Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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Il Consiglio dei Ministri n.12 di oggi, 27.01.2012, ha approvato un decreto Legge in materia di semplificazione e sviluppo.

Tra le tante iniziative attuate c’è anche la seguente semplificazione:

8. PRIVACY – eliminato l’obbligo di predisporre e aggiornare il documento programmatico sulla sicurezza (DPS) che, oltre a non essere previsto tra le misure di sicurezza richieste dalla Direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, rappresenta un adempimento meramente superfluo. Restano comunque ferme le misure di sicurezza previste dalla normativa vigente. Il risparmio stimato per le PMI è di circa 313 milioni di euro all’anno.

Tralasciando il fatto che non mi spiego perché sia stato messo tra le semplificazioni per i Cittadini e non tra quelle per imprese, infrastrutture e trasporti, il significato è chiaro:

Le aziende che prima avevano l’obbligo di predisporre ed aggiornare il Documento Programmatico sulla Sicurezza (DPS), non importa se standard o semplificato, non hanno più l’obbligo di farlo.

Quello però che non deve sfuggire è che le misure di sicurezza che la normativa prevede non vengono abolite.

Il DPS era stato pensato come strumento di controllo e verifica di quanto realmente fatto per la privacy della propria azienda.  Ora l’unica cosa che è cambiata è che non siete obbligati a dimostrare di aver controllato e verificato di aver effettuato gli adempimenti di legge.

Ma se non li avete effettuati andrete comunque nei casini.

Voi fate quello che volete, ma un DPS fatto bene e con criterio, a mio parere, continua ad essere utile.

 

 

Stufi di ricevere telefonate promozionali? Vorreste un sistema per non ricevere più chiamate agli orari più assurdi da parte di operatori telefonici, venditori di servizi o offerte meravigliose?

Io si.

Purtroppo però sembra sia un problema solo nostro, del “popolo bue”.

Infatti i nostri illuminati governanti hanno deciso che la normativa sulla privacy in vigore non solo si potesse derogare, come è successo sino ad oggi con le autorizzazioni e le proroghe all’utilizzo delle vecchie liste pubbliche, anche senza la presenza di un consenso esplicito da parte del destinatario, ma che addirittura fosse opportuno cambiarla, passando dal consenso esplicito al “silenzio assenso”.

Per cui da oggi è attivo (per modo di dire, i messaggi di errore dei server sono frequenti quasi come le telefonate che vorrebbero evitare) il REGISTRO PUBBLICO DELLE OPPOSIZIONI.

Cosa è:

In pratica vuole essere l’elenco dei numeri telefonici a cui è VIETATO telefonare per messaggi promozionali.

Teoricamente la normativa dice che all’interno del RPO sono iscritti i numeri telefonici presenti negli elenchi pubblici, che non desiderano essere contattati da Operatori di Marketing.

Il primo problema già sorto è: quali elenchi pubblici?

Quanta gente, pur non apparendo da anni sulla classica guida telefonica, continua a ricevere comunque telefonate.  Questi si possono iscrivere al registro oppure no?

Inoltre, se ricordate, già a fine 2005 c’era stata una raccolta, da parte dei vari operatori telefonici, dei documenti per il consenso. Queste volontà già espresse verranno inserite automaticamente in questo registro?

Già il 9 novembre ho provveduto a fare queste domande al Garante della privacy e la sua laconica risposta è stata, dopo avermi elencato i riferimenti normativi, tra l’altro da me citati nella richiesta:

“Per la soluzione dei quesiti proposti, si rinvia pertanto al contenuto del decreto appena citato.”

A questo punto è naturale prendere la risposta per un no.

Cosa fare:

Ora, la speranza che questa nuova situazione sia d’aiuto a risolvere il problema delle telefonate è veramente minuscola, però conviene provare anche questa.

Per cui consiglio tutti di andare a questa pagina

https://abbonati.registrodelleopposizioni.it/abbonati.jk/DispatcherServlet?mode=insert

inserite il vostro numero di telefono, nome e cognome dell’intestatario dell’utenza telefonica, il suo codice fiscale, la data, luogo e provincia di nascita e un vostro indirizzo di posta elettronica, necessario per ricevere il pin che vi permetterà, in seguito, di verificare cosa risulta memorizzato nel registro.

Se il server non va in palla, come sta succedendo spesso durante le mie prove, riceverete una mail in cui vi viene confermata la presa in carico della vostra richiesta e vi viene comunicato il pin con cui poter accedere al Registro per le successive verifiche.

