Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Archive for the ‘problemi’ Category

qualche settimana fa scrivevo questo:
Troppa libertà – diamoci un taglio!

Sembra che abbiamo iniziato.

Un giorno una persona scrive un post su wordpress.com dove scrive che non le piace una campagna pubblicitaria, capita che a qualcuno non piaccia (al momento non è dato sapere chi è stato) e che segnali la cosa a wordpress.com e che qualche solerte censore oscuri il blog.

Non c’è nulla nel post e, secondo me, anche nei commenti che possa giustificare tale cosa.

All’autrice hanno risposto che deve chiedere a chi ha chiesto l’oscuramento del blog il perchè.
Dato che lei, ovviamente non sa chi sia, in rete molti hanno deciso di darle una mano.
Quindi stiamo ripostando in tanti quello che lei ha scritto, cosi, se quello che l’ha fatta oscurare legge, può contattarla e spiegarle. :)

Ormai la censura è dietro l’angolo, non vengono rispettati i diritti fondamentali dell’individuo e non in Italia ma negli USA, paese che si erge a difensore della Libertà.

questo è il post incriminato:

John Ashfield  ADV: pleeease!

Quando scrivo di qualcosa che non mi piace so essere particolarmente acida.
Questa è una di quelle occasioni.

Parliamo delle campagne stampa di John Ashfield che mi sorbisco costantemente in quanto lettrice di XL.
Compro il voluminoso giornale e mi ritrovo a fissare quelle che possono esser catalogate tra le più sgraziate pubblicità mai viste.

John Ashfield è una marca d’abbigliamento che s’appoggia su una ben costruita brand image: produce un vestiario (e relativi accessori) che si rivolgono a un pubblico giovane, tra i 23 e i 35 anni (secondo la mia percezione) rievocando l’atmosfera dello sport, in particolare del cricket e del golf.
Quindi viene in mente Londra, i tornei tra prati verdi perfettamente tagliati e una certa noblesse d’animo.

Niente male per un’azienda della provincia di Forlì e Cesena, insomma.
Quando ho scoperto questo piccolo particolare mi son meravigliata.

Non apprezzo molto lo stile che questa marca propone, un casual sui toni del blu, del beige e del verde, ma ammetto d’esser affascinata da certe iconografie (come l’uso di stemmi) e dalle camicie dai sobri ma inconsueti dettagli, cose che John Ashfield mostra in ogni collezione.

Comunque, torniamo alle campagne stampa.
Questo mese sulla quarta di copertina di XL si può ‘ammirare’ la pubblicità in questione della collezione primavera/estate 2009.
Rappresenta due modelli (sempre gli stessi da qualche stagione) su un campo da golf.

 john
Rabbrividisco.

1) Le fotografie dei modelli non sono a fuoco. Oltretutto le loro figure sono scontornate male. E la sovrapposizione del ragazzo sulla ragazza è pessima: si vede che non son stati fotografati insieme: lei pare sproporzionata rispetto a lui;
2) Che razza di fotografia hanno scelto come sfondo? Siamo in Svizzera? Cosa sono quelle casette che si vedono a sinistra? Le luci inoltre non combaciano: mentre i modelli son illuminati da riflettori frontali, nella fotografia di sfondo il sole cade da destra. Insomma, gli elementi si fondono alla grandissima! Eh!
3) Che espressione ha il modello? Terrorizzata? E’ colto di sorpresa? Sempre meglio della modella che pare pensare ‘Che ci sto a fare qui?’.
4) Marchio e logo. Penso siano stati realizzati con Paint, più o meno. Kitch a dir poco. Il font usato, oltretutto, è stra-usato e non centra assolutamente niente.

Signor John Ashfield, please!
Change!

Siamo alle solite. Gratis, gratis ma qualcuno che paga ci deve essere.

Nel giro di un paio di giorni è già la seconda volta che qualcuno vorrebbe che a pagare fossi io.

In pratica il servizio gratuito di statistiche webstat.ms, mentre ai gestori dei siti su cui viene installato dà GRATUITAMENTE le statistiche sulle visite, ai visitatori tenta di installare un dialer, cosi che, nel caso usino una connessione a 56K, possano venir dirottati su numeri a valore aggiunto il cui costo in fattura può arrivare a 15 Euro/Minuto.

Il problema grosso è che questo avviene con una richiesta di esecuzione di un programma java, che il messaggio di richiesta definisce verificato e certificato. Quindi il visitatore è portato a dare il consenso.

java

Fortunatamente sul mio computer ho attivo un antivirus che mi verifica qualsiasi cosa venga lanciata sulla macchina e immediatamente mi ha informato del problema.

dialer

Per chi ha una ADSL il problema Dialer non esiste, ma avere un software del genere che lavora sul vostro computer è comunque sempre fonte di rallentamenti e malfunzionamenti.

