Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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Il 16 settembre 2009 La Polizia delle Comunicazioni e You Tube, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno presentato il progetto educativo “Non Perdere la Bussola”, un’iniziativa congiunta di sensibilizzazione e formazione dei giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Rete e dell’uso responsabile delle community online. Destinatari dell’iniziativa sono studenti e insegnanti delle Scuole Medie Inferiori e Superiori di tutto il territorio nazionale. Il progetto intende fornire loro strumenti conoscitivi e didattici per garantire una navigazione in Internet consapevole e sicura.

Per chi volesse saperne di più questi i due link principali:

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/web_sicuro/

http://sites.google.com/site/nonperderelabussola/home

Questo tipo di iniziative mi interessano molto, perché credo nell’utilizzo consapevole di uno strumento (qualsiasi strumento) e perchè sono un assiduo frequentatore di community online.

Allora ho iniziato a guardare il materiale a disposizione e… mi sono perso.

Proprio cosi, mi sono perso, ma non in internet, mi sono perso nella pubblicità che mi è apparsa navigando i link da cui prelevare il materiale.

Ma andiamo per ordine perché, prima di perdermi, qualcosa avevo osservato.

Ho iniziato andando sulla pagina dei video, curioso di vedere il materiale messo a disposizione delle scuole.

Ci sono due video visualizzabili e 4 link ad altrettanti video da scaricare.

Guardo il primo, quello qui sotto, ma dopo pochi secondi smetto perchè il sonoro è fuori sincrono rispetto alle immagini e la cosa è, per me, fastidiosissima. (se è solo un problema mio, per favore, ditemelo nei commenti)

Passo a guardare il secondo, indicato come “esempio di utilizzo sicuro di youtube” (voi, per favore, leggete sotto prima di guardarlo):

Per farvi capire la sensazione che mi ha dato questo video, vi chiedo di fare una cosa:
provate a guardarlo senza audio.

Io nel video, l’esempio di utilizzo sicuro di Youtube non l’ho visto, dato che non si vede quando&come il ragazzo abbia impostato il video come privato (la cosa essenziale del video).

In compenso vedo un ragazzo che manda un video e un poliziotto della polizia postale che lo scopre mentre lo fa. Alla fine, per un ragazzo delle medie, a mio parere rimane più impressa la paura per il poliziotto che come inviare un video in modo sicuro, anche perché come farlo non lo dicono.

A cosa serve fare un video, se il messaggio non è nelle immagini?

A questo punto viene il bello. Decido di scaricare i video dei vari link.

Già i link puntano al sito sendspace.com, sito diverso da quello che sto navigando (google.com) e da quello della polizia postale, ma non mi faccio troppi problemi e clicco.
(Dopotutto non hanno ancora insegnato di controllare le fonti)

Questo è quello che mi appare:

tt2

Voi immaginate di essere la segretaria di un ufficio scolastico che vuole/deve scaricare quel file. Capite che qualche problema inizia a porselo.

Certo c’è il pulsante download in basso, ma c’è tutto scritto in inglese, in alto si parla di registrarsi e poi “mi regalano 500 Euro?”

Ma non sarò certo io a considerare una incapace la segretaria di un ufficio scolastico (altrimenti la campagna l’avrebbero rivolta a loro, non ai ragazzi) per cui sono certo che cliccherà solo ed esclusivamente sul pulsante giusto. (come ho fatto io).

Cliccando il download parte, peccato che contemporaneamente il sito sendspace, la prima volta che lo usate, apra un pop up pubblicitario, nel mio caso questo:

pp1 

Adesso, con tutta la buona volontà di questo mondo, io non ci riesco proprio a considerare normale una cosa di questo tipo, specialmente se è una campagna fatta dallo Stato per le scuole, gli studenti e gli insegnanti.

In conclusione questa campagna mi ha portato delle domande invece che delle risposte:

- Possibile che tra Google e la Polizia postale non ci fosse nessuno con uno schifosissimo spazio su un server dove mettere questi video senza utilizzare un servizio di questo tipo?

- quando la prossima campagna verso “l’uso responsabile della pubblicità”?

