Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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Qualche giorno fa sono venuto a conoscenza di questa petizione, a cui ho dato subito la mia sottoscrizione ( numero 95 per la precisione). A questo punto da buon blogger, avrei dovuto fare come altri e segnalarla con un post, invitare alla partecipazione ed informare tutti dell’ennesimo rischio di “attentato” ai diritti delle persone.
Quello che però ho imparato in anni di assistenza tecnica ai clienti più disparati, è che buona parte dei problemi soffre di quella che io chiamo “mortalità infantile”, ossia si risolvono da soli, senza il minimo intervento.
Non dico che le proteste delle associazioni di consumatori non siano servite a nulla, ma in Italia ci sono talmente tante persone da accontentare nel fare una legge che il più delle volte finiscono per arenarsi da soli tra gli scogli delle varie lobby.
Infatti ecco che ora sembra che il problema si sia risolto.
A parziale giustificazione del mio comportamento, vorrei far notare che un minimo di notizia l’avevo comunque data.
E ora aspettiamo la prossima stupidata da stroncare…

il 15 di agosto, mentre tutta o quasi la blogosfera sonnecchiava stancamente al sole, un manipolo di irriducibili continuava imperterrito, anche se con minor frequenza del solito, a scambiarsi messaggi su Twitter.
Proprio da uno di questi messaggi mandati da Michelangelo, vengo ad avere la soffiata che register.it regala un anno di attivazione di domini .com, .net, .org e .eu.
Come non sfruttare l’occasione, senza attivare qualcosa di inutile?
Purtroppo so per certo che i domini relativi a felter con le estensioni che regalano sono già occupati ( anche se il .net non è utilizzato ed è in vendita) e quindi cosa scegliere?
Alla fine ho optato per www.robertofelter.com .
Sono convinto che non sia ancora abbastanza chiaro ai più l’importanza di essere proprietari del dominio relativo al proprio cognome o nome e cognome del peggiore dei casi. Sembra una banalità, ma in un mondo che si sta sempre più spostando online, perdere questo identificativo è un po diventare invisibili.
Dato che, per ordine di importanza, .com viene prima di .net e .org e visto che i domini . eu non mi danno l’impressione di avere attecchito molto ( è inutile, noi italiani siamo in Europa solo sulla carta) ho definito cosa riservarmi.
Adesso è in funzione un redirect al sito www.felter.it per cui il due domini solo assolutamente intercambiabili, come qualsiasi mail mandata a @robertofelter.com verrà raccolta e girata alla mia su felter.it.
Seguendo gli ultimi suggerimenti di Robin Good relativi a come rispettare le regole dei motori di ricerca (google in primis) non ho attivato l’immobilizer, che farebbe apparire le pagine di felter.it mantenendo sulla barra degli indirizzi robertofelter.com. Dato che questo di fatto crea un sito duplicato e ai motori di ricerca non piace, ho fatto in modo di evitarlo.
Per cui sappiate tutti, insomma voi che mi leggete, che scrivere www.felter.it oppure www.robertofelter.com da oggi e per almeno un anno sarà la stessa cosa.
Lo stesso ragionamento vale per l’indirizzo del blog che sarà indistintamente blog.felter.it oppure blog.robertofelter.com
E’ proprio vero, a ferragosto non si sa più cosa inventarsi per far passare il tempo…

Chi come me ha avuto un computer Amiga negli anni ’86-88 sicuramente si ricorderà il gioco “Defender Of The Crown” della Cinemaware. Per quei tempi era uno stupendo gioco di strategia dalla grafica avanzata. Il termine di paragone per la qualità dei giochi dell’epoca.
E’ notizia di questi giorni che la risorta Cinemaware rilascerà nei prossimi giorni una nuova versione del gioco dal titolo “Defender Of The Crown : Heroes Live Forever” e girerà su PC.
Ovviamente la trama e la modalità di gioco è stata rinnovata per sfruttare le caratteristiche delle macchine attuali, ma verrà mantenuto lo stile e l’idea di base su cui il gioco era pensato.
Non so se avrò la possibilità di giocarci, ma il fatto che questa operazione permetta a nuove generazioni di Gamer di conoscere giochi che ormai sono solo nella memoria di qualche vecchio affezionato come lo sono io, mi fa veramente molto piacere.
Per cui provatelo… e magari fatemi sapere.
(segnalato dalla newsletter Amiga)


