Roma, 2 set. (Apcom) - Nel giorno in cui il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, annuncia le novità dell'annos colastico 2010/2011 e esprime solidarietà ai precari della scuola ma spiega di non volerli incontrare perchè sono dei "militanti politici", RdB Cub scuola annuncia una mobilitazione di massa contro la riforma. Giacomo Russo, uno dei precari della scuola palermitani in sciopero...
Sono rientrato dalle ferie e riprendo a scrivere con qualcosa di leggero e divertente.
No, niente PEC.
In questi giorni mi è capitato più spesso del solito di guardare i titoli dei giornali, specialmente quei fogli riassuntivi all’esterno delle edicole che dovrebbero invogliarti a comprarli.
Io mi auguro sia colpa del caldo e del fatto che per qualcuno le ultime ferie sono state fatte troppo tempo fa, ma ecco alcuni esempi di cosa mi è capitato di vedere:
Ok, hanno rubato una croce in una chiesa per fare una via crucis blasferma e sono stati arrestati. Però, di preciso, quanto abbiano preso di carcere io ancora non l’ho capito.
Se io fossi il bagnino direi che non è reato detenere merce abuvisa.
Poi però torno a casa, ricomincio a sfogliare qualche giornale online e trovo questo:
(Questo è il link, almeno finchè non lo correggono)
Diciamo che almeno questo non è stato stampato e si può correggere, ma non mi sembra il sistema migliore per dimostrare che i giornali hanno ancora un valore.
Da oggi è possibile comprare online il libro “Cittadinanza digitale” di Gianluigi Cogo.
Io ho avuto la fortuna di leggerlo in anteprima e l’ho trovato molto interessante, sia per la facilità di lettura, sia per il punto di vista da cui si presenta cosa significhi vivere in un’era digitale come la nostra. Cosa comporti e quali potenziali abbia. Per i singoli ma anche per la pubblica amministrazione. Mondo che Gigi conosce molto bene.
Non si può definire per quale pubblico sia più adatto, esattamente come non si può dire a chi serva la rete.
Se, come è vero, la rete è ormai parte integrante e indissolubile della vita di chiunque, che ne sia più o meno consapevole, allora ognuno può trovare in questo libro qualche aspetto che gli potrà essere utile.
A questo punto sta a voi. Acquistatelo, leggetelo e poi ne riparliamo.
Un’ultima cosa: ho potuto leggere in anteprima il libro non per qualche campagna di buzz marketing o di pubblicità, ma solamente perchè l’autore mi ha chiesto se potevo preparargli una immagine da poter utilizzare per la copertina.
Alla fine della lettura, la mia personale visione è quella che potete ammirare.
Ci sono rappresentati, anche se non in modo diretto, diversi concetti del libro, che io ritengo da sempre importanti e che mi è piaciuto cercare di raffigurare. Provate a ritrovarli.
Sono stato felice di averlo potuto fare e che il risultato sia piaciuto tanto da essere effettivamente utilizzato. (In realtà so che è piaciuta alla moglie, quindi non sono ancora sicurissimo che sia piaciuta anche a Gigi, sapendo chi comanda in famiglia di solito )
Qualcuno se ne sarà già accorto, ma sulle fan page di Facebook è sparito il tasto “diventa fan”.
E’ stato sostituito con un meno impegnativo “mi piace”.
A questo punto non so per quanto tempo le pagine continueranno a chiamarsi “fan page”, probabilmente presto le chiameremo semplicemente “pagine aziendali”.
Da quel che capisco, l’obiettivo di Facebook è quello di aumentare il numero di iscritti alle varie pagine.
E’ chiaro infatti che dichiarare che mi piace un prodotto o un brand è più naturale che dichiararsi Fan.
Se non cambia molto per l’utilizzatore finale di Facebook, questa modifica impatterà parecchio su chi gestisce le pagine e prepara le inserzioni per attirarvi iscritti.
