Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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Leggendo l’ottimo blog di Giacomo Mason, “Intranet Management”, vengo a conoscenza di questo stupendo video di Daniel Pink, pubblicato sul canale delle Ted Conference.

Parla degli incentivi sul lavoro, del bastone e della carota e di come questo modo di premiare il lavoratore sia poco redditizio.

Una decina di anni fa, in una grossa società in cui lavoravo, era abitudine utilizzare i premi in denaro esclusivamente per “calmare” i rompipalle e stimolare chi lavorava poco. 
“Per quelli che lavorano non serve” dicevano, perchè tanto stanno già lavorando.

Nel video l’uso dei premi per questi obiettivi non viene considerato. Chissà cosa ne penserebbe.

E voi, pensate potreste utilizzare un sistema di incentivi come quello proposto da Daniel?

(il video ha anche i sottotitoli in italiano)

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[La versione originale di questo post è pubblicata sul Blog di Roberto Felter]

Qualche giorno fa ho ricevuto in prova, grazie alla iniziativa di Simplicissimus Book Farm, un Ebook reader ILiad 2nd edition.

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Ho sempre pensato che provare fisicamente un prodotto, che sia un cellulare piuttosto che un ebook reader come in questo caso, sia enormemente utile, per farsene una reale opinione e questa iniziativa ne è stata la conferma.

impressioni a caldo:

è più piccolo e meno luminoso di quello che mi immaginavo.

Questo mi ha subito fatto capire quanto questa prova mi sarebbe stata utile. Sapendo da tempo che lo avrei ricevuto, avevo letto parecchio in merito, eppure quello che mi sono trovato tra le mani non era esattamente quello che mi aspettavo.

Per farvi capire cosa intendo, guardando le foto, come la precedente, io l’avevo inconsciamente associato alle dimensioni di un foglio A4, anche se avevo letto le misure 155 x 217 x 16 mm.
Per questo voglio mostrarvi questa foto, che dà invece la differenza di dimensioni:

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Questo non vuole essere un difetto, anzi. Unito alla leggerezza è una caratteristica che lo rende veramente comodo. Solo che non me lo aspettavo.

La luminosità dello schermo è un’altra delle cose che non ero riuscito a ricreare leggendo sull’argomento.

Certo l’e-ink è una cosa diversa rispetto ai soliti display e monitor, ma solo nella realtà si percepisce quanto lo sia.

Inizialmente mi è venuto naturale cercare dove si potesse regolare la luminosità (forse sto troppe ore davanti al computer) poi però mi sono reso conto che è proprio questa “leggerezza” del testo che ti permette di leggere senza stancare la vista.

Prova su strada:

mai termine fu più azzeccato, dato che questo è proprio un prodotto da provare anche all’aperto. Ma andiamo con ordine.

Ho avuto qualche problema con il collegamento wireless, nel senso che in automatico non mi trovava nessuna rete, pure essendoci sia quella protetta del Router che quella aperta della Fonera. Non so come mai, in ogni caso inserendo manualmente nome e parametri si è collegato.  Il wireless l’ho usato però solo come test, per caricare qualche ebook ho preferito usare il cavetto USB e con quello, Vista ha subito configurato la nuova periferica.

Ci si può leggere praticamente qualsiasi .pdf, tranne I Trucchi di una digital strategist di Lafra che non ha voluto visualizzare (chissà perchè) però consiglio di utilizzare i formati pensati per questo tipo di strumento, aiutano molto in quanto a dimensioni del carattere, nitidezza ecc.

La batteria, al contrario di tanti altri prodotti, non è un problema, dura tantissimo anche perchè con la tecnologia e.ink il consumo per la visualizzazione della pagina è minimo.

Non pensate di poterlo utilizzare a letto senza accendere la luce, come dicevo prima, non ha illuminazione propria, è proprio come avere in mano un foglio di carta.

