Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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Codice internet: come lo vorrei

ago-1-2008 By Felter

Nel post precedente ho scritto alcune informazioni su Codice internet ed alcune mie osservazioni.

Ora vediamo se riesco a dirvi come a me piacerebbe che fosse:

Intanto per l’aspetto fondamentalmente sociale e volontario dell’attività, essendo necessaria una “forma legale” che si ponga a tutti, a me piacerebbe che fosse una associazione no Profit.

Questo permetterebbe tutta una serie di vantaggi, economici e formali, ma anche di immagine e di collaborazione che una società non può ottenere.

Inoltre sarebbe garanzia che tutto quanto si ricava dalla attività viene reinvestito nella stessa.

A questo punto i collaboratori hanno una loro chiara figura formale, ossia associati, e dedicano la propria opera volontariamente.

Andando oltre l’aspetto burocratico, pur importante, l’attività dell’associazione deve prevedere un qualcosa di continuativo, che vada oltre le manifestazioni spot a cui partecipare.

Certo è importante riuscire ad essere presenti quando ci sono eventi che possono fare da richiamo ai temi di internet e comunicazione, ma è, a mio parere, altrettanto importante creare un sottobosco di attività magari minori ma più numerose, per formare il maggior numero di persone possibile.

Per fare questo bisognerebbe che ogni persona con competenze relative ai vari aspetti della comunicazione e internet, desse la propria disponibilità e parte del suo tempo per partecipare ove qualcuno lo richiedesse o lo ritenesse necessario.

L’associazione dovrebbe tenere una specie di “portafoglio competenze” dei vari associati, dove sono dislocati sul territorio e quanto sono disposti a viaggiare.

A questo punto si potrebbe contattare o comunque informare le amministrazioni pubbliche, le proloco, le associazioni culturali, che ci sono persone disponibili a discutere di internet e comunicazione.

Gli sponsor potrebbero tranquillamente coprire totalmente o parzialmente il rimborso spese di chi è incaricato di partecipare, facilitando chi vuole organizzare qualcosa.

Ovviamente ci saranno professionisti con competenze elevate che possono essere coinvolti nelle manifestazioni più importanti e tutta una serie di persone, sparse sul territorio che invece possono, senza grandi costi, portare comunque chiarimenti a chi li chiede.

L’associazione dovrebbe rendere disponibile ai suoi associati tutto il materiale informativo utile alle presentazioni in modo tale da facilitare la distribuzione di materiale e notizie coerenti.

Inoltre sarebbe opportuno prevedere una specie di “feed back” da parte di chi ha richiesto la presenza di un oratore cosi da poter dare una valutazione del lavoro di ognuno. Questo per cercare di limitare la presenza di persone che vogliano sfruttare il nome Codice Internet senza rispettarne l’etica e la mission.

La mia è una visione forse molto semplicistica per la mole di lavoro che potrebbe esserci, ma credo che questo sarebbe veramente un “uscire dalla rete” per andare dalle persone.

Inoltre porterebbe alla crescita anche dei vari soci, che potrebbero attingere dalle enormi risorse che ognuno potrebbe condividere.

Per fare qualcosa del genere c’è bisogno di una massa critica di volontari notevole e non è certo facile riuscire a coinvolgere innanzitutto proprio le persone nella rete.

Mi auguro che Codice Internet riesca almeno in questo intento. Se poi rispecchiasse un po’ anche il mio sogno allora la mia disponibilità sarà massima.

Altrimenti chissà, magari ci proverà qualcun altro a creare una associazione tipo “medici senza frontiere” ma per curare la mancanza di cultura su internet e dintorni.

[in copia anche sul sito Codice internet]

Nasce CODICEINTERNET

ago-1-2008 By Felter

Da qualche settimana sta muovendo i primi passi una iniziativa nata dalle fervide menti di Marco Antonio Masieri e Marco Montemagno: CODICE INTERNET

L’obbiettivo è semplice quanto impegnativo:

L’idea di “Codice Internet” è molto semplice: divulgare la Rete in Italia..
Portare Internet alle persone anziché aspettare che la gente venga in Internet.

Pur condividendone le finalità sino a ieri non avevo voluto registrarmi sul sito del loro progetto, perchè non avevo ancora avuto il tempo di approfondirne la conoscenza.