Se prima “diventa fan” era una frase ad effetto che ben si adattava ai messaggi pubblicitari, ora invitare a dire che piace sarà più difficile.
Si dovrà usare qualcosa del tipo “Apprezzaci su Facebook” ma non ha lo stesso impatto.
Si apre quindi un nuovo filone di frasi da sperimentare e vedremo quale funzionerà.
Voi cosa scrivereste?
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[La versione originale di questo post è pubblicata sul Blog di Roberto Felter]
Un giorno una persona scrive un post su wordpress.com dove scrive che non le piace una campagna pubblicitaria, capita che a qualcuno non piaccia (al momento non è dato sapere chi è stato) e che segnali la cosa a wordpress.com e che qualche solerte censore oscuri il blog.
Non c’è nulla nel post e, secondo me, anche nei commenti che possa giustificare tale cosa.
All’autrice hanno risposto che deve chiedere a chi ha chiesto l’oscuramento del blog il perchè. Dato che lei, ovviamente non sa chi sia, in rete molti hanno deciso di darle una mano. Quindi stiamo ripostando in tanti quello che lei ha scritto, cosi, se quello che l’ha fatta oscurare legge, può contattarla e spiegarle.
Ormai la censura è dietro l’angolo, non vengono rispettati i diritti fondamentali dell’individuo e non in Italia ma negli USA, paese che si erge a difensore della Libertà.
questo è il post incriminato:
John Ashfield ADV: pleeease!
Quando scrivo di qualcosa che non mi piace so essere particolarmente acida. Questa è una di quelle occasioni.
Parliamo delle campagne stampa di John Ashfield che mi sorbisco costantemente in quanto lettrice di XL. Compro il voluminoso giornale e mi ritrovo a fissare quelle che possono esser catalogate tra le più sgraziate pubblicità mai viste.
John Ashfield è una marca d’abbigliamento che s’appoggia su una ben costruita brand image: produce un vestiario (e relativi accessori) che si rivolgono a un pubblico giovane, tra i 23 e i 35 anni (secondo la mia percezione) rievocando l’atmosfera dello sport, in particolare del cricket e del golf. Quindi viene in mente Londra, i tornei tra prati verdi perfettamente tagliati e una certa noblesse d’animo.
Niente male per un’azienda della provincia di Forlì e Cesena, insomma. Quando ho scoperto questo piccolo particolare mi son meravigliata.
Non apprezzo molto lo stile che questa marca propone, un casual sui toni del blu, del beige e del verde, ma ammetto d’esser affascinata da certe iconografie (come l’uso di stemmi) e dalle camicie dai sobri ma inconsueti dettagli, cose che John Ashfield mostra in ogni collezione.
Comunque, torniamo alle campagne stampa. Questo mese sulla quarta di copertina di XL si può ‘ammirare’ la pubblicità in questione della collezione primavera/estate 2009. Rappresenta due modelli (sempre gli stessi da qualche stagione) su un campo da golf.
Rabbrividisco.
1) Le fotografie dei modelli non sono a fuoco. Oltretutto le loro figure sono scontornate male. E la sovrapposizione del ragazzo sulla ragazza è pessima: si vede che non son stati fotografati insieme: lei pare sproporzionata rispetto a lui; 2) Che razza di fotografia hanno scelto come sfondo? Siamo in Svizzera? Cosa sono quelle casette che si vedono a sinistra? Le luci inoltre non combaciano: mentre i modelli son illuminati da riflettori frontali, nella fotografia di sfondo il sole cade da destra. Insomma, gli elementi si fondono alla grandissima! Eh! 3) Che espressione ha il modello? Terrorizzata? E’ colto di sorpresa? Sempre meglio della modella che pare pensare ‘Che ci sto a fare qui?’. 4) Marchio e logo. Penso siano stati realizzati con Paint, più o meno. Kitch a dir poco. Il font usato, oltretutto, è stra-usato e non centra assolutamente niente.