Finalmente è ufficiale: a Montichiari, in provincia di Brescia ( che casualmente è dove risiedo io) verrà costruito un velodromo coperto. Struttura che in Italia manca e che permetterà agli atleti impegnati nella disciplina del ciclismo su pista di allenarsi alla pari dei colleghi stranieri.
Io abito a poca distanza da dove sta per sorgere e da tempo aspettavo di poter dare questa notizia.
Ora il sindaco ha presentato ufficialmente il progetto esecutivo e la società a cui sono stati assegnati i lavori e quindi ecco i dati:
Verrà costruito un velodromo coperto abilitato a contenere 1680 spettatori e con una pista in legno lunga 250 metri, cosi da poter ospitare tutte le più importanti manifestazioni internazionali.
Il progetto prevede una struttura di sostegno della copertura in tubi tondi di acciaio a doppia maglia reticolare che daranno al tutto la forma di un casco da ciclista.
I lavori presumibilmente dureranno 18 mesi anche se, per strutture del genere, la variabile tempo è quella meno facilmente gestibile.
Il costo dell’opera è di 9 milioni di euro, a carico di Coni, Provincia e Comune.
Parte dei lavori sono già stati eseguiti in quanto in precedenza erano già stati iniziati i lavori per la costruzione di un velodromo scoperto e poi il Coni ha contribuito alla modifica del progetto per avere una struttura coperta.
Per una cittadina di 20.000 abitanti, votata allo sport come ha dimostrato di essere Montichiari, ( solo per citare sono presenti più di 50 associazioni sportive, una squadra maschile di Pallavolo da venti anni in A1 e una squadra femminile di pallacanestro approdata in A1 l’anno scorso, un palazzetto dello sport da 5.500 posti che ha ospitato l’ultimo all star volley e una cittadella dello sport con campi di calcio in sintetico coperti e scoperti) è l’ennesima struttura di cui si potrà andare fieri.
Una ultima chicca, per chi non riesce ad immaginare come potrebbe essere la struttura:

Sto seguendo con interesse la vicenda della San Lorenzo, azienda alimentare molto conosciuta dai blogger per le sue particolari scelte di marketing, che a seguito di problemi con l’INPS sulla tipologia di contratto nei propri call center, sembra in procinto di licenziare 600 dipendenti. ( qui potete trovare l’articolo che ne parla ).
Su richiesta di Luca conti, l’azienda ha rilasciato un commento.
Ho letto con calma quanto hanno dichiarato, cercando di non farmi subito trasportare dall’impressione che ne stavo ricevendo. Ho persino lasciato passare una giornata e ho ripreso l’articolo sperando che la cosa mi facesse vedere in modo più distaccato il tutto.
Inoltre voglio costruire la mia valutazione della vicenda considerando valide e veritiere tutte le affermazioni fatte dalla San Lorenzo, anche se in rete c’è chi racconta la propria esperienza in quel call center in modo diverso da quanto viene scritto dalla società.
Partiamo dai dati di fatto:
- dalla lettera della direzione generale della San Lorenzo risulta chiaro che le persone impegnate nel call center sono considerati “VENDITORI”, svolgono mansioni da venditori e sono pagati a compenso sulle vendite. (viene ripetuto più volte nella lettera)
- Il contratto applicato a questi collaboratori è un contratto di collaborazione coordinata e continuativa a PROGETTO.

Il D.Lgs. 276 del 2003 meglio conosciuto come legge Biagi, ha normato al Titolo VII capo 1 art. 61 e successivi il contratto a progetto, ponendo alcuni obblighi, alcuni divieti ed alcuni vincoli.
Quelli che interessano in questo caso sono i seguenti:

art.61 Definizione e campo di applicazione
comma 1
“Ferma restando la disciplina per gli agenti e i rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all’articolo 409, n. 3, del codice di procedura civile devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione della attività lavorativa.”

art.62 F o r m a
comma 1
Il contratto di lavoro a progetto e’ stipulato in forma scritta e deve contenere, ai fini della prova, i seguenti elementi:
a) indicazione della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;
b) indicazione del progetto o programma di lavoro, o fasi di esso, individuata nel suo contenuto caratterizzante, che viene dedotto in contratto;
c) il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonche’ i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese;
d) le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicarne l’autonomia nella esecuzione dell’obbligazione lavorativa;

art.67 Estinzione del contratto e preavviso
comma 1
I contratti di lavoro di cui al presente capo si risolvono al momento della realizzazione del progetto o del programma o della fase di esso che ne costituisce l’oggetto.

art. 69 Divieto di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa atipici e conversione del contratto
comma 1
I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso ai sensi dell’articolo 61, comma 1, sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.
comma 2
Qualora venga accertato dal giudice che il rapporto instaurato ai sensi dell’articolo 61 sia venuto a configurare un rapporto di lavoro subordinato, esso si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi tra le parti.

