Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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Oggi a Milano si è svolto l’Unpacking della manifestazione SMAU MILANO 2009 alla presenza di un centinaio di blogger e appassionati.

Il fatto che la fiera sia molto ampia ha obbligato i gruppi a un notevole tour de force per passare da un espositore all’altro. Oltretutto le scale mobili non funzionavano per cui dei blogger sono state testate anche le capacità fisiche.

Io ho come termine di paragone l’Unpacking svoltosi a Brescia e devo dire che l’aumento contemporaneo delle dimensioni della fiera e del numero di persone presenti non ha giovato molto al tutto.

Sono mancate molte interazioni tra espositori e visitatori, cosa invece molto apprezzata la volta scorsa e quindi credo che anche alle aziende sia rimasto poco di questo evento, nonostante l’evidente impegno degli organizzatori.

Non commento il tentativo di gestione dei blogger tramite fischietti. Se la prendo seriamente non ci trovo niente da ridere e se la prendo sul ridere non ci trovo niente di serio.

Il consiglio che mi sento di dare dopo questa esperienza?

prendete meno blogger e date più spazio all’interazione tra vendor e visitatori. Un confronto aperto sarebbe sicuramente più redditizio.

Per concludere abbiamo lasciato un segno della nostra presenza sul tabellone dell’evento.

Come dicevo nel titolo, un’impronta, appunto.

La mia vuole essere una citazione, non è difficile, la capite sicuramente.

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P.S. io giovedi 22 sarò presente tutta la giornata allo stand di Servizi Internet (B60 pad. 3 vicino allo stand di Google), a presentare i vari servizi da loro venduti e in anteprima il primo di una serie di Addon per la gestione della PEC (posta elettronica certificata) dal nome PECTOFAX.  Se volete passare a salutarmi o volete saperne di più sulla PEC, vi aspetto.  Ci saranno anche delle ottime offerte, se io non vi basto come attrazione.

Qualche giorno fa ho ricevuto in prova, grazie alla iniziativa di Simplicissimus Book Farm, un Ebook reader ILiad 2nd edition.

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Ho sempre pensato che provare fisicamente un prodotto, che sia un cellulare piuttosto che un ebook reader come in questo caso, sia enormemente utile, per farsene una reale opinione e questa iniziativa ne è stata la conferma.

impressioni a caldo:

è più piccolo e meno luminoso di quello che mi immaginavo.

Questo mi ha subito fatto capire quanto questa prova mi sarebbe stata utile. Sapendo da tempo che lo avrei ricevuto, avevo letto parecchio in merito, eppure quello che mi sono trovato tra le mani non era esattamente quello che mi aspettavo.

Per farvi capire cosa intendo, guardando le foto, come la precedente, io l’avevo inconsciamente associato alle dimensioni di un foglio A4, anche se avevo letto le misure 155 x 217 x 16 mm.
Per questo voglio mostrarvi questa foto, che dà invece la differenza di dimensioni:

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Questo non vuole essere un difetto, anzi. Unito alla leggerezza è una caratteristica che lo rende veramente comodo. Solo che non me lo aspettavo.

La luminosità dello schermo è un’altra delle cose che non ero riuscito a ricreare leggendo sull’argomento.

Certo l’e-ink è una cosa diversa rispetto ai soliti display e monitor, ma solo nella realtà si percepisce quanto lo sia.

Inizialmente mi è venuto naturale cercare dove si potesse regolare la luminosità (forse sto troppe ore davanti al computer) poi però mi sono reso conto che è proprio questa “leggerezza” del testo che ti permette di leggere senza stancare la vista.

Prova su strada:

mai termine fu più azzeccato, dato che questo è proprio un prodotto da provare anche all’aperto. Ma andiamo con ordine.

Ho avuto qualche problema con il collegamento wireless, nel senso che in automatico non mi trovava nessuna rete, pure essendoci sia quella protetta del Router che quella aperta della Fonera. Non so come mai, in ogni caso inserendo manualmente nome e parametri si è collegato.  Il wireless l’ho usato però solo come test, per caricare qualche ebook ho preferito usare il cavetto USB e con quello, Vista ha subito configurato la nuova periferica.

Ci si può leggere praticamente qualsiasi .pdf, tranne I Trucchi di una digital strategist di Lafra che non ha voluto visualizzare (chissà perchè) però consiglio di utilizzare i formati pensati per questo tipo di strumento, aiutano molto in quanto a dimensioni del carattere, nitidezza ecc.

