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Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Come stanno ripetendo tantissimi siti, blog, messaggi e compagnia cantando, oggi, 26 aprile 2010, il Ministero dell’innovazione ha attivato il sito postacertificata.gov.it da cui il cittadino italiano può far partire la richiesta di un indirizzo “PEC” gratuito, che potrà poi andare a ritirare presso il più vicino sportello delle Poste.

Il servizio è stato chiamato Postacertificat@,

Ho già ripetuto più volte, da questo blog e in tante discussioni in giro per il web, che la PEC regalata in realtà non è un servizio PEC, ma un servizio CEC-PAC ossia “Comunicazione Elettronica Certificata tra la Pubblica Amministrazione e il Cittadino” in quanto funziona solo se il mittente o il destinatario è una Pubblica Amministrazione.

Ora che il sito è finalmente disponibile posso fare qualche osservazione ulteriore:

Il sito conferma che regalano una CEC-PAC

L’evoluzione del bando di gara e delle sperimentazioni di INPS e ACI avevano portato dubbi in merito.

Se il bando di gara parlava di servizio di CEC-PAC, l’assegnazione negli articoli (il documento ufficiale non l’ho trovato da nessuna parte) viene sempre riferita a servizio PEC.

Inoltre, da prove effettuate in questi mesi con le mail distribuite gratuitamente da INPS e ACI, si è notato che le mail attivate presso l’INPS non permettevano l’invio verso PEC standard, mentre quelle attivate presso l’ACI sì, anche se teoricamente dovevano essere identiche.

Ora il sito dice chiaramente

“ La PostaCertificat@ garantisce un canale di comunicazione chiuso ed esclusivo tra Pubblica Amministrazione e Cittadino, non sono, infatti, previste comunicazioni al di fuori di tale canale, ad esempio tra Cittadino e Cittadino.“

per cui le mail attivate dall’ACI, se funzionano in modo diverso, sono fuori norma.

- cosa succederà alle mail “sperimentali” di INPS e ACI?

Nelle condizioni d’uso del servizio dell’INPS, come in quello dell’ACI, è scritto chiaramente all’art.3 che

Il Cliente riconosce ed accetta, sin d’ora e senza riserve, che conclusa la fase di
sperimentazione, l’indirizzo PEC assegnato potrà essere trasferito nel “Servizio di
comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadino (CECPAC)” una volta avviato il progetto.

Solo che ci sono alcune differenze tra i servizi già avviati e quello che ora viene presentato ufficialmente.

Quello che si nota subito è che entrambi gli indirizzi forniti da INPS e ACI erano del tipo

codicefiscale@gestore

mentre quello fornito dal servizio Postacertificat@ è nome.cognome@gestore.

E’ ovvio che il secondo è più immediato. Verrà cambiato?

Le mail dell’INPS e dell’ACI si potevano consultare solo tramite web, mentre invece postacertificat@ è possibile utilizzarlo anche da client (in fondo scrivo come fare). Verrà tolta questa limitazione?

Inoltre c’è il fatto citato in precedenza che quelli con la mail ACI potevano usarla effettivamente come una PEC standard. Dubito che questo durerà ancora molto.

- quali sono le caratteristiche reali di questo servizio?

Dal sito veniamo a conoscenza di alcune caratteristiche che, sino ad ora, non erano state citate o addirittura erano state date con valori diversi:

  • numero massimo di invii giornalieri, non superiore a 10;
  • dimensione massima del messaggio pari a 30 MB;
  • numero massimo di destinatari del messaggio 50;
  • spazio totale disponibile della casella 250 MB ;

In precedenza le presentazioni del ministro e del Ministero parlavano di 500 MB di casella, che è già un valore inferiore a quello standard di 1 GB di quelle a pagamento.

Ora il sito dice addirittura che è 250 MB. Il disciplinare di gara parlava di “minimo 250 MB” ma il Ministro, solo ieri parlava di casella da 500 MB. Che Poste/Telecom si siano resi conto che 50 Milioni di Euro non bastano a dare 500 MB a persona?

Almeno sul sito hanno messo i parametri per poter configurare il proprio client di posta in modo da poterlo usare anche per gestire la PEC.