Per questo, paradossalmente, da il meglio di sè all’aperto, dove i display dei portatili invece vanno in crisi.  Alla luce del sole è veramente uno spettacolo leggere moltissime pagine senza stancarsi la vista. La possibilità di prendere appunti e scrivere a fianco-sopra-sotto quello che si sta leggendo è una forza, anche se il feedback è lento e praticamente devi scrivere “a memoria” controllando solo un attimo dopo se hai fatto qualche errore. In ogni caso cancellare è facile come scrivere, per cui si tratta solo di abituarsi.

Conclusioni:

Indubbiamente la tecnologia è matura e può veramente iniziare a diffondersi oltre al mercato di nicchia dei “lettori-geek”.

A mio parere ci sono alcune cose che potrebbero essere migliorate, proprio per aumentare il bacino di potenziali utilizzatori:

ergonomicamente io avrei fatto un paio di bombature sui due lati lunghi dell’ebook, perchè data la leggerezza e le dimensioni, viene naturale cercare un punto di presa che dia sicurezza.

Mi sembra che le icone poste sul fondo dello schermo, che servono per dare i vari comandi, usare la penna ecc. siano troppo piccole. Sarebbe stato più opportuno fare in modo che apparissero di dimensioni più generose, cliccando un tasto o toccando la zona in fondo, cosi come succede con la tastiera software. Ho provato a mostrarlo a mia madre ma era veramente troppo complicato per lei trovare quale era l’icona giusta.  Però le operazioni di lettura e il display le ha trovate veramente comode.

un’altra cosa che potrebbe essere utile è la gestione remota dell’ebook. Nel senso che attualmente devi richiedere dall’ebook gli aggiornamenti dei file, giornali ecc.
Io credo che in un ambito scolastico sarebbe più opportuno per un insegnante poter mandare direttamente lei dalla sua piattaforma le documentazioni verso gli ebook, cosi da essere sicura che tutti gli utilizzatori abbiano gli archivi aggiornati.  (può darsi che sia già possibile, non ho condiviso cartelle in wireless durante questa prova).

Devo ammettere che inizialmente ero convinto fosse un prodotto che non avrei preso, perchè l’avrei usato poco, ma dopo averlo avuto a disposizione per qualche giorno, ho avuto l’impressione che averlo ti invoglia ad usarlo e questo significa che ha veramente una grossa utilità. Mi auguro che il prezzo diminuisca, cosi da renderlo appetibile sotto tutti i punti di vista.

Ringrazio Antonio Tombolini e Luigi Passerino per aver pensato a questo tour e aver organizzato tutti questi passaggi di materiale.  Questa prova non è legata a nessun tipo di compenso o di obbligo, neppure quello di scrivere questo post, tantomeno di scriverci cose positive. Il fatto che io abbia deciso di scriverlo è solo perchè ritengo che quello che ho scritto possa interessare a chi legge il mio blog.

Credo che avrò in mano l’Iliad ancora per un paio di giorni. Se avete qualcosa da chiedere, fatelo nei commenti. Vedrò se posso esservi utile.

Da qualche giorno sono tornato a casa, dopo aver trascorso tre settimane al mare.

In questo periodo in albergo ho notato, più volte, gente che entrava a chiedere se ci fosse una camera libera per la notte o per i giorni successivi.

La cosa mi ha meravigliato in quanto lo trovo un metodo poco valido per trovare una sistemazione.

Eppure l’albergatore mi ha confermato che è una cosa che succede spesso e, anche quando lui stesso consiglia metodi alternativi da applicare, il comportamento non cambia.

Non capisco come mai queste persone non si rivolgano al locale ufficio del turismo.

Tutti gli albergatori, quando hanno una camera libera causa disdetta, informano l’ufficio del turismo, cosi da avere la possibilità di assegnarla ad un nuovo cliente.

Ormai è presente in moltissime località turistiche.

Io stesso, circa 15 anni fa, ho usato questo metodo per trovare una camera singola a Riccione, la settimana di ferragosto.

Se pensate che proprio grazie alla segnalazione ricevuta allora, io ho conosciuto l’albergo dove anche quest’anno ho trascorso le mie vacanze, potete capire che ho apprezzato il servizio.