Per cui, se nelle vostra pagine avete scelto di utilizzare il servizio di webstat, provvedete immediatamente a rimuoverlo e a sostituirlo con un altro servizio meno “invasivo”.

Io consiglio di usare Google Analytics, se però proprio volete anche che appaia un contatore delle visite (cosa che GA sembra avrà solo con i prossimi aggiornamenti) valutate servizi più corretti come Shinystat o Bravenet.

Ma veramente vi interessa avere un contatore per le visite?

Ci sono notizie in internet che i blog ripetono solo perché non sanno cosa scrivere, ed altre che non vengono ripetute mai abbastanza.

E’ questo il caso di quanto sta accadendo al film “Un gioco da ragazze” di Matteo Rovere.

E’ un altro “morso” alla nostra libertà di scelta, alla nostra libertà di giudizio. Non so quanto parlarne possa aiutarli, ma di sicuro male non fa.

Riporto quanto scrive Sandrone Dazieri sul sul blog, che è tutto quanto è importante sapere.

N.B. tutto questo non riguarda la valutazione del film, che non ho visto, non conosco e probabilmente non andrò a vedere.

Come ho scritto in precedenti occasioni, ho partecipato alla scrittura del film UN GIOCO DA RAGAZZE, che verrà presentato domani al Festival di Roma. Quello che io, la sceneggiatrice Teresa Ciabatti, e il regista Matteo Rovere volevamo da questo film è che fosse una fotografia di tre ragazze di buona famiglia ma prive di senso morale, per le quali lo shopping e il sesso sono gli unici valori condivisi. Non ci interessava fare un film buonista, pieno di falsi buoni sentimenti, dove alla fine le bad girls si convertono e vanno in convento per espiare, ci interessava raccontare qualcosa che quotidianamente avviene, dare uno sguardo a una generazione. Non tutti gli adolescenti sono così, ma alcuni lo sono, e volevamo parlare di loro. Parlare A loro. Raccontando loro quello che vedevamo, e lasciando a loro il giudizio finale se ci fossimo sbagliati o meno.
Naturalmente, abbiamo fatto i conti senza l’oste, che nel nostro caso è il ministero. E’ notizia di poche ora fa, che la commissione censura ha vietato il film ai minori di diciotto anni. Non perché ci siano scene di sesso esplicito, non perché ci sono scene di violenza insostenibile. Ma perché il film è considerato "pericoloso" per le giovani menti. Diseducativo. Come se il cinema dovesse sostituirsi alle famiglie, ai professori, ai preti. Per capirci, il film Albakiara è pieno di sesso e violenza, ma alla fine c’è la redenzione, e questo basta perché il divieto sia stato dato solo ai quattordici. Non solo ci dicono che cosa è giusto ed è sbagliato, che cosa è lecito e cosa è vietato, ma anche quello che dobbiamo scrivere, dobbiamo girare. Una cosa degna di un paese totalitario, di una dittatura talbana.
Ma cosa significa un divieto ai diciotto?
Prima di tutto che i ragazzi che volevamo vedessero il nostro film non potranno farlo. Non solo. Se un film è vietato ai diciotto anni i suoi trailer non possono essere trasmessi in televisione e neppure al cinema, se non "attaccati" a un altro film vietato ai minori, che praticamente non esistono più, a parte forse qualche trucido horror. Le multisale non lo potranno programmare e nemmeno esporre i manifesti. Non potrò essere trasmesso in televisione nemmeno dopo le ventidue. In sostanza, questo atto barbaro, questa censura ideologica, ucciderà questo film. Poco importa che sia brutto o bello, non sono il più adatto a parlarne. Quello che conta è che qualcuno, in questo paese, vuole decidere quello che possiamo o non possiamo vedere. Vuole ridurre anche il cinema a una grande fiction televisiva, dove tutti i sentimenti sono patinati e che si fuma uno spinello finisce male, dove i poliziotti sono tutti buoni, dove chi ha buon cuore vince e i cattivi vengono sempre puniti. Vuole un cinema dove si possano vedere veline che si tolgono le mutande nel gioco delle corna dei film di Natale, le gare di rutti e peti (queste sì, immagino, educative) ma non qualcosa che racconti un pezzo del nostro presente.
Ora noi ricorreremo in appello contro questa decisione, ma abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Non faccio mai appelli per cose che mi riguardano direttamente, ma adesso sono troppo incazzato. Non so come, ma fatevi sentire, se potete. Fate circolare la notizia, diffondete il trailer che nessuno potrà vedere altrimenti.
Vi ringrazio.

Grazie a Destynova per avermi fatto conoscere la notizia.

La privacy e la relativa legislazione è un concetto relativamente recente. Affrontato in Italia, una volta tanto, in anticipo rispetto ad altre nazioni, a partire dal 1996.