Visto che il sito è frequentemente down, vedo di riportarli qui, in modo da averli a portata di mano se mi serviranno per qualche configurazione.

Nel caso di utilizzo di un client di posta i valori di configurazione del client per la casella PostaCertificat@ sono i seguenti:

Server posta in arrivo: mail.postacertificata.gov.it

  • protocollo pop3:il server richiede una connessione crittografata (ssl) porta 995
  • protocollo imap:il server richiede una connessione crittografata (ssl) porta 993

Server posta in uscita: mail.postacertificata.gov.it

  • protocollo smtp:il server richiede una connessione crittografata (ssl) porta 465

attivare la funzione: “Server della posta in uscita – Autenticazione del server necessaria”

- e il domicilio digitale?

il DPCM 6 maggio 2009 Disposizioni in materia di rilascio e di uso della casella di posta elettronica certificata assegnata ai cittadini, all’art. 3 comma 4 dice:

La volontà del cittadino espressa ai sensi dell’articolo 2, comma 1, rappresenta la esplicita accettazione dell’invio, tramite PEC, da parte delle pubbliche amministrazioni di tutti i provvedimenti e gli atti che lo riguardano

Solo che questa “esplicita accettazione” non viene raccontata da nessuna parte.

Io ci penserei bene prima di attivare una cosa con questo tipo di “automatismi”, specialmente se il Ministro, nel frattempo, parla di fare accordi con le “public companies” in modo da poter allargare “questo servizio” anche a loro.

Vorrei ricordare, per completezza di informazione, che il DPR. n. 68 del 11 febbraio 2005 “Regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica certificata, a norma dell’articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3.” all’art.4 comma 2 e 3 dice:

2. Per i privati che intendono utilizzare il servizio di posta elettronica certificata, il solo indirizzo valido, ad ogni effetto giuridico, e’ quello espressamente dichiarato ai fini di ciascun procedimento con le pubbliche amministrazioni o di ogni singolo rapporto intrattenuto tra privati o tra questi e le pubbliche amministrazioni. Tale dichiarazione obbliga solo il dichiarante e puo’ essere revocata nella stessa forma.

3. La volonta’ espressa ai sensi del comma 2 non puo’ comunque dedursi dalla mera indicazione dell’indirizzo di posta certificata nella corrispondenza o in altre comunicazioni o pubblicazioni del soggetto.

Cioè la legge prevede che sia io a scegliere quale strumento voglio utilizzare per ogni singolo procedimento apra con la PA.

Quindi se io ho una PEC acquistata, posso scegliere quando utilizzarla nei miei rapporti con le PA e la PA la può usare per rispondermi sono in riferimento a quel singolo rapporto.

Perchè anche con la CEC-PAC non deve essere cosi?

A questo punto una ultima domanda la faccio a voi lettori, che se siete arrivati a leggere sino a qua significa che siete veramente interessati alla PEC:

Veramente vale la pena di affrontare tutto questo bordello solo per risparmiare 6 EURO?

[UPDATE] nei commenti mi è stato chiesto come sarà l’indirizzo CEC-PAC completo. Ho provato a verificare sul sito e non ho trovato nulla a riguardo. Ho provato quindi a chiamare il numero verde per le informazioni. Dopo avere ascoltato praticamente tutto quello che c’è scritto sul sito, sono finalmente riuscito a parlare con una operatrice molto gentile che mi ha risposto. L’indirizzo CEC-PAC sarà:

nome.cognome@postacertificata.gov.it

32 commenti/Trackbacks a “PEC – Posta elettronica Certificata – non sono qui per vendere bensì per regalare! – poco, anzi meno.”

  1. Dario Salvelli scrive:

    Si è sempre saputo non fosse stata una PEC vera e propria e oggi ne abbiamo avuto la conferma, da ignorante non capisco il perchè di questa scelta. Comunque rispondo alla tua domanda: probabilmente non vale la pena ma perchè buttare tutti i soldi di quel bando vinto dalla Concessionaria e non esercitare un proprio diritto o una possibilità?