- Se Youtube è cosi interessata e attenta a questo tipo di problematiche, come mai in passato ha tolto dai suoi server il video che segue, che era di una campagna simile (think before you post) creata dal National Center for Missing&Exploited Children, USA e di cui avevo parlato già un anno e mezzo fa?

provate a guardare questo senza audio e ditemi cosa comunica.

A voi non dispiace se io continuo a usare questo per far capire cosa intendo per “attenzione a quello che fate”.

Nella tarda serata di ieri, più precisamente attorno alle ore 23:00, in Twitter ed in Friendfeed sono apparsi alcuni messaggi che annunciavano un deragliamento ferroviario presso la stazione centrale di Milano.

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Ben presto l’argomento è diventato il flusso continuo di messaggi, spesso semplici ripetizioni dell’originale, altre volte richieste esplicite di conferma della notizia.

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Solo dopo più di un’ora c’è stato finalmente un riscontro dai media tradizionali che ha fatto capire che le notizie girate sino ad allora erano, non solo reali, ma anche corrette e dettagliate.

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Questo commento è stato scritto da Alfredo di Giovampaolo, giornalista RAI, attingendo alle agenzia di stampa che l’ANSA lancia alle varie redazioni. (Sul sito pubblico dell’ANSA la notizia non è apparsa sino a molte ore dopo).

Questa situazione ha portato alla luce un problema non indifferente della “comunicazione dal basso”: la verifica della veridicità della notizia.

La notizia è circolata grazie a pochi messaggi originali e si è propagata tramite molti messaggi-ripetizione. Questo ha creato due condizioni simultanee:
- la volontà di informare della situazione
- la necessità di assicurarsi che le informazioni fossero corrette.

Alcuni hanno dato massima fiducia ai loro contatti, prendendo per valido quanto da loro scritto, proprio per il fatto che fossero loro a scriverlo.

Molti altri hanno, nello stesso tempo, mostrato molta maturità cercando altre fonti che confermassero la situazione.

Alla fine però, quello che ha ufficializzato la notizia, è stato ancora una volta un media “tradizionale”, segno che la comunicazione, in un modo o nell’altro, ha ancora bisogno di passare ANCHE attraverso quel tipo di canale.

Io credo che proprio questo aspetto della comunicazione dal basso, ha necessità di essere sviluppato e integrato dai media tradizionali, che dovrebbero sfruttare le loro strutture per mettersi al servizio della notizia, li dove nasce, invece di fare come ora, ossia attendere che la notizia arrivi a loro e quindi darle visibilità.

In ogni caso, come è emerso da una successiva discussione su Friendfeed, è importante capire che i microblogging che fanno livestream, non riportano la notizia “finita”, ma la creano man mano.

Seguire il livestreaming è come guardare un pittore che dipinge e cercare di capire, dopo ogni pennellata, che quadro uscirà.

Se pensiamo che il quadro sia completo, quando invece non lo è, rischiamo di prendere delle grosse cantonate.

No, non sto parlando di notizie che riportano lo stato delle cose senza manipolazioni, interpretazioni e commenti.

Parlo proprio di trasparenza intesa come “sono talmente abituato a scrivere cose senza senso che nemmeno vedo quello che scrivo”.

Guardando il televideo di Mediaset, (ma anche quello della Rai) abitualmente faccio in qualche secondo una cernita veloce degli argomenti del giorno.  Se qualche notizia mi interessa vado in internet ad approfondirla.

Oggi ho visto una pagina che mi ha particolarmente colpito. Questa:

televideo_mediaset

Purtroppo, contrariamente al televideo RAI, le pagine Mediaset non sono consultabili in rete, per cui ho dovuto fotografare lo schermo.

Quanti di voi trovano quello che mi ha particolarmente colpito?

Anche noi ci stiamo abituando a guardare ma a non vedere?

Se non capite di cosa parlo, eccovi svelato l’arcano. [ SOLUZIONE ]

Con l’evolversi degli strumenti di input dei vari device, il touch screen ad esempio, si vengono a creare nuove possibilità di sviluppo di interfaccie che facilitino la scrittura.