Chiunque abbia provato sino ad ora a registrare un dominio .it sa quanto tempo si perde, a causa dell’obbligo di invio della lettera di assunzione di responsabilità (LAR) tramite raccomandata A.R. o Fax, e la relativa attesa per la sua gestione da parte del NIC, la struttura che ha il compito di gestire l’anagrafe dei siti con estensione IT.
I soggetti che possono interfacciarsi con il NIC e fare da tramite per la registrazione dei domini si chiamano Maintainer e hanno un contratto specifico con esso.
Questa procedura di registrazione è detta ASINCRONA, ed è diversa da quella utilizzata per registrare domini con altre estensioni, tipo .com, .net, ecc. che è detta SINCRONA.
La procedura sincrona permette infatti di registrare il dominio in tempo reale.
Ora le cose stanno, teoricamente, cambiando.
Il 28 settembre 2009, il NIC abiliterà anche la possibilità di registrare in modalità sincrona i domini.
Questo di fatto significa che il NIC non interverrà più nel processo di registrazione ma il fornitore di servizi che lo sta registrando, userà una procedura automatica.
Per questo motivo, il NIC ha previsto un nuovo contratto, diverso dal quello del Maintainer, che è possibile attivare solo dopo aver passato un test di utilizzo della procedura.
Il fornitore di servizi abilitato dal NIC alla registrazione sincrona si chiamerà:RegistrantRegistrar.
ATTENZIONE però, perché questo non significa che la procedura sincrona verrà applicata automaticamente a tutte le registrazioni/trasferimenti dei domini, dipende se utilizzate un Registrar o un Maintainer.
La logica porterebbe a pensare che, visto le lamentele che ci sono state sino ad oggi, ci sia una corsa da parte degli utenti all’utilizzo di questa nuova modalità e, di conseguenza, la corsa dei vecchi Maintainer a trasformarsi in Registrar.
Invece sembra che non sia proprio cosi.
Sul sito del NIC trovate l’elenco, parziale, dei Maintainer e l’elenco, in costruzione, dei Registrar.
Da alcune informazioni che sono riuscito a trovare, sembra che il NIC abbia ricevuto, dal 20 luglio data in cui è stato reso disponibile il contratto, solo un centinaio di richieste e meno della metà siano i richiedenti che, al momento, hanno passato il test di abilitazione.
Per avere un termine di paragone, i Maintainer attivi dovrebbero essere circa 2700 e il loro contratto ha scadenza fine 2010.
Probabilmente un ostacolo a questa migrazione è la parte del contratto che dice:
Versamento della quota iniziale di “prepagato” necessaria per iniziare ad operare pari al 10% del valore dei nomi a dominio mantenuti alla data di superamento dei test, per un importo non inferiore a 500 euro
In ogni caso è facile che molti Maintainer aprano una nuova posizione come Registrar, senza portarsi i vecchi domini.
Questo gli permetterà di servire al meglio il nuovo cliente, lasciando al vecchio, già abituato e probabilmente nemmeno informato sulla nuova procedura, le vecchie cattive abitudini.
Concludendo, sappiate che se dovete registrare/trasferire un nuovo dominio .it, dal 28 settembre 2009 lo potete fare senza nessuna compilazione cartacea e, nel caso ve la chiedessero ugualmente, non è colpa del NIC ma di quello che vi sta dando il servizio.
P.S. il NIC, in vena di novità, ha anche rinnovato il sito. Beh, su quello meglio sorvolare.
Il 16 settembre 2009 La Polizia delle Comunicazioni e You Tube, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno presentato il progetto educativo “Non Perdere la Bussola”, un’iniziativa congiunta di sensibilizzazione e formazione dei giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Rete e dell’uso responsabile delle community online. Destinatari dell’iniziativa sono studenti e insegnanti delle Scuole Medie Inferiori e Superiori di tutto il territorio nazionale. Il progetto intende fornire loro strumenti conoscitivi e didattici per garantire una navigazione in Internet consapevole e sicura.