    • Felter scrive:

      I soldi spesi nel bando servono a risolvere i problemi della PA, che risparmia i costi delle raccomandate e dei messi e si garantiscono la reperibilità delle loro controparti. Sarebbe come dire “con tutti i soldi che spendiamo per tenere in piedi la Guardia di Finanza, chiedo una verifica fiscale” :)

  2. Tambu scrive:

    nella sezione DATI della casella dice chiaramente che lo spazio disponibile è 500Mb

  3. Tambu scrive:

    no hai ragione. forse quella è la dimensione del fascicolo

    • Felter scrive:

      Si, la Postacertificat@ prevede 250 MB di spazio dove le mail vengono depositate e 500 MB di “archivio”, che chiamano appunto fascicolo. Rispetto alla struttura classica di una casella PEC, che prevede solitamente uno spazio di 1 GB. Questo significa che l’utilizzatore dovrà effettuare lo spostamento dei messaggi da un contenitore all’altro, altrimenti rischia di riempire la casella. Inoltre le caratteristiche tecniche della PEC prevedono tutta una serie di garanzie rispetto alla tutela della privacy e della sicurezza. Sino a che il mio messaggio è all’interno della casella in cui l’ho ricevuto posso pretendere che quegli standard siano rispettati. Se io lo tolgo da lì e lo metto in un altro contenitore, il gestore è obbligato a mantenerli ugualmente o no?

  4. Tom scrive:

    il sito della pec gratuita è da ieri che non accetta connessioni…ma poi l’indirizzo che si ottiene quel’è? nome@…?
    comunque io ho risolto così: http://www.pec.it scelto il mio nome semplice semplice xxx@pec.it pagato 6 eur e mi sono fatto la mia pec, senza dover andare a fare nessuna fila in posta…

  5. Dario Salvelli scrive:

    Eh Roberto vorrà dire che chi vuole ed ha la possibilità si aprirà una vera PEC per comunicare anche con imprese o professionisti. Sia chiaro io sono d’accordo con te ma per come l’hanno impostata non vedo alternative, la PA quei problemi li risolve solo se i cittadini usano veramente la posta altrimenti si va ancora di raccomandata? Per questo credo sia meglio se la gente che ha scarsa dimestichezza o possibilità (anche dei 6 euro) la utilizzi comunque.

    • Felter scrive:

      Per uno che ha scarsa dimestichezza sono ostiche entrambe. E sicuramente quello da cui la compri ti può essere più di aiuto che non l’addetta dell’ufficio postale. Tu dici “non vedo alternative”. Io concordo assolutamente sul fatto che se tutti i cittadini avessero la PEC sarebbe meglio. Perchè allora dargliela “castrata” e non standard? eccoti l’alternativa: bastava fare come con gli incentivi per decoder del digitale terrestre. Un bonus di 6 euro da poter utilizzare per acquistare la PEC standard dove preferivi. Avevi lo stesso impatto, non creavi turbativa del mercato e anzi facevi da volano. Certo perdevi l’unico aspetto per cui REALMENTE questo “omaggio” è stato pensato: restituire alle POSTE quello che l’utilizzo della PEC probabilmente gli avrebbe tolto. 50 milioni di euro sicuri contro una riduzione probabile mi sembra un ottimo compromesso.

  6. Napolux scrive:

    Ottimo post. Come faranno in caso di omonimia? :P

    Mario.Rossi1, Mario.Rossi2… :P

  7. Social comments and analytics for this post…

    This post was mentioned on Friendfeed by felter: eccovi l’ultimo mio post (tanto per cambiare :D) http://blog.felter.it/2010……

  8. [...] in free, life, tech, tools on apr.27, 2010 Dal blog di Roberto Felter: “Ho già ripetuto più volte, da questo blog e in tante discussioni in giro per il web, che [...]