Ieri, dopo l’ennesimo invito, questa volta mandato da Elena, ho deciso di iscrivermi e di dedicargli un po’ di attenzione.

Chi mi conosce e ha avuto l’occasione di discutere con me, sà che da sempre sono convinto della necessità di portare Internet fuori dalla rete, perchè altrimenti è un continuo ed infruttuoso parlarsi addosso.

Per questo ho letto con interesse le iniziative messe in cantiere, previste o anche solo abbozzate.

Questo progetto ha l’indubbio vantaggio di poter sfruttare la visibilità dei loro fondatori, attirando cosi in tempi relativamente brevi sia sponsor che collaboratori ( più di 950 iscritti ad oggi).

Ci sono però alcuni aspetti che non sono riuscito ad approfondire e che mi hanno lasciato perplesso.

Il primo è perchè codice internet sia una s.r.l.

Capisco la necessità di un “inquadramento formale” per rapportarsi agli sponsor, ma se sei una società a tutti gli effetti come puoi coinvolgere tutta una serie di collaboratori senza formalizzare qualcosa anche nei loro confronti?

Dal punto di vista strutturale nel progetto non si accenna nulla.

Non vorrei finire per sostenere semplicemente una nuova fonte di reddito di qualcuno. Non sarebbe mia intenzione, come credo non lo sarebbe della stragrande maggioranza di quelli che si stanno registrando.

Il secondo è più strettamente legato al tipo di “community” che si è creato.

Mi sembra stia prendendo la forma dell’ennesimo social network di cui potersi vantare l’appartenenza e amicizie, senza che queste portino un reale valore aggiunto al rapporto tra le persone.

Sto ricevendo continuamente messaggi che mi informano che qualcuno su Codice internet mi ha segnato come “amico”. La cosa mi fa certo piacere, ma alcune persone veramente non sò chi siano. A cosa serve quindi?

Certo non posso pretendere che tutte le risposte siano già li belle e pronte. Però intanto io faccio le domande.

Spero veramente che questa iniziativa abbia successo, perchè in Italia ce nè veramente bisogno.

Visto che non è mia intenzione criticare e basta, dedico il prossimo post a dirvi come mi piacerebbe che fosse:

Codice internet: come lo vorrei

[in copia anche sul sito Codice internet]

Grazie al servizio di Lloogg, che mi dà in tempo reale le visite al mio blog e le chiavi di ricerca con cui arrivano, ho notato che in tanti stanno cercano il live streaming della manifestazione di Di Pietro e IDV da piazza Navona.

Visto che sono qui per rispondere alle vostre richieste eccovi il link al servizio che cercate:

http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/live/player/rainews24-live.asp

A mia volta ringrazio Dario Salvelli per avermelo fatto sapere tramite Twitter.

Questa è SOCIAL INTERNET.

Sono appena rientrato da Milano, dove ho seguito le sessioni della mattinata dell’Innovation forum 2008.
Il motivo principale per cui sono andato è che a parlare questa mattina c’era Don Tapscott.
Tabscott ha scritto “Wikinomics“, definito il manuale della nuova economia Wiki. Per definire il personaggio, Luca di Bari lo ha chiamato “il visionario più autorevole…”.
Se qualcuno è interessato a quello che ha detto, sul blog del convegno c’è il video dell’intervista.
Io riporto solo alcune frasi che mi hanno colpito, nonostante non stesse dicendo niente di particolarmente nuovo per chi ha a che fare giornalmente con la rete:
- “per i giovani quattordicenni quello che per noi è tecnologia, per loro è semplicemente aria. Non serve loro impegno nell’averci a che fare”.
- “sono queste nuove generazioni che faranno la differenza nel futuro delle aziende. In Italia i giovani sono pochi, dove troverete i talenti?”
- “nel web 2.0 le società innovative sono quelle che dicono I create the context, you create the contents
- é necessario che si creino delle Ideagoras cioè l’Agorà delle idee, solo così la resa sarà massima.

Credo che essere presenti ad un talk del genere sia stato veramente interessante, perchè la facilità di espressione di certi concetti non è certo cosa da tutti.

