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Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

[Netcrologio] Rapidshare

13-feb-2015 By Felter

rapidshare

Nome: Rapidshare

link: https://www.rapidshare.com/home

chiusura: 31 marzo 2015

tipologia: Servizio condivisione e hosting file online

Commento: Il servizio è stato uno dei maggiori siti di deposito e condivisione di file degli ultimi 10 anni, essendo nato nel 2002. Come tutti i siti del genere, ha avuto negli anni grandi controversie legate alla legalità o meno dei file condivisi ma aveva persino vinto una causa, in quanto ritenuto non responsabile di quanto condiviso.
Se avete un account e file depositati, dopo il 31 marzo 2015 avrete l’account cancellato  e non perderete tutti i vostri file in quanto anche questi verranno cancellati. Per cui spostateli da un’altra parte alla svelta.

Alternative: Ci sono altri servizi del genere, anche se, proprio per il rischio citato in precedenza sulla liceità o meno di certe condivisioni, non si sa quanto durino o quantomeno se siano accessibili dall’Italia.:
Uploaded.net, MediaFire, Wupload ecc.

Auguri di Buone feste e buon 2015

24-dic-2014 By Felter

Natale non è Natale se non si guarda il video di Auguri di Joshua Held.

Buon Natale e buon 2015

[Netcrologio] WUALA versione free

23-ott-2014 By Felter

wuala

Nome: Wuala

link: https://www.wuala.com/

chiusura: 31 dicembre 2014

tipologia: Cloud Storage

Commento: Il servizio è uno dei tanti storage online che ti permettono di archiviare nel Cloud i tuoi file, così da averli sempre disponibili. Quello che chiude è il servizio free, per cui se lo state usando sappiate che potete continuare ad averlo, acquistando uno dei pacchetti disponibili.
Se però non avete intenzione di acquistarlo, sappiate che dopo il 31 dicembre 2014 non avrete più accesso ai vostri file e questi verranno cancellati. Per cui spostateli da un’altra parte alla svelta.

Alternative: Come dicevo ci sono tanti servizi free simili, Dropbox (2Gb+0,5), Copy (15Gb+5), Box (10Gb), Drive di Google, Onedrive Microsoft. Tutto dipende da quanto spazio free volete e da quale servizio risponde di più alle vostre esigenze. Tenete anche presente che i più famosi, magari non danno tantissimo spazio, ma è più difficile che chiudano :D

DISCLAIMER: quando tra parentesi c’è scritto un +X significa che il link indicato è un referral che permette di ottenere, al momento della registrazione, un ulteriore bonus di spazio gratuito. Questo viene attribuito sia a chi attiva il servizio, sia a me.

[Netcrologio] Fotopedia

31-lug-2014 By Felter

Netcrologio fotopedia

Nome: Fotopedia

link: http://it.fotopedia.com

chiusura: 10 agosto 2014

tipologia: Storytelling fotografico.

Commento: Il servizio permetteva di condividere le fotografie dei propri viaggi o delle proprie escursioni, aggiungendovi una descrizione e creando, così, una storia per immagini di quello che è fotografato. Come dicono nel messaggio di chiusura “We truly believe in the concept of storytelling but don’t think there is a suitable business in it yet”. O quantomeno loro non sono riusciti a trovarlo.

Alternative: A livello di impostazione grafica dello storytelling era veramente originale, per cui non ci sono grosse alternative.  Per quanto riguarda invece la condivisione di immagini, direi che la cosa che gli somiglia di più, specialmente ora che il limite di spazio per le foto è stato aumentato ad un Tera, è FLICKR.

[Netcrologio] Meemi

29-lug-2014 By Felter

meemi

Nome: meemi

link: http://meemi.com

chiusura: 15 settembre 2014

tipologia: community.

Commento: Il servizio, completamente italiano, progettato e costruito da Enrico Scognamillo, è nato nel 2007 con l’intenzione di aggregare una comunità di persone che non trovavano ancora, dato il periodo, un luogo dove socializzare in rete. Con la crescita di altri social ha sempre tenuto un bacino di utilizzatori molto affezionati e, ancora oggi ha una community viva e attiva. L’impossibilità di crescere e il passaggio ad altre attività del gestore ha portato purtroppo alla chiusura. Un grosso in bocca al lupo ad Enrico, che conosco personalmente, per i suoi nuovi obiettivi.

Alternative: In questo momento l’alternativa più ovvia è Facebook, oppure una community su Google+.