  9. gino scrive:

    A mio avviso l’incentivo di 6€ non sarebbe stato applicabile in quanto turbativa di mercato (io Stato assegno un servizio ad un privato ed in più incentivo i cittadini ad acquistare un servizio di mercato da un gestore anzoché dagli altri). La logica è quella di creare un sistema separato per non turbare il mercato e (sottoscrivo) per non penalizzare troppo le poste. Poi, a mercato saturato, si abbatteranno le barriere tra CEC-PAC e PEC. IMHO ;-)

    • Felter scrive:

      Scusa Gino, forse mi sono spiegato male. Io non intendevo di dare un incentivo di 6 euro per comprare da poste/Telecom una PEC invece che una CEC-PAC. Io intendevo SENZA fare un bando, predispongo un bonus di 6 euro (il prezzo con cui puoi comprarla) e uno poi sceglie da chi prenderla. Come potrebbe essere turbativa di mercato? Forse tu fai riferimento al fatto che a 6 euro la vende solo un certificatore. Era cosi anche per i decoder, il contributo non copriva il costo dell’acquisto di qualsiasi decoder,se uno voleva spendere di più ci metteva del suo. Il fatto che c’è chi vende a 100 Euro un servizio che è IDENTICO (per legge) a uno venduto a 6, non può essere un impedimento. Anzi, con questo tipo di contributo magari avrebbe allineato un po’ i prezzi.

  10. Luca scrive:

    io sto provando sulla mia pelle questa nuova trovata della pec e ho scritto anche sul mio blog http://wp.me/pywK3-1s a riguardo.
    La situazione è che dal 26 aprile che ho iniziato la procedura di registrazione sul sito e dopo mille file all’ufficio postale ieri mi è arrivata la cominicazioen che la mia caselal PEC è attiva ma ho provato a configurare il mio client di poste e non riesco ancora a inviare (ne da client che da webmail) e ricevere nulla (mi sono fatto mandare una mail da un altra PEC e anceh da una casella “normale” non succede nulal e mi ritorna questo errore Remote host said: 553 Impossibile inviare il messaggio

    ciao.

    • Felter scrive:

      Con chi hai fatto le prove? perchè la CEC-PAC che ti hanno regalato funziona SOLAMENTE con la Pubblica amministrazione. Per cui sicuramente non riceve e non spedisce alle PEC a pagamento o ad altre CEC-PAC attivate da privati cittadini. Penso quindi non funzioni nemmeno con le mail normali. Se vuoi fare una prova dovresti selezionare una mail PEC di una PA.

      • Luca scrive:

        ho fatto la prova con una PEC del mio capo di un ordine professionale, in ogni caso grazie dell’informazione ed adesso proverò a cercare una PEC PA per fare una prova senza che ricevi insulti

  11. antonio scrive:

    Non so se sono autorizzato ad intervenire, non ho conoscenze tecniche specifiche, ma vorrei sottoporre la mia recente esperienza con posta certificat@governoitaliano. Da due giorni ho ricevuto conferma che la mia casella è attiva e pare sia effettivamente tale quando mi collego al sito web. Se cerco invece di utilizzarla tramite il mio client di posta – Windows Live Mail – continuo a ricevere segnalazione di errore perchè “user e/o password” non sono corretti; viene ripetutamente richiesto di reinserire tali dati “corretti” ma il risultato è la costante ripetizione dell’identica risposta. Naturalmente la configurazione del client è stata effettuata inserendo tutti i valori indicati nelle istruzioni. Sono state già segnalate esperienze simili? Ho contattato il numero verde suggerito ma ho trovato solo anonime registrazioni vocali di quanto già letto nel sito web.

  12. Nicola scrive:

    Io ho risolto affidandomi a http://www.postacertificatapec.it . Hanno email pec per aziende e pec dedicate ai privati. con il costo 6,90 euro mi sono attivato la mia pec con indirizzo xxxx@pecprivata.it.
    Avevo valutato aruba, register… ma ho lasciato perdere. con 90 cent in più ho un’azienda che risponde in caso di necessità. La consiglio vivamente!