Voi avete mai avuto la necessità di trovare un posto dove dormire mentre eravate in giro?

Come vi siete comportati?

A chi interessa, l’albergo che ho conosciuto allora è questo: Hotel Acquamarina

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E’ finalmente pronta per il download la versione 3.5 di Firefox, il browser di Mozilla.

In realtà è già un paio di giorni che è disponibile e chi ha installato una versione precedente avrà già ricevuto l’avviso di aggiornamento disponibile.

Per cui molti già lo sanno.

Però io lo sto dicendo agli altri.

A quelli che navigano questo sito e probabilmente tutti gli altri, utilizzando Internet explorer 6 o 7.

Certo, qualcuno sarà obbligato a farlo perchè è l’installazione dell’ufficio, perchè non può cambiare,  ma non ci credo che 2000 persone in un mese visitino il mio sito da una postazione blindata o comunque con necessità cosi “stringenti”.

Probabilmente molti navigano usando il programma che hanno trovato installato sul computer al momento dell’acquisto, senza nemmeno preoccuparsi troppo di tenere poi il tutto aggiornato.

Ho aspettato qualche giorno a consigliarvelo perchè l’ho voluto provare. Certo bastava anche la versione precedente per dire che cambiare è un passo in avanti, ma usare la versione 3.5 mi ha fatto ritornare la voglia di fargli pubblicità.

Lo trovate qui: Firefox 3.5 versione italiana

Ci trovate anche le nuove caratteristiche.

Se avete imparato a cliccare, siete in grado di installarlo e usarlo da soli.

Provatelo e poi ne riparliamo.

[UPDATE]

Firefox 3.5 open party sabato 11 luglio a Milano allo Spazio Fitzcarraldo

nel caso voi vogliate avere un approccio un po’ più “fisico” a Firefox 3.5 potete partecipare alla festa organizzata da Mozilla Italia, in collaborazione con LIFOS e OpenLabs, per festeggiare l’arrivo di Firefox 3.5 un open party sponsorizzato da Mozilla sabato 11 luglio a Milano, presso lo Spazio Fitzcarraldo.

Qui trovate tutte le informazioni.

Il 19 febbraio è stato pubblicato il primo numero della rivista WIRED Italia, edizione italiana del famoso periodico tecnologico americano.

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Già da qualche mese molti “tecnologi” hanno avuto la possibilità di abbonarsi alla rivista grazie ad una campagna di prezzi molto competitiva e appetibile.

Io, che invece ho una certa repulsione per l’abbonamento alle riviste e avevo anche qualche dubbio sulla effettiva utilità di una rivista tecnologica, in questo momento di “crisi economica” da una parte e di abbondanza di informazioni online dall’altra, ho deciso di attenderne la pubblicazione, comperare il numero 1 in edicola e poi valutare il da farsi. Dopo tutto il numero 1, già quello è un motivo valido per l’acquisto, ma il resto?

Quando l’edicolante mi ha dato la rivista devo ammettere che sono rimasto un po’ stupito.

La copertina lucida argentata, con le scritte leggermente in rilievo e le dimensioni generose, sia come misure che come pagine, non erano quello che mi aspettavo.

Dal punto di vista estetico c’è stato sicuramente un impegno notevole. Il termine “rivista patinata” non potrebbe essere più adatto.

Gli argomenti trattati sono particolari e originali, non so per quanto possano mantenere un livello del genere (dopotutto non è facile trovare tutti i mesi una Rita Levi Montalcini da intervistare), ma un pensierino all’abbonamento lo si potrebbe fare.

Già ma io odio gli abbonamenti.  E il perché me lo hanno già ricordato gli abbonati a Wired che conosco:

anche se abbonati già da un paio di mesi, sono ancora in fremente attesa della consegna della rivista.

Il tipico problema degli abbonati alle riviste, ecco il motivo che mi fa odiare da anni questo sistema di acquisto.

la rivista viene consegnata in ritardo rispetto all’uscita nelle edicole, sempre che qualche “zelante postino” o qualche condomino non abbia interesse agli argomenti trattati e quindi decida di farsi un “abbonamento a scrocco” per quel numero.