Per motivi che non sto a raccontarvi, è da allora che seguo questa problematica, prima cercando di capire le normative, poi cercando di spiegare perché rispettarle, infine rimanendo uno dei pochi che ancora le considera.

Nel 1997, come Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, c’era Stefano Rodotà, una persona non solo capace, ma anche competente sull’argomento, Una persona che io a quel tempo ho considerato “illuminata”.

Anche per questo, la normativa pubblicata nelle sue prime versioni portava la nostra nazione all’avanguardia nella gestione della problematica della privacy, con alcuni aspetti da affinare ma con alcuni concetti di una novità eccezionale.

Vi sto dicendo questo perché l’attuale presidente dell’Autorità garante, Francesco Pizzetti, è appena rientrato dalla conferenza annuale dei garanti europei tenutasi a Strasburgo dichiarando:

Francesco Pizzetti … invita gli utenti dei social network a tenere cari i propri dati personali, ricorrendo magari all’uso di uno pseudonimo.

in pratica, con una frase che sembra innocua o addirittura in linea con il concetto di privacy, demolisce più di 10 anni di concetti e di valori costruiti attorno al concetto di “TUTELA DEI DATI PERSONALI”.

Infatti cosi ribalta il compito di tutelare i dati da chi li riceve a chi li comunica, sconvolgendo la legislatura attuale e sollevando chi è in possesso di dati altrui dalla responsabilità della tutela.

Sarebbe come se il ministro dell’Interno, come soluzione ai furti consigliasse di non tenere con sé denaro contante, oggetti di valore e carte di credito.

Certo è solo una delle tante affermazioni fatte davanti ad un microfono, che non sposta di una virgola quanto dice la legge e quanto DEVE essere rispettato, ma come puoi convincere una società, che si trovi a gestire dati personali, che deve svolgere tutta una serie di compiti, se questi sentono dire “se qualcuno vuole tutelarsi basta che i dati reali non li metta”.

Se tutti ci registrassimo nei vari social network come “Francesco Pizzetti” come la metterebbe il nostro garante?

E’ un sacrosanto diritto di tutti quello di poter utilizzare i propri dati personali per l’uso che più gli aggrada, ed è un sacrosanto dovere di quelli che vengono in possesso di queste informazioni, di utilizzarle ESCLUSIVAMENTE per gli scopi per cui sono state affidate loro e non per altro.

Attenzione però a non confondere il diritto alla tutela dei propri dati personali con la responsabilità di quello che si dice e si fa. Sono due cose diverse, ma di questo ne parlerò in un altro post.

Un vecchio proverbio, leggermente adattato dice: la mamma dei social network è sempre incinta.

Sembra però che anche la “mortalità infantile” di questi servizi sia abbastanza alta.

Mi è arrivata proprio oggi una mail da Yahoo che mi informa che dal 29 settembre 2008 il loro servizio di social network “YAHOO MASH” verrà spento.

Yahoo mash era un servizio simil Facebook nato esattamente un anno fa e ancora oggi campeggia a fianco del logo la solita scritta “Beta”.

Non credo che siate in molti ad avere un account su Mash ( io avevo registrato come amici solo Giovy, Wolly e Manfrys), ma in ogni caso sappiate che gli eventuali contenuti presenti nelle vostre pagine andranno persi. Per cui se vi interessa salvarli è il momento buono per farli.

Se invece siete entrati in crisi perchè vi stanno togliendo il vostro social network preferito e non sapete con cosa sostituirlo, vi consiglio di passare a Facebook, non fosse altro perchè sono convinto che non chiuderà in tempi brevi ( e quelli di Facebook in questo momento si stanno toccando :D )

Firefox 3 crashing frequently?

giu-20-2008 By Felter

Dal blog di Tombolini scopro che su twitter è attivo un account con cui la struttura di Firefox risponde alle domande ed ai messaggi che gli utenti lasciano come twitt, anche se non specificatamente rivolti all’account ( che infatti molti non sanno nemmeno che esiste).

Un ottimo esempio di come si può essere presenti in rete, nelle discussioni sui proprio prodotti.

Ad esempio a Tombolini che diceva che FF3 gli era già crashato 5 volte hanno risposto:

Firefox 3 crashing frequently is abnormal and probably an add-on issue. Try selectively disabling add-ons to find the culprit

Solo che, quando si è cosi "trasparenti", bisogna stare attenti a quello che si dice, perchè si rischia di incappare in qualche gaffe.

Guardando le risposte mandate dall’account twitter ho trovato queste:

ff3_crash

Forse che "Firefox 3 crashing frequently" non è poi cosi "abnormal" come dicono… :D

Badate bene che la mia non è una critica a Firefox e alla loro assistenza, anzi apprezzo tantissimo i loro sforzi, oltre ai loro prodotti che uso, solo che volevo tranquillizzare tutti quelli a cui Firefox crasha:

Non siete "ABNORMAL" :D

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