Chi mi legge sa bene che la privacy è un argomento che mi interessa molto, sin dal 1996, quando venne pubblicato il primo decreto legislativo sull’argomento.

CD normativa privacy 2003

CD normativa privacy 2003

Negli ultimi giorni ho potuto partecipare ad un paio di incontri che, più o meno direttamente, hanno affrontato il tema della privacy in rete.

Il primo è stato l’incontro a Milano con la società EMC2 Italia e il suo Amministratore Delegato e Direttore Generale Marco Fanizzi. Hanno presentato e discusso con il presenti il EMC Privacy Index: uno studio mondiale che analizza l’atteggiamento degli utenti di 15 Paesi nei confronti della privacy su Internet.

E’ stato un momento di confronto molto interessante, perchè i dati dello studio dimostrano che ci sono ancora molte incongruenze nei comportamenti delle persone su internet. Spesso si pensa alla propria privacy solo nel momento in cui qualcosa è andato storto.

Ad esempio:

Nel nostro Paese, solo il 29% del campione intervistato (in linea con il risultato a livello globale, 27%)dichiara di essere disposto a sacrificare i propri livelli di privacy per poter usufruire di tutti i vantaggi della rete e delle tecnologie online.

Tuttavia:

-          Solo il 41% degli intervistati cambia regolarmente le proprie password.

-          Quasi 1 utente su 3 dichiara di non avere una password per i propri dispositivi mobile, telefoni o tablet.

-          Più di 1 utente su 3 non regola, quando si iscrive a un Social Network, in modo mirato le proprie impostazioni legate alla privacy.

Io sono da sempre del parere che il concetto di privacy è ancora poco “assimilato” da parte delle persone e quindi non si abbia un comportamento che “naturalmente” tende al suo rispetto, come invece succede per altri diritti acquisiti da molto più tempo come, ad esempio, la libertà. Per cui, al di là degli ovvi insegnamenti da dare, sono sempre più convinto che si debba lavorare molto sul rendere le persone consapevoli di quello che è un loro diritto.

Si è parlato anche dei comportamenti da tenere, anche da parte delle aziende, nei casi in cui si utilizzino servizi in Cloud, ossia servizi delocalizzati che, pertanto, vanno spesso a perdere le protezioni di Legge a cui siamo abituati.

Come spesso succede, la tecnologia è molti passi più avanti rispetto alle normative. C’è molto da lavorare anche in quel senso, specialmente a livello globale.

Tutto comunque veramente molto interessante, è valsa la pena andare e tornare da Milano in un afoso pomeriggio. Per cui è giusto ringraziare Andrea Schiroli di Barabino&Partners che mi ha invitato.

Finito l’incontro, torno a casa e, come faccio sempre, faccio decantare qualche giorno quello che ho ascoltato per cercare di fare una mia valutazione del tutto e, nel frattempo, mi capita di partecipare a Brescia alla GirlGeekDinner5 (uno dei pochi maschi ammessi, grazie ad una serie infinita di alert e ad una velocità di prenotazione di cui credo continuerò a vantarmi per anni :D ).

L’argomento degli speech era “l’Internet of things”, l’internet delle cose. E, ovviamente, se in internet ci metti le cose, anche queste si trovano a scontrarsi con lo stesso problema delle persone: le cose hanno diritto alla Privacy?

In relazione a questo ci sono stati speech molto interessanti come quello di Luisa Ravelli che ha parlato della sicurezza di quanto è in rete (e la mancanza di sicurezza comporta, tra le altre cose, il rischio per la privacy) oppure come quello di Zoe Romano che ha parlato dell’opensource anche per gli oggetti indossabili, a garanzia della trasparenza del loro comportamento.

Con l’internet of things il rischio che la privacy venga messa ulteriormente in secondo piano è ancora più elevato, in quanto è sempre in atto il tentativo di far passare il concetto che in cambio della propria privacy si possa ottenere qualcosa che altrimenti non si potrebbe avere.

Un esempio portato è stato quello dei braccialetti in grado di monitorare la propria attività fisica, il proprio stato di salute ecc. Se domani la vostra assicurazione sulla vita vi dicesse “io ti assicuro solo se il tuo braccialetto mi dice che tu rimani all’interno di certi parametri altrimenti la colpa è tua e non ti risarcisco” tu saresti disposto a fare attività fisica, ridurre il mangiare schifezze ecc. oppure ritieni che quelle informazioni su di te è giusto che le conosca solo tu? ecco. Vedi… ora il concetto di privacy non ti sta diventando più così “ininfluente”.