Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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Con l’avvento dei servizi di microblogging e la necessità di risparmiare più caratteri possibile per riuscire a portare più concetti in uno spazio limitato, come ad esempio Twitter e i suoi 140 caratteri, hanno preso piede servizi complementari come appunti quelli di shortner url, ossia di accorciamento dei link.

Questo permette di trasformare un qualsiasi link in uno non più lungo di una dozzina di caratteri.

I servizi che lo fanno sono molti, da quelli gestiti da colossi tipo Google sino a quelli di cui non si conosce nemmeno il proprietario.

Alla indiscussa comodità di questi servizi va però contrapposto un rischio che spesso non viene preso in considerazione nella maniera corretta.

Se usi uno shorten url stai demandando ad altri il compito di indirizzare i tuoi contatti verso quello che tu hai indicato, senza la garanzia che venga realmente fatto, o che venga fatto per sempre.

Il rischio minore che si può correre è che il servizio di shortener url smetta di funzionare e quindi i tuoi contenuti perdano di valore perchè non è più raggiungibile quanto da te segnalato.

Il rischio maggiore è quello che il tuo link punti a qualcosa di completamente diverso da quello che volevi, stravolgendo il contenuto del vostro messaggio.

Pensate non sia possibile?

leggete quello che è successo al portavoce di Angela Merkel

 Beffa su twitter al portavoce della Merkel
Stefan Seibert sbaglia a digitare un indirizzo in un tweet: il link inesistente viene rediretto a un sito porno

Il servizio bit.ly non è certo un piccolo servizio e la possibilità di personalizzare il link creato è vista come una splendida feature. Almeno fino a quando non ti rendi conto che permette di fare quello che è successo.

Pensateci bene prima di scegliere di usare un servizio di accorciamento dell’url di terzi, specialmente se siete una società o una istituzione che non vuol correre rischi.

15x_censimento_popolazione

Molti di voi saranno in procinto di compilare o avranno già compilato il 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, cosi come previsto e richiesto.

Mi auguro che una altrettanto cospicua parte di voi lo abbia fatto o lo farà online a questo indirizzo: censimentopopolazione.istat.it

Alla fine di tutte le operazioni di inserimento, la procedura vi rilascerà (tranne in caso di malfunzionamento, ma mi auguro non succeda) due file in formato .pdf:

- una copia del censimento cosi come lo avete compilato
- la ricevuta dell’avvenuta consegna.

Se, per qualche motivo, decidete di stampare questi due file, è probabile trovarsi di fronte ad un problema: i file non vengono stampati.

La stampante rimane in attesa sino ad andare in errore.

Probabilmente il tutto è dovuto a qualche errore nella creazione del .pdf, che viene correttamente visualizzato ma manda qualche carattere strano alla stampante che si blocca.

Un metodo semplice per risolvere il problema è il seguente:

Visualizzate il file della ricevuta, o della copia del censimento, con il vostro solito visualizzatore (Acrobat reader, Foxit Reader ecc.) e invece di mandare la stampa alla stampante, generate un altro file .pdf.

Per farlo, nel caso non abbiate già installato una stampante virtuale per generare i .pdf, potete usare programmi tipo  Primopdf, che non fa altro appunto che creare una nuova stampante che provvede a salvare dove volete il file generato.

Questa operazione sistema i problemi del file originale e permette la stampa.

Perciò, una volta generato il .pdf del .pdf, vi basterà mandare normalmente in stampa il nuovo file ottenuto.

E’ più complicato a scriverlo che a farlo, ve lo assicuro. (in realtà non è complicato nemmeno a scriverlo, sono io che incasino tutto A bocca aperta )

Una volta la cantavano leggermente diversa. Era: per fare tutto ci vuole un fiore Sorriso

Però qualche licenza poetica dovete concedermela.
Specialmente questa volta in cui il titolo calza a pennello.

A cosa vi starete chiedendo.

Alla situazione che voglio presentarvi:
Quando devi fare un lavoro, cerchi di concentrarti sulle cose importanti e se il lavoro è un pannello pubblicitario, sicuramente verificherai che la grafica sia piacevole, che le scritte siano chiare, che le dimensioni siano corrette.