Sui cellulari classici uno dei servizi più apprezzati è stato il T9, software che ha rivoluzionato il sistema di scrittura su tastiera telefonica standard, specialmente per quella orda di ragazzini che riesce a mandare, grazie a lui, SMS alla velocità della luce.

Ora che con gli schermi touch screen si rende di nuovo disponibile una tastiera completa, l’utilità del T9 viene a mancare, ma non è nato ancora nulla che possa sostituirlo efficacemente.

Nulla di accettato e fornito da tutti i produttori di telefonia, ma qualcosa si sta studiando.

Swype è proprio un software che dovrebbe, nelle intenzioni dei suoi creatori, velocizzare l’inserimento di testo su una tastiera touch screen, come il T9 ha velocizzato quello su una tastiera numerica.

Il concetto alla base di tutto sta nel ridurre il tempo che viene perso tra la battitura di una lettera e l’altra.

Il software infatti permette di selezionare le lettere semplicemente passando il dito da una all’altra SENZA MAI SOLLEVARLO.

Sembra che infatti riconosca dove il dito (o il pennino) si ferma o cambia direzione e selezioni automaticamente la lettera sottostante. Alla fine della parola basta staccare il dito dallo schermo e la parola è completata.

Il fatto che non sia necessaria molta precisione nella selezione e che si faccia effettivamente meno strada possibile tra una lettera e l’altra rende molto veloce l’inserimento di parole.

Ad oggi è solo un progetto, con un video dimostrativo, però sembra una cosa interessante.

Alcuni dubbi li ho sul fatto che dal video si veda che la parola viene scritta solo quando si alza il dito (quindi non puoi vedere sino alla fine se ha selezionato le lettere corrette o meno), però considerato che non necessita di un vocabolario dei termini che completa le parole, (che dà cosi tanti problemi sull’Iphone ad esempio) potrebbe essere un servizio realizzabile.

Nel post precedente ho scritto alcune informazioni su Codice internet ed alcune mie osservazioni.

Ora vediamo se riesco a dirvi come a me piacerebbe che fosse:

Intanto per l’aspetto fondamentalmente sociale e volontario dell’attività, essendo necessaria una “forma legale” che si ponga a tutti, a me piacerebbe che fosse una associazione no Profit.

Questo permetterebbe tutta una serie di vantaggi, economici e formali, ma anche di immagine e di collaborazione che una società non può ottenere.

Inoltre sarebbe garanzia che tutto quanto si ricava dalla attività viene reinvestito nella stessa.

A questo punto i collaboratori hanno una loro chiara figura formale, ossia associati, e dedicano la propria opera volontariamente.

Andando oltre l’aspetto burocratico, pur importante, l’attività dell’associazione deve prevedere un qualcosa di continuativo, che vada oltre le manifestazioni spot a cui partecipare.

Certo è importante riuscire ad essere presenti quando ci sono eventi che possono fare da richiamo ai temi di internet e comunicazione, ma è, a mio parere, altrettanto importante creare un sottobosco di attività magari minori ma più numerose, per formare il maggior numero di persone possibile.

Per fare questo bisognerebbe che ogni persona con competenze relative ai vari aspetti della comunicazione e internet, desse la propria disponibilità e parte del suo tempo per partecipare ove qualcuno lo richiedesse o lo ritenesse necessario.

L’associazione dovrebbe tenere una specie di “portafoglio competenze” dei vari associati, dove sono dislocati sul territorio e quanto sono disposti a viaggiare.

A questo punto si potrebbe contattare o comunque informare le amministrazioni pubbliche, le proloco, le associazioni culturali, che ci sono persone disponibili a discutere di internet e comunicazione.

Gli sponsor potrebbero tranquillamente coprire totalmente o parzialmente il rimborso spese di chi è incaricato di partecipare, facilitando chi vuole organizzare qualcosa.

Ovviamente ci saranno professionisti con competenze elevate che possono essere coinvolti nelle manifestazioni più importanti e tutta una serie di persone, sparse sul territorio che invece possono, senza grandi costi, portare comunque chiarimenti a chi li chiede.

L’associazione dovrebbe rendere disponibile ai suoi associati tutto il materiale informativo utile alle presentazioni in modo tale da facilitare la distribuzione di materiale e notizie coerenti.