L’iscrizione al registro è a tempo indeterminato, modificabile in qualsiasi momento e con diverse metodologie (è previsto il web, telefono, raccomandata ecc.).

Io fossi in voi, indipendentemente dal fatto di essere presente o meno sui vari elenchi telefonici, mi registrerei subito.

Che lo si sappia ovunque che io le telefonate promozionali NON LE VOGLIO.

Per chi non lo sapesse Facebook Places è il nuovo servizio attivato oggi da Facebook.

In pratica permette di pubblicare la propria posizione fisica sulla bacheca dei propri contatti.

Quella che viene chiamata geolocalizzazione e che anche altri servizi come FourSquare e Gowalla forniscono da qualche tempo.

Ci sono però alcuni aspetti del servizio Places che è opportuno conoscere:

- se inviate la vostra posizione senza aver configurato diversamente il vostro account, il messaggio apparirà sulla bacheca di TUTTI i vostri contatti.

- se non impostate la cosa in altro modo, tutti gli utenti Facebook nelle vicinanze a dove ti sei localizzato, possono vedere la tua presenza, anche chi non sono tra i tuoi contatti.

- come per la pubblicazione di foto, anche per la geolocalizzazione i tuoi contatti possono collegarti ad una loro geolocalizzazione e risulterà come se ti fossi geolocalizzato tu.

Al momento il servizio sembra non essere ancora attivo in Italia ma, proprio per questo, conviene mettere mano subito alla propria configurazione della privacy, cosi da avere sotto controllo anche queste nuove informazioni.

Anche per queste opzioni, il pannello da utilizzare per la configurazione è quello “personalizza impostazioni” da account – impostazioni sulla privacy

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a questo punto abbiamo tre nuovi parametri da poter configurare, i primi due sotto la voce “elementi che condivido”:

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il primo “luoghi in cui mi registro” definisce chi riceverà sulla propria bacheca il VOSTRO messaggio di geolocalizzazione. Potete configurarlo esattamente come tutti gli altri parametri (foto ecc.).

il secondo “includimi tra …” permetterà o meno di visualizzare la vostra presenza a chi è nella stessa vostra area e usa Places, (è un po’ drastico dover scegliere tutti o nessuno ma, al momento, è cosi)

Il terzo parametro invece è sotto la voce “Elementi condivisi da altri”:

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Questo, a mio parere, è un parametro importantissimo da configurare, in quanto impedisce ai vostri contatti di fare la vostra geolocalizzazione.

Chi ha avuto a che fare con proprie fotografie, pubblicate su Facebook e etichettate con il proprio nome, sa bene quanto sia importante gestire il comportamento degli altri quando riguarda le proprie informazioni.

Il servizio è appena stato lanciato e ci sono ancora tanti aspetti non chiari e certamente molte cose verranno modificate man mano.

Ad esempio: ci sarà la possibilità di scegliere, al momento della geolocalizzazione, una lista specifica di contatti in modo che la vedano solo loro?

Quello che è certo è che ben presto avremo a che fare con questo nuovo aspetto di Facebook, prima ne saremo consapevoli e meglio sarà.

Voi avete un cellulare con il GPS che possa geolocalizzarvi? usate già altri servizi del genere?

[UPDATE]

Mi era sfuggito un ulteriore aspetto, che Fabio Giglietto mi ha fatto notare nei commenti su Friendfeed e che invece è stato indicato nell’articolo sullo stesso argomento, scritto da Mike Melanson su ReadWriteWeb (eh si, sono in tanti a preoccuparsi della privacy su Facebook, meglio cosi :D ):

Le mie informazioni, le geolocalizzazioni (ma succede anche per tutto il resto), una volta arrivate ai miei contatti, possono diventare visibili anche alle applicazioni che loro hanno installato. Questo è un aspetto meno immediato della condivisione, ma non per questo meno importante da gestire.

Per questo è opportuno decidere se concedere o meno questa “visibilità” ai nostri dati.

Per farlo abbiamo la possibilità di intervenire sempre nel menu account – impostazioni sulla privacy dove però va selezionato Applicazioni e Siti web (in basso a sinistra della pagina).

