Blog di Felter Roberto

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La privacy in rete: quella delle persone e quella delle cose

Chi mi legge sa bene che la privacy è un argomento che mi interessa molto, sin dal 1996, quando venne pubblicato il primo decreto legislativo sull’argomento.

CD normativa privacy 2003

CD normativa privacy 2003

Negli ultimi giorni ho potuto partecipare ad un paio di incontri che, più o meno direttamente, hanno affrontato il tema della privacy in rete.

Il primo è stato l’incontro a Milano con la società EMC2 Italia e il suo Amministratore Delegato e Direttore Generale Marco Fanizzi. Hanno presentato e discusso con il presenti il EMC Privacy Index: uno studio mondiale che analizza l’atteggiamento degli utenti di 15 Paesi nei confronti della privacy su Internet.

E’ stato un momento di confronto molto interessante, perchè i dati dello studio dimostrano che ci sono ancora molte incongruenze nei comportamenti delle persone su internet. Spesso si pensa alla propria privacy solo nel momento in cui qualcosa è andato storto.

Ad esempio:

Nel nostro Paese, solo il 29% del campione intervistato (in linea con il risultato a livello globale, 27%)dichiara di essere disposto a sacrificare i propri livelli di privacy per poter usufruire di tutti i vantaggi della rete e delle tecnologie online.

Tuttavia:

–          Solo il 41% degli intervistati cambia regolarmente le proprie password.

–          Quasi 1 utente su 3 dichiara di non avere una password per i propri dispositivi mobile, telefoni o tablet.

–          Più di 1 utente su 3 non regola, quando si iscrive a un Social Network, in modo mirato le proprie impostazioni legate alla privacy.

Io sono da sempre del parere che il concetto di privacy è ancora poco “assimilato” da parte delle persone e quindi non si abbia un comportamento che “naturalmente” tende al suo rispetto, come invece succede per altri diritti acquisiti da molto più tempo come, ad esempio, la libertà. Per cui, al di là degli ovvi insegnamenti da dare, sono sempre più convinto che si debba lavorare molto sul rendere le persone consapevoli di quello che è un loro diritto.

Si è parlato anche dei comportamenti da tenere, anche da parte delle aziende, nei casi in cui si utilizzino servizi in Cloud, ossia servizi delocalizzati che, pertanto, vanno spesso a perdere le protezioni di Legge a cui siamo abituati.

Come spesso succede, la tecnologia è molti passi più avanti rispetto alle normative. C’è molto da lavorare anche in quel senso, specialmente a livello globale.

Tutto comunque veramente molto interessante, è valsa la pena andare e tornare da Milano in un afoso pomeriggio. Per cui è giusto ringraziare Andrea Schiroli di Barabino&Partners che mi ha invitato.

Finito l’incontro, torno a casa e, come faccio sempre, faccio decantare qualche giorno quello che ho ascoltato per cercare di fare una mia valutazione del tutto e, nel frattempo, mi capita di partecipare a Brescia alla GirlGeekDinner5 (uno dei pochi maschi ammessi, grazie ad una serie infinita di alert e ad una velocità di prenotazione di cui credo continuerò a vantarmi per anni 😀 ).

L’argomento degli speech era “l’Internet of things”, l’internet delle cose. E, ovviamente, se in internet ci metti le cose, anche queste si trovano a scontrarsi con lo stesso problema delle persone: le cose hanno diritto alla Privacy?

In relazione a questo ci sono stati speech molto interessanti come quello di Luisa Ravelli che ha parlato della sicurezza di quanto è in rete (e la mancanza di sicurezza comporta, tra le altre cose, il rischio per la privacy) oppure come quello di Zoe Romano che ha parlato dell’opensource anche per gli oggetti indossabili, a garanzia della trasparenza del loro comportamento.

Con l’internet of things il rischio che la privacy venga messa ulteriormente in secondo piano è ancora più elevato, in quanto è sempre in atto il tentativo di far passare il concetto che in cambio della propria privacy si possa ottenere qualcosa che altrimenti non si potrebbe avere.

Un esempio portato è stato quello dei braccialetti in grado di monitorare la propria attività fisica, il proprio stato di salute ecc. Se domani la vostra assicurazione sulla vita vi dicesse “io ti assicuro solo se il tuo braccialetto mi dice che tu rimani all’interno di certi parametri altrimenti la colpa è tua e non ti risarcisco” tu saresti disposto a fare attività fisica, ridurre il mangiare schifezze ecc. oppure ritieni che quelle informazioni su di te è giusto che le conosca solo tu? ecco. Vedi… ora il concetto di privacy non ti sta diventando più così “ininfluente”.