Tutti gli aspetti tipici del lavoro del grafico e che un grafico bravo non sbaglierebbe MAI.

Però il diavolo si nasconde nei dettagli.

Guardate questo cartello di Decathon ad esempio:

Decathlon bluetooth( da un thread su Friendfeed di Laura Goldie)

Che ne dite? non è bello? chiaro, leggibile. La soddisfazione di ogni grafico.

C’è solo un piccolo problema:
il bluetooth dell’Iphone lì raffigurato non funziona per quel tipo di servizi.

Chi conosce l’Iphone sa bene che il suo bluetooth funziona solo per gestire gli accessori tipo vivavoce o auricolari, ma non funziona nei collegamenti con altri apparecchi, come appunto quelli che spediscono i files, le promozioni ecc.

Era una cosa che il grafico doveva sapere? forse no.

E’ un errore che si doveva evitare. Sicuramente si.

Come fare per evitarlo?
Io sono convinto che non sia più possibile rinchiudersi in una propria specialità senza avere un minimo di conoscenza almeno delle informazioni di contorno, dell’ambiente con cui, in qualche modo, si finisce per venire in contatto.

Credo però che non si possa nemmeno pretendere che ognuno conosca qualsiasi cosa.

Per questo mi trovo ad usare una parola che in rete è ormai di casa:

CONDIVISIONE

Confrontatevi sempre con gli altri, cercate conferme e fate verifiche.  Condividete quanto state facendo con altri, cosi che agli aspetti di cui voi avete competenza, si aggiungano gli aspetti in cui la competenza l’hanno gli altri.

Non vi garantisco che cosi non sbaglierete mai, ma almeno potrete condividere anche gli errori Sorriso

Voi invece cosa proporreste per evitare errori di questo tipo?

Credo sia capitato a tutti. Leggi su un giornale una notizia di un argomento che conosci e ti rendi conto di quante informazioni sbagliate contenga. E quindi ti viene il dubbio:

“ma sarà cosi anche per tutte le altre notizie che non sono in grado di valutare?”

Oggi mi è successa una cosa simile.

Ho l’abitudine di cercare in rete le notizie su Montichiari, la città dove abito. Qualcosa salta sempre fuori e mi piace tenermi informato.

Come nuovo risultato oggi trovo questa notizia dal sito dell’ANSA.  (riporto gli screenshot perché non so quanto possano rimanere attivi i relativi link)

ansa1  ( link )

Nella notizia c’è uno strafalcione enorme:
la Fassa Bortolo è un cementificio e produce materiale edile, non certo calze.

E’ molto conosciuta, ha sponsorizzato per anni una squadra di ciclismo (ora sponsorizza a Montichiari l’unico velodromo coperto italiano) e a più di una persona sarà capitato di notare in molti cantieri edili, i silos con il loro nome impresso.

Lo stesso problema appare anche sul messaggio ANSA più stringato:

ansa2 ( link )

A voler essere pignoli qui anche la parola Cellophane è stata storpiata in Chellopane e manca una “di”, ma su quello sorvolo Sorriso

Mi sono meravigliato che all’autore dell’articolo tutto questo non sia venuto in mente o che non si sia almeno domandato cosa ci facesse un altoforno in una ditta di calze, ma l’errore ci può stare.  Decido in ogni caso di segnalare loro la correzione (sul sito c’è “scrivi alla redazione”).

Non so se in seguito al mio messaggio o grazie a verifiche interne, ma un paio di ore dopo la notizia rilanciata appare corretta (anche degli errori di scrittura)

ansa3 ( link )

Sembrerebbe tutto sistemato se non fosse che l’ANSA è anche una delle fonti principali di tutta una serie di giornali che, nel tempo, hanno imparato che è meno costoso rilanciare i comunicati ANSA senza nemmeno leggerli invece che utilizzarli come spunto per fare quelli che una volta erano veri e propri servizi giornalistici.