Bisogna quindi selezionare il tasto “modifica impostazioni” relativo alla voce “Informazioni accessibili mediante i tuoi amici”

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Nel caso non l’abbiate mai fatto, vi consiglio di dare una occhiata a tutte le voci, in ogni caso per intervenire sulle informazioni di geolocalizzazione la voce è “luoghi che ho visitato”

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A questo punto anche Places farà quello che voi avrete deciso. :D

Può darsi vi sia già accaduto, altrimenti vi potrà capitare nei prossimi giorni.

Vi suona il telefono, a me è successo questa mattina, e quando rispondete parte una registrazione in cui Pierferdinando Casini vi invita a votare UDC alle prossime europee.

Qualsiasi società potrebbe essere accusata di aver violato la legge sulla Privacy, ma sembra che i politici, quando fanno “comunicazione politica” siano autorizzati dove altri non lo sono.

Però c’è una piccola cosa che si può fare.

Non garantisco che serva a qualcosa, ma può almeno dimostrare a chi gestisce queste comunicazioni che hanno raggiunto qualcuno che dà valore alle proprie informazioni.

Fortunatamente la registrazione è corta, per cui basta aspettare la fine e attendere un attimo, senza riagganciare.

Ad un certo punto, molto velocemente, sentirete una voce che dice: “ se volete cancellare i vostri dati dal nostro elenco, premete 9”.

Da quel momento avete poco più di un secondo per premere il tasto 9, prima che la linea cada automaticamente cosi da far sapere all’UDC che non volete che i vostri dati rimangano in loro possesso.

Premete il tasto 9

a quel punto un messaggio vi comunicherà che i vostri dati sono stati cancellati.

E’ un piccolo gesto, ma è venuto il momento di far capire che siano attenti a queste cose.

Il 19 febbraio è stato pubblicato il primo numero della rivista WIRED Italia, edizione italiana del famoso periodico tecnologico americano.

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Già da qualche mese molti “tecnologi” hanno avuto la possibilità di abbonarsi alla rivista grazie ad una campagna di prezzi molto competitiva e appetibile.

Io, che invece ho una certa repulsione per l’abbonamento alle riviste e avevo anche qualche dubbio sulla effettiva utilità di una rivista tecnologica, in questo momento di “crisi economica” da una parte e di abbondanza di informazioni online dall’altra, ho deciso di attenderne la pubblicazione, comperare il numero 1 in edicola e poi valutare il da farsi. Dopo tutto il numero 1, già quello è un motivo valido per l’acquisto, ma il resto?

Quando l’edicolante mi ha dato la rivista devo ammettere che sono rimasto un po’ stupito.

La copertina lucida argentata, con le scritte leggermente in rilievo e le dimensioni generose, sia come misure che come pagine, non erano quello che mi aspettavo.

Dal punto di vista estetico c’è stato sicuramente un impegno notevole. Il termine “rivista patinata” non potrebbe essere più adatto.

Gli argomenti trattati sono particolari e originali, non so per quanto possano mantenere un livello del genere (dopotutto non è facile trovare tutti i mesi una Rita Levi Montalcini da intervistare), ma un pensierino all’abbonamento lo si potrebbe fare.

Già ma io odio gli abbonamenti.  E il perché me lo hanno già ricordato gli abbonati a Wired che conosco:

anche se abbonati già da un paio di mesi, sono ancora in fremente attesa della consegna della rivista.

Il tipico problema degli abbonati alle riviste, ecco il motivo che mi fa odiare da anni questo sistema di acquisto.

la rivista viene consegnata in ritardo rispetto all’uscita nelle edicole, sempre che qualche “zelante postino” o qualche condomino non abbia interesse agli argomenti trattati e quindi decida di farsi un “abbonamento a scrocco” per quel numero.

A maggior ragione se la rivista è anche “fisicamente” bella e magari viene infilata in una cassetta delle lettera incapace di contenerla se non ridotta a brandelli.

E, purtroppo, anche una rivista che parla di “storie, idee e persone che cambiano il mondo” non ha affrontato con la dovuta innovazione, il rapporto con i propri abbonati.

E pensare che un sistema semplice per risolvere il problema c’è e io l’ho visto applicare già nel 1988, quando mi sono trovato a fare, per un certo periodo di tempo, proprio il postino.

Il sistema è semplice, è la consegna in edicola.

Ci sono tante varianti ma la cosa fondamentale è che l’abbonato, quando la rivista viene pubblicata, si reca presso una edicola e ritira la propria copia.

