Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

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la TV li chiama nativi digitali ma sono solo ragazzi

Questa mia riflessione nasce da un servizio trasmesso ieri , 11 aprile, durante la trasmissione “Le Iene” su Italia 1 in cui parlano dei Nativi digitali, i bambini nati col computer.

Il servizio è questo:

leIene(Mediaset non permette l’embedded dei propri video)

Ammetto che non guardo spesso le Iene, anzi direi mai, e questo servizio l’ho guardato con interesse esclusivamente perché un paio di ragazzini presentati nel video sono figli di personaggi della rete che conosco. (Blanca è la figlia di Marco Zamperini e Leonardo è il figlio di Marco Camisani Calzolari).

Devo dire però che è stato interessante guardarlo perché mi ha fatto fare alcune considerazioni che vorrei condividere con voi.

Questi bambini o ragazzini o come preferite chiamarli, avendo dai 6 ai 13 anni, sono considerati, a ragione, nativi digitali in quanto sono cresciuti con la presenza della tecnologia digitale al loro fianco.

Solo che non sono nativi digitali in quanto ragazzi di 6-13 anni, ma sono nativi digitali perché, nella loro crescita sono stati messi in contatto con la tecnologia.

E, direi io, sono stati messi in contatto con la tecnologia nel modo corretto, guidati ed affiancati da genitori competenti che sono stati in grado di far loro capire con cosa avevano a che fare e cosa dovevano fare per approcciarvisi.

Un esempio? su Google+ Dema mi ricorda che Blanca era in giro per il TorinoBarCamp con suo padre a fare fotografie con la sua fotocamera digitale, nel 2008, a 6 anni.

Questo però non è da tutti. Non tutti i giovani dai 6 ai 13 anni sono cresciuti cosi.

Qualcuno non ha avuto molto a che fare con la tecnologia, nonostante l’età, se non magari per il telefonino dei genitori o la televisione.

Altri invece l’hanno usata ma si sono trovati a farlo da soli e senza nessuna guida in grado di far loro capire cosa era importante e cosa no e considerare questi dei nativi digitali è un grosso errore perché non è cosi e si rischierebbe di dare per scontato cose che invece non lo sono.

Certe parole dette da Blanca o da Matilde non possono essere date per acquisite da tutti i ragazzi. “La tecnologia è un mezzo…”, “certe cose non le scrivo”.

Ad ascoltarli sembra sentire parlare degli adulti, (e ce ne fossero di adulti che parlano cosi) ed in realtà è vero perché sono le parole che hanno imparato dagli adulti che li hanno fatti crescere in questo modo.

Come il fatto che tutti abbiano citato Facebook, nonostante teoricamente nessuno dovrebbe potervi accedere, dato che le policy di Facebook prevedono una età minima di 13 anni per potervi creare un account, fa capire che non basta una proibizione formale per tenere lontani i bambini dalle cose. E allora gliele lasciamo affrontare da soli?

Smettiamo di considerare i giovani dei nativi digitali, consideriamoli solo e sempre dei ragazzi che hanno bisogno di imparare.

Sta ai genitori e alla scuola rendere digitali questi nativi e non lasciarli soli tra le tecnologie.