INTEL XEON E7 v. 2

INTEL ha presentato la nuova famiglia di microprocessori XEON E7 v.2 per il mondo Enterprise.

Va a migliorare drasticamente la serie precedente degli Xeon E7, aumentandone di oltre l’80% la velocità, triplicando la memoria supportata e riducendone, nonostante tutto, il prezzo.

Per farvi un’idea, la memoria supportata dalle piattaforme a 4 core è 6 Terabyte, che può arrivare a 12 Terabyte per le piattaforme a 8 core.  Parliamo di TERABYTE. Il mondo dell’In memory computing non è mai stato così vicino.

In rete potrete trovare tutte le caratteristiche tecniche per cui, come al solito, non mi dilungo oltre nella presentazione del prodotto. Quello che invece voglio fare è ragionare un attimo sul potenziale di utilizzo che si viene a creare con l’ennesima, grandissima riduzione di costi per strutture di gestione ed analisi di dati di grandi dimensioni.

Al di là dell’utilità di un microprocessore del genere per le maxi aziende tipo Telecom Italia o Unipol SAI che sono state coinvolte nel test delle macchine e che hanno facilmente verificato quanto possa essere opportuna per loro la migrazione a questi processori,  a me è venuto subito in mente quanto piattaforme con queste potenzialità possano essere utili anche a tante aziende più piccole, che sono alla ricerca di un business redditizio e che, finalmente, possono investire cifre abbordabili e competere in un mercato sino ad oggi riservato a pochi.

C’è un enorme quantitativo di dati disponibile e che continua a crescere, basta fare una ricerca con il termine “big data” per rendersene conto.
Il loro valore potenziale è altissimo ma vanno filtrati, manipolati, gestiti. Il valore è lì, a disposizione ma servono strumenti perchè si possa estrarre l’informazione che effettivamente serve.

Ultimamente sto seguendo l’argomento smart cities e una delle grandi necessità di una città che vuole essere smart è l’essere in grado di ascoltare il propri smart citizen.

Quanti vantaggi potrebbe avere una smart cities se la possibilità di gestire grossi quantitativi di dati fosse alla portata di infrastrutture relativamente poco costose? Non si sta parlando ovviamente dei costi di un pc desktop ma la riduzione comunque significativa di questi costi potrebbe alimentare un circolo virtuoso in cui le società investono nella fornitura di servizi del genere alle città che ne necessitano, che a loro volta migliorano le loro aree attirando investimenti che possono incentivare la creazione e il miglioramento ulteriore dei servizi a disposizione.

Perchè nonostante tutto, il valore più grande è e sarà sempre nella capacità delle persone nell’utilizzare al meglio gli strumenti disponibili, per cui se gli strumenti sono a disposizione di molti invece che di pochi, è molto molto più facile che arrivino alle persone giuste e che queste riescano a sfruttarle al meglio.

Grazie anche all’Internet of things i big data continuano a crescere a dismisura eppure forse, da oggi, non sembrano più cosi “big” come prima.