Questo permette di sincronizzare la fornitura di riviste tra gli abbonati e i lettori “casuali” e consente agli abbonati di ricevere anche gli eventuali allegati alla rivista, che nelle consegne a domicilio di solito non vengono dati.

Nel 1988, se non ricordo male Italia Oggi, distribuiva agli abbonati un blocchetto di voucher da dare all’edicolante, uno qualsiasi, che aveva cosi la possibilità di farsi rimborsare la copia venduta ma non pagata.

Il sole 24 ore invece mi risulta che faccia la consegna in edicola, ma è necessario concordare in quale edicola farsi fare la consegna e quindi ha qualche paletto in più.

Non credo che il costo di un rimborso all’edicolante (che non è il costo della rivista, è il guadagno che l’edicolante avrebbe a venderla) sia superiore al costo della spedizione postale.

A me era piaciuta molto l’idea del “buono rivista”, nel senso che non c’erano limitazioni, in pratica tu avevi i buoni per ritirare tot riviste, teoricamente potevi andare un giorno e richiederne 10 identiche. Questo potrebbe essere utile ad esempio all’abbonato che riceve un numero della rivista particolarmente interessante e vuole darne una copia ad un amico.

Certo diminuiranno i numeri ricevuti, ma intanto avrà potuto acquistare una seconda copia a prezzo “d’abbonamento” e magari avrà convinto un secondo lettore ad abbonarsi e a “restituirgli” nel tempo il voucher.

Senza contare il problema del periodo in cui la propria edicola di fiducia è in ferie, oppure quando sei in viaggio ecc.

Per cui no, non mi abbonerò a Wired. Almeno per il momento.

Una ultima osservazione, da maniaco della privacy:

Nella rivista ci sono due cartoline preaffrancate per abbonarsi. Vanno quindi rispedite senza essere inserite e chiuse in una ulteriore busta.

Beh, vi sconsiglio caldamente di utilizzare la cartolina nel caso voi voleste pagare l’abbonamento tramite carta di credito.

Infatti dovreste scrivere tutti i dati necessari al pagamento sulla cartolina e questi sarebbero ben visibili a tutte le persone che si trovassero a maneggiarla.

Se volete abbonarvi con la carta di credito, dopotutto se leggete Wired non dovreste avere grossi problemi a farlo, andare all’indirizzo http://www.abbonamenti.it/p1213

Però una rivista come Wired certe cose non dovrebbe farle rischiare ai suoi lettori.

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Ne avevo parlato nel post precedente e non posso certo mancare di raccontare come è andata.

Sono state due ore in cui il garante, da quello che ho capito la prima alta carica dello stato che si presenta in Second Life a conversare del proprio ruolo, ha raccontato la sua posizione, le sue difficoltà e le problematiche che devono affrontare ogni giorno quando si parla di privacy e tutela dei dati personali all’interno di un social network.

Ha ascoltato le domande e risposto puntualmente ad ognuna, dimostrando che c’è la volontà di confrontarsi, di ascoltare e capire. Perchè, come ha detto lui stesso:

“ad un certo punto di una nostra riunione collegiale un collega si è alzato è ha detto: la prossima volta facciamo venire un diciottenne”

Si è discusso anche della sua dichiarazione in cui consigliava agli utenti di utilizzare un nickname per iscriversi ai social network e anche solo il fatto che sia stato lui a parlarne, prima ancora che i presenti ne facessero accenno, mi ha fatto capire che si è reso conto che è arrivato un messaggio diverso da quello che si aspettava.

Concludendo ha affermato che farà il possibile perchè, in futuro, si possa ripetere un incontro del genere, magari su temi più specifici. Me lo auguro vivamente.

Non so quale sia il risultato di questa conferenza dal punto di vista del garante, ma a me ha fatto prendere coscienza di quanto sia difficile affrontare questo tipo di argomenti, di quante sfumature ci sono da considerare e di quanto sia importante confrontarsi con le esperienze altrui. Ma allo stesso tempo ho capito quali potenzialità hanno gli strumenti che abbiamo a disposizione, se solo tutti decidiamo di usarli nella maniera più opportuna.

Devo quindi dire un grazie particolare a quanti stanno dietro la struttura della UnAcademy, Giuseppe Granieri in primis, ma anche Giovanni Boccia Artieri e la mia amica Velas (che ha vita propria rispetto ad Elena) per l’impegno profuso.

Qui potete vedere il video con alcuni passaggi del discorso del garante.

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