Infatti mi è bastato attendere ed ecco che ho trovato quello che cercavo:

corriere1 ( link )

Allora io vi chiedo:

- E’ sufficiente scrivere (ANSA) all’inizio dell’articolo per sollevarsi dalla responsabilità sui contenuti della notizia?
- E’ veramente questo il tipo di informazione che vogliamo trovare sui siti dei giornali?
- Se io dovessi decidere di pagare per avere notizie, non sarebbe meglio pagare direttamente l’ANSA, sperando che i soldi le facciano migliorare il servizio, invece che darli a chi non fa altro che “rivendere contenuti”?

Se volete riportare semplicemente le notizie che trovate in giro, invece di aprire un giornale, perché non aprite un blog.

Ce ne sono tanti che riportano notizie raccolte nella rete ma almeno non pretendono di essere chiamati “informazione”.

Dopotutto cosa c’è di diverso tra il post del corriere e questo?  Sorriso

crimeblog1 ( link )

A questo punto mi sorge solo un dubbio: che la Fassa Bortolo la conosca solo io?

Il Registro.it, meglio conosciuto come NIC, è il gestore dell’anagrafe dei domini con estensione .it e qualsiasi servizio di registrazione domini deve avere un contratto aperto con lui per poterlo fare.

Da settembre 2009, ne avevo già parlato, è in corso la trasformazione della modalità di registrazione dei domini, da asincrona a sincrona.

Per questo erano attivi due contratti, uno Maintainer, che è quello di chi vende domini ancora con la modalità di registrazione vecchia, e uno Registrar, per chi ha attivato la nuova procedura di registrazione.

Al 30 Aprile 2011 sono scaduti i contratti con i Maintainer e quindi non sono più autorizzati a gestire i domini a meno che non li abbiano migrati alla nuova modalità (operazione che ha un costo e che quindi non tutti possono aver deciso di effettuare).

Il problema è che se un vostro dominio .it è ancora gestito da queste figure, dal 9 maggio si potrebbe trovare senza un provider e quindi a rischio di essere cancellato.

Per evitare che questo succeda è necessario intervenire per recuperare il dominio, rivolgendosi ad un provider con il contratto Registrar.

Se volete verificare in che situazione è il vostro dominio, andate a questa pagina:

http://www.nic.it/SR?set_language=it

inserite il vostro dominio e il codice di verifica richiesto, quindi guardate cosa appare nella colonna Maintainer:

reg

Se apparirà l’identificativo del vostro provider e la scritta –REG, allora è tutto ok.

Se apparirà l’identificativo del vostro provider e la scritta –MNT oppure le scritte ”NO-PROVIDER” o “REDEMPTION-NO-PROVIDER” allora vi conviene iniziare a cercare un nuovo provider da cui registrare il vostro dominio.

Tutti i più grossi provider hanno già migrato da tempo verso la procedura sincrona, per cui la stragrande maggioranza dei domini dovrebbe essere a posto, ma se avete utilizzato qualche provider minore, magari per risparmiare qualcosa oppure perché lo avete fatto molto tempo fa, allora è opportuno fare qualche verifica.

Nel caso il vostro dominio risultasse ancora sotto un Maintainer, vi consiglio, come prima cosa, di contattare il proprio provider e chiedere che migri lui direttamente il dominio sulla posizione corretta, se ne hanno una già attiva oppure se hanno già in corso la migrazione(come potrebbe essere in casi eccezionali in cui l’autorizzazione ad essere Registrar ancora non è stata completata)

 

Questa è la situazione:

Sciopero della fame e della sete, dopo le prime 24 ore. La novità è che ho bevuto. Mi hanno convinto gli amici, ma vado avanti con lo sciopero della fame. Per chi mi ha chiesto i motivi della protesta ecco qualche dettaglio. Spero di essere chiara: al momento sono un po’ cotta e parecchio stanca. La storia è questa: da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa. La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”. Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. A questo gioco non ci sto. Le regole sono sbagliate e vanno riscritte. Probabilmente farò un buco nell’acqua, ma devo almeno tentare. Perché se accetto in silenzio di essere trattata da giornalista di serie B, nessuno farà mai niente per considerarmi in modo diverso.

C’è poco da dire, se non che capisco benissimo cosa sta passando e per questo ritengo opportuno dare visibilità a questa sua iniziativa, estrema, sperando che possa raggiungere chi di dovere.

Come me, tanti altri.

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