La batteria, al contrario di tanti altri prodotti, non è un problema, dura tantissimo anche perchè con la tecnologia e.ink il consumo per la visualizzazione della pagina è minimo.

Non pensate di poterlo utilizzare a letto senza accendere la luce, come dicevo prima, non ha illuminazione propria, è proprio come avere in mano un foglio di carta.

Per questo, paradossalmente, da il meglio di sè all’aperto, dove i display dei portatili invece vanno in crisi.  Alla luce del sole è veramente uno spettacolo leggere moltissime pagine senza stancarsi la vista. La possibilità di prendere appunti e scrivere a fianco-sopra-sotto quello che si sta leggendo è una forza, anche se il feedback è lento e praticamente devi scrivere “a memoria” controllando solo un attimo dopo se hai fatto qualche errore. In ogni caso cancellare è facile come scrivere, per cui si tratta solo di abituarsi.

Conclusioni:

Indubbiamente la tecnologia è matura e può veramente iniziare a diffondersi oltre al mercato di nicchia dei “lettori-geek”.

A mio parere ci sono alcune cose che potrebbero essere migliorate, proprio per aumentare il bacino di potenziali utilizzatori:

ergonomicamente io avrei fatto un paio di bombature sui due lati lunghi dell’ebook, perchè data la leggerezza e le dimensioni, viene naturale cercare un punto di presa che dia sicurezza.

Mi sembra che le icone poste sul fondo dello schermo, che servono per dare i vari comandi, usare la penna ecc. siano troppo piccole. Sarebbe stato più opportuno fare in modo che apparissero di dimensioni più generose, cliccando un tasto o toccando la zona in fondo, cosi come succede con la tastiera software. Ho provato a mostrarlo a mia madre ma era veramente troppo complicato per lei trovare quale era l’icona giusta.  Però le operazioni di lettura e il display le ha trovate veramente comode.

un’altra cosa che potrebbe essere utile è la gestione remota dell’ebook. Nel senso che attualmente devi richiedere dall’ebook gli aggiornamenti dei file, giornali ecc.
Io credo che in un ambito scolastico sarebbe più opportuno per un insegnante poter mandare direttamente lei dalla sua piattaforma le documentazioni verso gli ebook, cosi da essere sicura che tutti gli utilizzatori abbiano gli archivi aggiornati.  (può darsi che sia già possibile, non ho condiviso cartelle in wireless durante questa prova).

Devo ammettere che inizialmente ero convinto fosse un prodotto che non avrei preso, perchè l’avrei usato poco, ma dopo averlo avuto a disposizione per qualche giorno, ho avuto l’impressione che averlo ti invoglia ad usarlo e questo significa che ha veramente una grossa utilità. Mi auguro che il prezzo diminuisca, cosi da renderlo appetibile sotto tutti i punti di vista.

Ringrazio Antonio Tombolini e Luigi Passerino per aver pensato a questo tour e aver organizzato tutti questi passaggi di materiale.  Questa prova non è legata a nessun tipo di compenso o di obbligo, neppure quello di scrivere questo post, tantomeno di scriverci cose positive. Il fatto che io abbia deciso di scriverlo è solo perchè ritengo che quello che ho scritto possa interessare a chi legge il mio blog.

Credo che avrò in mano l’Iliad ancora per un paio di giorni. Se avete qualcosa da chiedere, fatelo nei commenti. Vedrò se posso esservi utile.

Tempo di ferie, tempo di acquisti

lug-10-2009 By Felter

Me ne parto per le ferie. Non tanto per me quanto per la mia compagna che si merita di staccare un po’.

Quest’anno però ho l’esigenza di non allontanarmi troppo dalla mia “vita digitale” e ne ho approfittato per acquistare un notebook nuovo e tutto quanto mi serve per la navigazione in mobilità.

Quindi ora sono pronto a partire con:

Notebook DELL Studio 1555

Internet Key Sony Ericsson MD400

USIM TRE ricaricabile Superwebtime + Naviga3Time.

Alla fine del mese potrò esprimere qualche opinione in merito e vedrò cosa ho azzeccato e cosa ho sbagliato.

Qualche intoppo c’è già stato, ma è inutile parlarne adesso.

Iniziano i test.

E’ passata una settimana dalla mia partecipazione alla presentazione dello Smau Business di Brescia e voglio provare a fare qualche riflessione.