A maggior ragione se la rivista è anche “fisicamente” bella e magari viene infilata in una cassetta delle lettera incapace di contenerla se non ridotta a brandelli.

E, purtroppo, anche una rivista che parla di “storie, idee e persone che cambiano il mondo” non ha affrontato con la dovuta innovazione, il rapporto con i propri abbonati.

E pensare che un sistema semplice per risolvere il problema c’è e io l’ho visto applicare già nel 1988, quando mi sono trovato a fare, per un certo periodo di tempo, proprio il postino.

Il sistema è semplice, è la consegna in edicola.

Ci sono tante varianti ma la cosa fondamentale è che l’abbonato, quando la rivista viene pubblicata, si reca presso una edicola e ritira la propria copia.

Questo permette di sincronizzare la fornitura di riviste tra gli abbonati e i lettori “casuali” e consente agli abbonati di ricevere anche gli eventuali allegati alla rivista, che nelle consegne a domicilio di solito non vengono dati.

Nel 1988, se non ricordo male Italia Oggi, distribuiva agli abbonati un blocchetto di voucher da dare all’edicolante, uno qualsiasi, che aveva cosi la possibilità di farsi rimborsare la copia venduta ma non pagata.

Il sole 24 ore invece mi risulta che faccia la consegna in edicola, ma è necessario concordare in quale edicola farsi fare la consegna e quindi ha qualche paletto in più.

Non credo che il costo di un rimborso all’edicolante (che non è il costo della rivista, è il guadagno che l’edicolante avrebbe a venderla) sia superiore al costo della spedizione postale.

A me era piaciuta molto l’idea del “buono rivista”, nel senso che non c’erano limitazioni, in pratica tu avevi i buoni per ritirare tot riviste, teoricamente potevi andare un giorno e richiederne 10 identiche. Questo potrebbe essere utile ad esempio all’abbonato che riceve un numero della rivista particolarmente interessante e vuole darne una copia ad un amico.

Certo diminuiranno i numeri ricevuti, ma intanto avrà potuto acquistare una seconda copia a prezzo “d’abbonamento” e magari avrà convinto un secondo lettore ad abbonarsi e a “restituirgli” nel tempo il voucher.

Senza contare il problema del periodo in cui la propria edicola di fiducia è in ferie, oppure quando sei in viaggio ecc.

Per cui no, non mi abbonerò a Wired. Almeno per il momento.

Una ultima osservazione, da maniaco della privacy:

Nella rivista ci sono due cartoline preaffrancate per abbonarsi. Vanno quindi rispedite senza essere inserite e chiuse in una ulteriore busta.

Beh, vi sconsiglio caldamente di utilizzare la cartolina nel caso voi voleste pagare l’abbonamento tramite carta di credito.

Infatti dovreste scrivere tutti i dati necessari al pagamento sulla cartolina e questi sarebbero ben visibili a tutte le persone che si trovassero a maneggiarla.

Se volete abbonarvi con la carta di credito, dopotutto se leggete Wired non dovreste avere grossi problemi a farlo, andare all’indirizzo http://www.abbonamenti.it/p1213

Però una rivista come Wired certe cose non dovrebbe farle rischiare ai suoi lettori.

Questo è un post a pubblicazione programmata, in quanto io in questo momento sono lontano da un computer.

Però credo che a qualcuno possa interessare sapere che Tokyoflash, la società giapponese che produce orologi digitali dalle forme più strane, nei giorni 25 e 26 dicembre effettua una campagna di sconti notevole.

Se vi piace il genere credo proprio sia il caso di approfittarne.

State attenti però che i tempi di consegna possono essere lunghi (lo dicono anche loro al momento dell’ordine) sembra particolarmente per l’Italia, chissà perchè.

Se qualcuno li ordina ci faccia sapere quanto tempo hanno impiegato ad arrivare e se ne è soddisfatto.

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