Successivamente ci sono stati altri Panel, che ho seguito volentieri, anche se sicuramente hanno attirato meno il mio interesse:
“come possono contribuire le tecnologie ICT ai processi di innovazione”, “come si finanzia l’innovazione oggi in Italia” e ” le reti TLC di nuova generazione come motore di sviluppo del mercato e del paese”.

Gli argomenti erano anche interessanti, ma le discussioni in realtà sono state molto meno “illuminanti” di quello che speravo.
Ho apprezzato le parole di Renzo Vanetti, Amministratore delegato di SIA-SSB, che ha detto che la differenza non la fa la tecnologia, che possono avere tutti, ma la capacità di creare nei lavoratori lo stimolo perché ne traggano il valore aggiunto. Ha citato anche la teoria della complessità, parlando appunto di caos ed in pratica della necessità di una “creazione dal basso”.

Da segnalare la presenza, nel secondo panel, di Elserino Piol, che da vecchio marpione dei venture capitalist, ha potuto tirare un po le orecchie agli altri presenti, che parlavano molto di “aria fritta” (non sono parole sue, è una considerazione mia).

Nel terzo e ultimo panel che ho seguito, la presenza di Stefano Venturi, amministratore delegato di Cisco, ha portato nella discussione molti concetti cari alla blogosfera, per cui gli altri sono sembrati quasi un passo indietro.
Da notare che tutti hanno parlato della necessità dell’infrastruttura di rete a banda larga per dare la possibilità all’Italia di svilupparsi.
Però Francesco De Leo, CEO advisor di Wind, ha accuratamente evitato di dire che copertura non significa necessariamente cavi, perchè nel tal caso avrebbe dovuto spiegare perchè, se fosse tanto remunerativo avere la copertura, Wind non fa una flat HDSPA sul cellulare che risolverebbe il problema.
Per Telecom Italia non era presente Stefano Pileri, Direttore Generale Technology & Operations, ma l’ing. Nocentini, che ha affermato, con apparente tranquillità, che il problema della creazione della NGN ( New Generation Network) non sono i soldi, ma è che non ne è ancora sentita veramente la necessità da parte degli utilizzatori.
Credo sia il caso di far partire una sottoscrizione per dimostrargli il contrario.

In generale tra le molte parole dette voglio riportare alcuni concetti che varrebbe la pena di sviluppare:

(argomento formazione) per trovare informazioni in internet bisogna avere capacità di orientamento e di sintesi, e molti non le hanno.

(argomento riflessi del web 2.0 nella vita reale) se ognuno si creerà il proprio palinsesto serale, bisognerà trovare nuovi argomenti su cui discutere nei momenti di aggregazione. Effettivamente questo si ripercuote anche su chi non è “web 2.0 addicted”.

(sul risparmio energetico) è vero che l’aumento delle tecnologie porta ad un aumento dei consumi, ma il loro utilizzo può produrre risparmi molto superiori, ad esempio adesso per ogni persona ci sono due locali illuminati, riscaldati e una rete di collegamento che li unisce (parlavano della casa e del posto di lavoro di ognuno).

Concludo questo resoconto con un’ultima cosa, molto meno formale, ma altrettanto piacevole per me:
Ho potuto finalmente incontrare di persona e salutare Lele Dainesi, presente ovviamente al seguito di Stefano Venturi.
Perchè questo non era un barcamp, e un po il fatto di non potere intervenire l’ho sentito.
Ma dire “ciao” a qualcuno è comunque…”salutare”.

(dalla newsletter di www.governo.it)

Il Governo lancia una consultazione pubblica, volta a raccogliere idee e proposte riguardanti nuove iniziative di semplificazione, scaturite dall’esperienza quotidiana e dai problemi vissuti dai cittadini e dalle imprese, al fine di elaborare il prossimo Piano d’azione. Il Piano di azione è uno strumento che predefinisce il collegamento tra obiettivi strategici, azioni necessarie al loro conseguimento e verifica dei risultati. Esso individua i principali obiettivi di semplificazione e qualità della regolazione, i soggetti responsabili, le azioni da compiere ed i tempi necessari al loro conseguimento; fornisce, inoltre, un quadro unitario del complesso delle iniziative normative e amministrative adottate dal Governo, aventi un forte impatto sulla semplificazione. Il miglioramento della qualità della regolazione e la connessa semplificazione sono senz’altro fattori decisivi per la competitività del Paese, per la pratica dei diritti fondamentali dei cittadini, per l’effettiva fruibilità dei servizi e delle prestazione delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei cittadini. Tutti possono collaborare, compilando il questionario on-line, ed individuare i temi prioritari sui quali il Governo è chiamato ad intervenire, a segnalare problemi particolari da affrontare e a proporre soluzioni di semplificazione. La consultazione sarà on-line fino al 10 marzo 2008.
Presentazione del questionario