Lo faccio solo ora, a qualche giorno di distanza, perchè mi interessava prima guardare la reazione dei blogger che hanno partecipato all’evento.

Dopotutto la caratteristica era proprio quella: coinvolgiamo i blogger e vediamo cosa possono darci come valore aggiunto.

Visto il numero di post collegati all’evento, credo che l’organizzazione di Smau dovrà dire un grosso grazie a Mauro e a chi ha partecipato.

Basta dire che solo Delymyth ha pubblicato qualcosa come 23 video per la giornata, senza contare quelli che aveva girato a Marzo durante la presentazione.

Ma allora i blogger sono solo “reporter a basso costo”?

Io credo di no. O almeno non è quella la vera utilità.

Quello che è certo è che sono un nuovo tramite, quello che arriva a loro non si ferma li, ma viene passato, distribuito usando la rete e i vari servizi come mezzo.

Ogni canale di comunicazione trasporta meglio alcune informazioni e peggio altre.

La televisione ad esempio è un ottimo "conduttore” dell’informazione visiva, ma nullo per quella olfattiva. Un giornale un po’ meno la prima e un po’ più la seconda, visto che posso allegarci un campione di prodotto e quindi arrivare al cliente.

A questo punto la domanda che mi sono posto è stata:

quale è l’informazione che i blogger diffondono meglio?

A mio parere i blogger hanno, proprio per l’abitudine alla socialità e al rapporto personale, la capacità di capire le persone che stanno dietro alle aziende e ai prodotti.

Io, da esempio, ho apprezzato tantissimo la presentazione di Graziano Martin della Tech Air.

Ha mostrato delle borse bellissime certo, ma quello che è arrivato a me è stata la passione per il prodotto, il legame che c’è tra lui e quello che propone. Il fatto che dicesse “noi siamo una azienda tessile, non tecnologica”, quasi a schermirsi davanti a tutta questa gente che è tecnologica per definizione. E tu ci ragioni e pensi a tutte le volte che hai sentito della crisi del tessile, dei mercati concorrenziali e ti rendi conto che allora soluzione alla crisi ci può essere, se hai la giusta visione. E questo non è la borsa con il cuscinetto d’aria che te lo fa capire. E’ il rapporto umano.

Il 26 sono tornato in fiera e sono tornato a fare quattro chiacchiere proprio con lui. E la mia sensazione era giusta. Non era più un incontro ufficiale, non aveva più bisogno di mantenere un certo “profilo”, eppure era lo stesso. Eravamo in un corridoio, poteva bastare un saluto ma ad un mio complimento al suo prodotto si è illuminato. E non certo per aver trovato un cliente.

E questo modo di rapportarsi l’ho riscontrato anche in molti altri, con quelli di Visup e di Work City ad esempio, che mi hanno parlato di loro, della loro idea e della loro azienda, ma non come lo avrebbero fatto al giornalista di turno o al potenziale cliente.

Io credo perciò che il blogger può far arrivare alla rete, una informazione nuova rispetto ai soliti media, l’informazione che riguarda le persone.

Riuscire a portare i blogger oltre il prodotto, oltre la tecnologia e farli arrivare alle persone che ne fanno parte, così che queste poi di riflesso arrivino al pubblico tramite la rete, può essere veramente un modo nuovo di fare comunicazione.

L’Amministratore Delegato di SMAU Pierantonio Macola e Anna Micossi, Responsabile Comunicazione durante l’Unpacking ci sono riusciti, in primis loro ad arrivare ai blogger.

Mi auguro che questo possa essere veramente l’inizio di un modo non nuovo, ma più completo di fare comunicazione.

Il 19 febbraio è stato pubblicato il primo numero della rivista WIRED Italia, edizione italiana del famoso periodico tecnologico americano.

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Già da qualche mese molti “tecnologi” hanno avuto la possibilità di abbonarsi alla rivista grazie ad una campagna di prezzi molto competitiva e appetibile.

Io, che invece ho una certa repulsione per l’abbonamento alle riviste e avevo anche qualche dubbio sulla effettiva utilità di una rivista tecnologica, in questo momento di “crisi economica” da una parte e di abbondanza di informazioni online dall’altra, ho deciso di attenderne la pubblicazione, comperare il numero 1 in edicola e poi valutare il da farsi. Dopo tutto il numero 1, già quello è un motivo valido per l’acquisto, ma il resto?