    • Felter scrive:

      Tralasciando il fatto che il dominio pecprivata.it non è attivo ne certificato e che il tuo commento è ovviamente solo mirato a far pubblicità al servizio, dato che non ha molto senso con l’argomento del post, voglio solo farti notare che se tu leggevi questo blog e gli altri post legati alla PEC avresti trovato che io offro, a chi mi legge, una PEC standard, sul dominio @pecpersonale.it a € 5,94 Iva compresa all’anno ( http://pec.felter.it ). Esattamente la stessa cosa che tu dici di aver acquistato a un euro di più. Potevi quindi risparmiare, se passavi di qua prima :) Io, lo ripeto anche qui come negli altri post, consiglio alle aziende e ai liberi professionisti di acquistare una PEC su un proprio sottodominio e ai privati invece di attendere ad attivare QUALSIASI COSA, sino a quando non gli serva effettivamente per qualche motivo. Per questo il dominio su cui ho deciso di ridistribuire la PEC base è caratteristico di qualcosa di strettamente personale. Ma se proprio volete attivarne una base (cioè su dominio di terzi), spendete almeno il meno possibile :D

  13. antonio scrive:

    Postacertificat@gov.it. – a partire da tre giorni dopo che avevo ricevuto conferma al mio indirizzo mail abituale, non PEC, che la mia casella PEC era stata attivata (e ciò era avvenuto il giorno successivo a quello in cui m’ero recato all’Ufficio Postale indicato per completare e sottoscrivere la domanda, ottenendo una copia di tale documento con timbro postale a conferma dell’avvenuta e felicemente conclusa procedura, non riuscendo però a renderla effettivamente operante attraverso il mio client di posta – Windows Live Mail – anche se il “log in” nel sito web “pec.gov.it” riuscivo a farlo senza difficoltà, ho iniziato a parlare della mia esperienza in “blog” diversi e trattandosi della mia prima esperienza in assoluto ero piuttosto impacciato.
    Ho iniziato in data 9 maggio per terminare il 12 dello stesso mese. Non ricevendo risposte o non riuscendo a risolvere il problema nonostante le risposte, ogni giorno allargavo la cerchia dei blog nei quali inserivo il mio messaggio che, salvo poche varianti di carattere letterario, era sempre lo stesso. In totale ho distribuito dai 25 ai 35 blog-messaggi (uno di questi anche al blog del Ministro della Repubblica Italiana, promotore e mentore di questa iniziativa, Dott. Brunetta), ricevendo in totale 5/6 risposte sotto forma di commento alla mia impostazione.
    Ho usato tre nomi diversi, “antonio” “anthony” e “antony”, corrispondenti a miei tre precisi indirizzi e-mail (segnalati correttamente, di volta in volta, nella richiesta di ogni blog) rispettivamente nelle domiciliazioni “virgilio.it”, “tin.it” e “gmail.com” non nel tentativo di un puerile camuffamento ma solo per distribuire eventuali messaggi nelle diverse caselle.
    Il mio messaggio spiegava chiaramente la mia ignoranza tecnica e specifica, non è un disonore, aggiungendo che il collegamento era in DSL (o ADSL se si preferisce), che tutti i valori inseriti nel client, nessuno escluso, erano quelli precisati nel sito web PEC.gov. (gli stessi suggeritimi anche in un paio delle risposte ricevute): nonostante ciò non sono riuscito a risolvere il mio problema ed ho quindi deciso di rinunciare: dovrò ora approfondire come fare a farlo, perchè accettando avevo anche accettato d’addossarmi alcuni doveri e concedere alcuni benefici alla Pubblica Amministrazione che non voglio certo lasciare loro. Del mio fallimento non addosso la responsabilità a nessuno se non alla mia insufficiente preparazione tecnica, che avevo d’altra parte già confessato sin dall’inizio: se avessi, tuttavia, immaginato – questa riflessione è rivolta anche, se non in special modo e/o solo, al Ministro (i cui blog-segretari non hanno postato alcuna risposta alla mia domanda, ma anche ciò era già ampiamente previsto) che ha sponsorizzato quest’operazione da cinquanta milioni euro, ammesso poi che siano solo cinquanta, studiata per rendere la PA sempre più familiare e vicina al cittadino – che per poter accedere a questo servizio dovevo disporre delle conoscenze assicurate da un “degree” conseguito presso Harward e/o il MIT, entrambe le università nel Massachusset, o di Yale nel Connecticut, non avrei certo neppure iniziato.
    Infine non ho nessun reale bisogno, nella mia condizione, di una PEC: se questo bisogno fosse solo anche blandamente esistito avrei già provveduto in modo diverso da tempo; sul mercato esistono offerte collaudate e con un maggior ventaglio di servizi a costi annui irrisori.
    L’annuncio della PEC pubblica mi aveva infiammato quasi come un garibaldino, non perchè era gratuita, ma perchè, da cittadino, mi sentivo in dovere di ricompensare, da cittadino, gli sforzi del mio Ministro rispondendo con un minimo d’impegno da parte mia che si è minvece dimostrato quasi un incubo, senza neanche ottenere il risultato sperato.
    Questo messaggio, che introdurrò ora in tutti i blog in cui apparve il mio primo, non è un desiderio di visibilità ma una doverosa risposta d’apprezzamento per tutti coloro che mi hanno ospitato, coloro che mi hanno letto, e un ringraziamento caloroso e apprezzatissimo a tutti coloro, pochissimi, che mi hanno risposto. In alcune delle risposte ho trovato veramente il calore di chi, disinteressatamente, vuol esserti vicino e aiutarti al massimo delle sue possibilità. GRAZIE!
    firmato da: antonio, anthony, antony