Per chi volesse saperne di più questi i due link principali:
Questo tipo di iniziative mi interessano molto, perché credo nell’utilizzo consapevole di uno strumento (qualsiasi strumento) e perchè sono un assiduo frequentatore di community online.
Allora ho iniziato a guardare il materiale a disposizione e… mi sono perso.
Proprio cosi, mi sono perso, ma non in internet, mi sono perso nella pubblicità che mi è apparsa navigando i link da cui prelevare il materiale.
Ma andiamo per ordine perché, prima di perdermi, qualcosa avevo osservato.
Ho iniziato andando sulla pagina dei video, curioso di vedere il materiale messo a disposizione delle scuole.
Ci sono due video visualizzabili e 4 link ad altrettanti video da scaricare.
Guardo il primo, quello qui sotto, ma dopo pochi secondi smetto perchè il sonoro è fuori sincrono rispetto alle immagini e la cosa è, per me, fastidiosissima. (se è solo un problema mio, per favore, ditemelo nei commenti)
Passo a guardare il secondo, indicato come “esempio di utilizzo sicuro di youtube” (voi, per favore, leggete sotto prima di guardarlo):
Per farvi capire la sensazione che mi ha dato questo video, vi chiedo di fare una cosa: provate a guardarlo senza audio.
Io nel video, l’esempio di utilizzo sicuro di Youtube non l’ho visto, dato che non si vede quando&come il ragazzo abbia impostato il video come privato (la cosa essenziale del video).
In compenso vedo un ragazzo che manda un video e un poliziotto della polizia postale che lo scopre mentre lo fa. Alla fine, per un ragazzo delle medie, a mio parere rimane più impressa la paura per il poliziotto che come inviare un video in modo sicuro, anche perché come farlo non lo dicono.
A cosa serve fare un video, se il messaggio non è nelle immagini?
A questo punto viene il bello. Decido di scaricare i video dei vari link.
Già i link puntano al sito sendspace.com, sito diverso da quello che sto navigando (google.com) e da quello della polizia postale, ma non mi faccio troppi problemi e clicco. (Dopotutto non hanno ancora insegnato di controllare le fonti)
Questo è quello che mi appare:
Voi immaginate di essere la segretaria di un ufficio scolastico che vuole/deve scaricare quel file. Capite che qualche problema inizia a porselo.
Certo c’è il pulsante download in basso, ma c’è tutto scritto in inglese, in alto si parla di registrarsi e poi “mi regalano 500 Euro?”
Ma non sarò certo io a considerare una incapace la segretaria di un ufficio scolastico (altrimenti la campagna l’avrebbero rivolta a loro, non ai ragazzi) per cui sono certo che cliccherà solo ed esclusivamente sul pulsante giusto. (come ho fatto io).
Cliccando il download parte, peccato che contemporaneamente il sito sendspace, la prima volta che lo usate, apra un pop up pubblicitario, nel mio caso questo:
Adesso, con tutta la buona volontà di questo mondo, io non ci riesco proprio a considerare normale una cosa di questo tipo, specialmente se è una campagna fatta dallo Stato per le scuole, gli studenti e gli insegnanti.
In conclusione questa campagna mi ha portato delle domande invece che delle risposte:
- Possibile che tra Google e la Polizia postale non ci fosse nessuno con uno schifosissimo spazio su un server dove mettere questi video senza utilizzare un servizio di questo tipo?
- quando la prossima campagna verso “l’uso responsabile della pubblicità”?
- Se Youtube è cosi interessata e attenta a questo tipo di problematiche, come mai in passato ha tolto dai suoi server il video che segue, che era di una campagna simile (think before you post) creata dal National Center for Missing&Exploited Children, USA e di cui avevo parlato già un anno e mezzo fa?
provate a guardare questo senza audio e ditemi cosa comunica.
A voi non dispiace se io continuo a usare questo per far capire cosa intendo per “attenzione a quello che fate”.