Quando l’edicolante mi ha dato la rivista devo ammettere che sono rimasto un po’ stupito.

La copertina lucida argentata, con le scritte leggermente in rilievo e le dimensioni generose, sia come misure che come pagine, non erano quello che mi aspettavo.

Dal punto di vista estetico c’è stato sicuramente un impegno notevole. Il termine “rivista patinata” non potrebbe essere più adatto.

Gli argomenti trattati sono particolari e originali, non so per quanto possano mantenere un livello del genere (dopotutto non è facile trovare tutti i mesi una Rita Levi Montalcini da intervistare), ma un pensierino all’abbonamento lo si potrebbe fare.

Già ma io odio gli abbonamenti.  E il perché me lo hanno già ricordato gli abbonati a Wired che conosco:

anche se abbonati già da un paio di mesi, sono ancora in fremente attesa della consegna della rivista.

Il tipico problema degli abbonati alle riviste, ecco il motivo che mi fa odiare da anni questo sistema di acquisto.

la rivista viene consegnata in ritardo rispetto all’uscita nelle edicole, sempre che qualche “zelante postino” o qualche condomino non abbia interesse agli argomenti trattati e quindi decida di farsi un “abbonamento a scrocco” per quel numero.

A maggior ragione se la rivista è anche “fisicamente” bella e magari viene infilata in una cassetta delle lettera incapace di contenerla se non ridotta a brandelli.

E, purtroppo, anche una rivista che parla di “storie, idee e persone che cambiano il mondo” non ha affrontato con la dovuta innovazione, il rapporto con i propri abbonati.

E pensare che un sistema semplice per risolvere il problema c’è e io l’ho visto applicare già nel 1988, quando mi sono trovato a fare, per un certo periodo di tempo, proprio il postino.

Il sistema è semplice, è la consegna in edicola.

Ci sono tante varianti ma la cosa fondamentale è che l’abbonato, quando la rivista viene pubblicata, si reca presso una edicola e ritira la propria copia.

Questo permette di sincronizzare la fornitura di riviste tra gli abbonati e i lettori “casuali” e consente agli abbonati di ricevere anche gli eventuali allegati alla rivista, che nelle consegne a domicilio di solito non vengono dati.

Nel 1988, se non ricordo male Italia Oggi, distribuiva agli abbonati un blocchetto di voucher da dare all’edicolante, uno qualsiasi, che aveva cosi la possibilità di farsi rimborsare la copia venduta ma non pagata.

Il sole 24 ore invece mi risulta che faccia la consegna in edicola, ma è necessario concordare in quale edicola farsi fare la consegna e quindi ha qualche paletto in più.

Non credo che il costo di un rimborso all’edicolante (che non è il costo della rivista, è il guadagno che l’edicolante avrebbe a venderla) sia superiore al costo della spedizione postale.

A me era piaciuta molto l’idea del “buono rivista”, nel senso che non c’erano limitazioni, in pratica tu avevi i buoni per ritirare tot riviste, teoricamente potevi andare un giorno e richiederne 10 identiche. Questo potrebbe essere utile ad esempio all’abbonato che riceve un numero della rivista particolarmente interessante e vuole darne una copia ad un amico.

Certo diminuiranno i numeri ricevuti, ma intanto avrà potuto acquistare una seconda copia a prezzo “d’abbonamento” e magari avrà convinto un secondo lettore ad abbonarsi e a “restituirgli” nel tempo il voucher.

Senza contare il problema del periodo in cui la propria edicola di fiducia è in ferie, oppure quando sei in viaggio ecc.

Per cui no, non mi abbonerò a Wired. Almeno per il momento.

Una ultima osservazione, da maniaco della privacy:

Nella rivista ci sono due cartoline preaffrancate per abbonarsi. Vanno quindi rispedite senza essere inserite e chiuse in una ulteriore busta.

Beh, vi sconsiglio caldamente di utilizzare la cartolina nel caso voi voleste pagare l’abbonamento tramite carta di credito.

Infatti dovreste scrivere tutti i dati necessari al pagamento sulla cartolina e questi sarebbero ben visibili a tutte le persone che si trovassero a maneggiarla.

Se volete abbonarvi con la carta di credito, dopotutto se leggete Wired non dovreste avere grossi problemi a farlo, andare all’indirizzo http://www.abbonamenti.it/p1213

Però una rivista come Wired certe cose non dovrebbe farle rischiare ai suoi lettori.

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