Non so quanto questa iniziativa di un governo “che non esiste” sarà effettivamente poi presa in considerazione, però ci si lamenta sempre delle scelte “unilaterali” di chi ci governa e spesso ci si trova a dire “saprei io come fare per sistemare le cose!”.
Beh adesso se avete delle idee è il momento giusto per segnalarle.
Probabilmente non servirà a niente, però si potrà dire “ve l’avevo detto!”.

P.S. io non ho ancora visto il questionario, per cui non so quanto effettivamente sia possibile fare proposte concrete, se qualcuno ha qualche giudizio, ha i commenti aperti.

Parlare di leggi in Italia ormai è diventato come parlare di calcio il lunedi mattina al bar: ognuno la vede a modo suo e quello che è stato detto il lunedi prima non è detto che sia ancora valido il lunedi dopo.
Il fatto però che nel giro di tre mesi si faccia una legge spacciandola per “salvavita”, per puro caso nei tre mesi di applicazione le statistiche confermino che effettivamente forse lo potrebbe essere, e quindi la si abolisca tra il silenzio generale, a mio parere merita qualche considerazione.
l’argomento è questo:
a ottobre del 2007, in seguito ad una serie di morti sulla strada causati da pirati e guidatori ubriachi, è stato convertito in legge il decreto Bianchi-Amato che, insieme all’inasprimento delle pene per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, VIETA LA VENDITA DI ALCOLICI NEI LOCALI DOPO LE 2 DI NOTTE.
Questo divieto non è certo stato accettato di buon grado dai gestori di discoteche e la discussione se fosse o meno corretto ha preso le pagine dei giornali per alcuni giorni.
Quando però sembrava che la cosa fosse ormai stata assimilata, ecco il colpo di scena:
nel disegno di legge per la riforma sulla sicurezza stradale, appena approvato dalla commissione trasporti della Camera, questo divieto è SCOMPARSO.
Già è comico il solo pensare che ci sia perennemente in corso una “riforma sulla sicurezza stradale” per cui ogni tre per due qualcuno modifica qualcosa che dovrebbe essere consolidato da anni. ( Le auto vanno con un motore pensato cent’anni fa, le strade sono costruite 50 anni fa e guidare è un concetto comune a tutti da un sacco di tempo).
E’ possibile certo che si siano resi conto di aver sbagliato e sarebbe una dimostrazione di coraggio ammetterlo ed intervenire.
Se però pensiamo che le statistiche dei morti sulla strada nel periodo ottobre-dicembre 2007 danno una diminuzione del 30% circa degli incidenti stradali notturni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, diventa difficile capire su quali basi si è valutato “sbagliato” un divieto del genere.
Forse inutile perchè aggirato o poco rispettato, quello si, ma da qui a dire “tanto vale toglierlo” mi sembra una forma di sconfitta della capacità di legiferare dello stato. (una delle tante dimostrazioni di incapacità date in questo periodo).
Poi però leggo che Silvano Moffa, firmatario dell’emendamento che ad ottobre ha inserito il divieto, oggi dice:
«Inutile proibire se non serve a nulla, meglio trovare altri strumenti. Quel decreto fu approvato sull`onda dell`emergenza ma qui stiamo parlando di una legge complessiva. Abbiamo preferito puntare su prevenzione, formazione e pene più severe». «Non escludo che ci possano essere state pressioni – conclude – ma in Commissione s`è discusso molto. Io poi in discoteca non ci vado mai».
Ecco, ora è chiaro: che mi frega di quello che fanno, io mica ci vado…

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