Esaminando la situazione alla luce di queste norme, che voglio sottolineare sono valide dal 2003 e nate contestualmente alla creazione della tipologia di contratto a “progetto”, ci sono alcune cose che la lettera di comunicazione non chiarisce:
- nell’art.61 i co.co.pro “devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso”.
Quale era questo progetto per i collaboratori? la vendita di prodotti non può essere considerata un progetto, perchè rientrerebbe nella disciplina per gli agenti e i rappresentanti di commercio e, inoltre non rispetterebbe il successivo art. 62. Infatti
- nell’art.62 comma 1 “Il contratto di lavoro a progetto deve contenere, ai fini della prova, a) indicazione della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;”
Quale durata è scritta nel contratto stipulato con il collaboratore?
ed infine, come richiesto dall’art. 67
Come la San Lorenzo determina la “realizzazione del progetto o del programma o della fase di esso” così da decretarne la conclusione del contratto?

Ora alcune osservazioni:
- Il contratto a progetto su una vendita potrebbe essere valido se applicato ad un singolo prodotto, per un periodo prestabilito, come una campagna di promozione, ma non a tempo indeterminato.
- Nella lettera la direzione della San Lorenzo osserva che la situazione contrattuale andava bene sia a loro che ai collaboratori.
Questo però non può giustificare il mancato rispetto della legge, altrimenti l’evasione fiscale non sarebbe più punibile ( di sicuro va bene sia a chi vende che a chi compra).
- Viene affermato che “La San Lorenzo ha deciso che non può lavorare in un clima di incertezza, di insicurezza, dove la legge deve essere interpretata, e a seconda di chi la interpreta assume un significato diverso”. Vorrei capire quale interpretazione degli articoli che ho citato, hanno utilizzato per la stesura dei contratti.

In conclusione:
dalle dichiarazioni rilasciate dalla San Lorenzo, non sembra siano state rispettate le normative vigenti sul contratto a progetto, l’unica possibilità per valutare meglio sarebbe avere il contratto a progetto di un collaboratore o la bozza tipo utilizzata dalla società in modo da poter rispondere alle precedenti domande.
Sembrerebbe appropriata l’intenzione da parte dell’Ispettorato del lavoro di applicare l’art. 69 trasformando di fatto il contratto.
Il fatto di chiudere il call Center, se fossero accertate le colpe della San Lorenzo, non risolverebbe il loro problema in quanto dovrebbero comunque assumere tutto il personale che ha lavorato a progetto presso di loro ( o quantomeno quello al lavoro ora), pagare le sanzioni previste e, in seguito, dovrebbe per di più giustificare il loro licenziamento, non sussistendo motivi di “giusta causa”.
E’ apprezzabile che la San Lorenzo abbia aperto un canale di comunicazione con l’esterno al fine di chiarire gli avvenimenti e mi auguro che possa continuare anche se servisse a dimostrare che ha torto e non ragione.
Per questo ho mandato copia di questo articolo ad Angela Cardinale della Direzione Generale di san Lorenzo, così che possa, se lo ritiene opportuno, chiarire ulteriormente i dubbi sollevati.
Come dice giustamente Luca nel suo articolo, la trasparenza è fondamentale nei momenti critici, anche se fa vedere i propri difetti.

Repetita iuvant

giu-5-2007 By Felter

Nel mio lettore di feed, tra un centinaio di feed monitorati, trovo spesso articoli sulla stessa notizia, con commenti o semplicemente con i link all’argomento.
Per questo non mi ha mai interessato molto ripetere una notizia che leggo negli articoli degli altri, a meno che non abbia qualcosa di interessante di mio da aggiungerci.
Dato che il mio blog non è certo uno dei più letti, mi sono sempre detto ” la notizia l’avranno già letta da altre parti”.
In questi giorni però mi è capitato che Vittorio, persona che ritengo sicuramente più “coinvolta” di me nella blogosfera, abbia riportato un mio articolo in cui presentavo un servizio online, segno che evidentemente non ne era a conoscenza.
Dato che so per certo di non essere stato il primo a parlarne, la cosa mi ha meravigliato.
Piacevolmente, in quanto ho potuto dare una informazione io a lui, una volta tanto.
Inoltre la cosa mi ha fatto capire che è meglio non dare niente per scontato. D’ora in avanti quando riterrò importante una notizia, vedrò di parlarne, anche se sarò l’ennesimo blog a farlo.
D’altro canto lo hanno sempre detto i latini: “Repetita iuvant!

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