gestori dei server DNS di oscurarlo.  Ma la gente utilizzerà il server DNS di FoolDNS oppure, se anche questo dovesse chiudere perchè italiano, magari passerà ai server DNS di Google, e l’8.8.8.8 sarà il nuovo simbolo della libertà. E se non sarà quello sarà qualche altro server DNS attivato ad hoc. Allora busseranno alla mia porta e arresteranno me. Ma sul mio blog continueranno ad apparire articoli, perchè io nel frattempo ne avrò scritti e memorizzati e il software li posterà automaticamente. E quando anche questi finiranno, ci sarà qualcuno con le password di questo blog o di altri, che continuerà a scrivere. E sarà come Zorro, dove non era importante la persona che stava dietro alla maschera. Era la maschera il simbolo della libertà. E questo fino a che non sarà chiaro a tutti l’inutilità di questo comportamento. Quindi sbrighiamoci. Prima iniziamo e prima finiamo.
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[La versione originale di questo post è pubblicata sul Blog di Roberto Felter]

 

Non sapete cosa sono i domini internazionalizzati? Semplice, sono i domini che contengono caratteri che non fanno parte della codifica ASCII.

Un esempio? www.città.com

Avete presente i caratteri cirillici, le lettere accentate italiane, la å svedese, la ü tedesca, la ș romena?

Sino ad oggi non era possibile registrare domini .eu (come non è possibile farlo per tanti nomi a dominio di 1° livello) contenenti questi caratteri perchè la struttura tecnologica dei server DNS non li riconosceva. E a dire la verità non li riconosce nemmeno adesso. E allora?

Semplice, hanno stabilito un criterio di conversione dei caratteri “speciali” in caratteri ascii e quindi hanno attivato un meccanismo di “traduzione” che permette di utilizzare i vari caratteri senza modificare le infrastrutture esistenti.

Quello che cambia tra una stringa ascii che rappresenta un dominio standard e una stringa ascii che rappresenta un dominio “internazionalizzato” è che la seconda inizia con xn— che è la serie di caratteri che si sono riservati per differenziare le due cose. Questa stringa si chiama “stringa ACE”.

Qualcosa va comunque aggiornato e questo è il browser.

Tranquilli, probabilmente lo avete già fatto senza accorgervene.

Infatti è il browser che deve essere in grado di convertire la stringa non ascii nella relativa stringa ascii corretta. Per verificare se il vostro browser è già aggiornato basta che clicchiate sull’esempio che vi ho fatto prima. Se andata alla pagina del sito è tutto ok.

Se volete avere più informazioni in merito, potete visitare il sito di EURID che è l’organizzazione prescelta dalla Commissione europea per gestire i nomi a dominio .eu di primo livello.

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