Inoltre sarebbe opportuno prevedere una specie di “feed back” da parte di chi ha richiesto la presenza di un oratore cosi da poter dare una valutazione del lavoro di ognuno. Questo per cercare di limitare la presenza di persone che vogliano sfruttare il nome Codice Internet senza rispettarne l’etica e la mission.

La mia è una visione forse molto semplicistica per la mole di lavoro che potrebbe esserci, ma credo che questo sarebbe veramente un “uscire dalla rete” per andare dalle persone.

Inoltre porterebbe alla crescita anche dei vari soci, che potrebbero attingere dalle enormi risorse che ognuno potrebbe condividere.

Per fare qualcosa del genere c’è bisogno di una massa critica di volontari notevole e non è certo facile riuscire a coinvolgere innanzitutto proprio le persone nella rete.

Mi auguro che Codice Internet riesca almeno in questo intento. Se poi rispecchiasse un po’ anche il mio sogno allora la mia disponibilità sarà massima.

Altrimenti chissà, magari ci proverà qualcun altro a creare una associazione tipo “medici senza frontiere” ma per curare la mancanza di cultura su internet e dintorni.

[in copia anche sul sito Codice internet]

Nasce CODICEINTERNET

ago-1-2008 By Felter

Da qualche settimana sta muovendo i primi passi una iniziativa nata dalle fervide menti di Marco Antonio Masieri e Marco Montemagno: CODICE INTERNET

L’obbiettivo è semplice quanto impegnativo:

L’idea di “Codice Internet” è molto semplice: divulgare la Rete in Italia..
Portare Internet alle persone anziché aspettare che la gente venga in Internet.

Pur condividendone le finalità sino a ieri non avevo voluto registrarmi sul sito del loro progetto, perchè non avevo ancora avuto il tempo di approfondirne la conoscenza.

Ieri, dopo l’ennesimo invito, questa volta mandato da Elena, ho deciso di iscrivermi e di dedicargli un po’ di attenzione.

Chi mi conosce e ha avuto l’occasione di discutere con me, sà che da sempre sono convinto della necessità di portare Internet fuori dalla rete, perchè altrimenti è un continuo ed infruttuoso parlarsi addosso.

Per questo ho letto con interesse le iniziative messe in cantiere, previste o anche solo abbozzate.

Questo progetto ha l’indubbio vantaggio di poter sfruttare la visibilità dei loro fondatori, attirando cosi in tempi relativamente brevi sia sponsor che collaboratori ( più di 950 iscritti ad oggi).

Ci sono però alcuni aspetti che non sono riuscito ad approfondire e che mi hanno lasciato perplesso.

Il primo è perchè codice internet sia una s.r.l.

Capisco la necessità di un “inquadramento formale” per rapportarsi agli sponsor, ma se sei una società a tutti gli effetti come puoi coinvolgere tutta una serie di collaboratori senza formalizzare qualcosa anche nei loro confronti?

Dal punto di vista strutturale nel progetto non si accenna nulla.

Non vorrei finire per sostenere semplicemente una nuova fonte di reddito di qualcuno. Non sarebbe mia intenzione, come credo non lo sarebbe della stragrande maggioranza di quelli che si stanno registrando.

Il secondo è più strettamente legato al tipo di “community” che si è creato.

Mi sembra stia prendendo la forma dell’ennesimo social network di cui potersi vantare l’appartenenza e amicizie, senza che queste portino un reale valore aggiunto al rapporto tra le persone.

Sto ricevendo continuamente messaggi che mi informano che qualcuno su Codice internet mi ha segnato come “amico”. La cosa mi fa certo piacere, ma alcune persone veramente non sò chi siano. A cosa serve quindi?

Certo non posso pretendere che tutte le risposte siano già li belle e pronte. Però intanto io faccio le domande.

Spero veramente che questa iniziativa abbia successo, perchè in Italia ce nè veramente bisogno.

Visto che non è mia intenzione criticare e basta, dedico il prossimo post a dirvi come mi piacerebbe che fosse:

Codice internet: come lo vorrei

[in copia anche sul sito Codice internet]

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