  14. Vasco Pancini scrive:

    Vedo che altri hanno il mio stesso problema: nonostante quanto si legge nel sito ufficiale non sembra possibile leggere la PEC con un normale client di posta, ma solo da web.
    Qualcuno è riuscito a trovare una soluzione?
    Grazie
    Vasco

    • Felter scrive:

      io purtroppo non ho una CEC-PAC su postacertificat@ per cui non ho la possibilità di effettuare prove ed esservi di aiuto. Se qualcuno ha esperienze in merito può tranquillamente usare questi spazi per aiutare gli altri. Nel frattempo io vedo se riesco a reperire qualche informazione.

    • Luca scrive:

      ciao Vasco,
      io sono riuscito a configurare la CEC-PAC tu TB 3 senza problemi solo che ho provato a mandare una mail ad un indirizzo “normale” e mi risponde di controllare il formato del messggio. No ho avuto modo di inviare ad una cassella PEC della PA.

      Luca

  15. Vasco Pancini scrive:

    Grazie. Da quanto leggo mi sembra di non aver fatto proprio un buon affare aderendo all’iniziativa del ministro (avrei dovuto capire dalla superficialità con cui erano stati fatti tentativi in precedenza). Ma vorrei vedere almeno di farla funzionare. Certo che l’assistenza “ufficiale” fa ridere: solo risposte automatiche

    • Felter scrive:

      Per riuscire a parlare con un operatore per avere assistenza tecnica, chiamando il numero verde 800.104.464, disponibile dalle 8:00 alle 20:00, dal lunedì al sabato, bisogna seguire questa procedura:
      selezionare dal menu 1 – 3 – 1 – 9
      Dovrebbe accettarli anche mentre tra ancora parlando, ma nel caso non lo facesse attendete, dopo ogni selezione, che dica tutto il messaggio preregistrato. Solo alla fine, infatti, c’è l’opzione per parlare con un operatore.

  16. antonio, anthony, antony scrive:

    Postacertificat@.gov.it. Non sono trascorsi neppure due giorni dal mio messaggio conclusivo in cui segnalavo la mia decisione di recedere dal servizio governativo indicata non essendo riuscito a renderlo operativo anche se ormai da parecchi giorni avevo ricevuto conferma ufficiale della sua esecutività. Si era trattato della mia prima esperienza d’intervento nel mondo dei blog, spinto da un’impellente necessità di conoscere altre esperienze su quanto mi stava accadendo, l’avevo trovata molto stimolante, ma la consideravo conclusa. Si trattava ormai solo di attivare il mio diritto al recesso che, come avevo letto prima della sottoscrizione, mi era garantito in qualsiasi momento.
    Ho ripassato la procedura, di per sè semplicissima: si tratta di ” inviare il form di Recesso dal servizio PostaCertificat@ alla casella centroservizi@postacertificata.gov.it presente nella sezione Documenti e Manuali del portale http://www.postacertificata.gov.it” .
    Il problema è che non sono riuscito a trovare il form necessario da compilare e spedire. In precedenza ho ammesso di essere inesperto, non mi parrebbe però d’essere superficiale (troppi difetti nello stesso soggetto sarebbe una tragedia) e credo d’essere stato accurato nella ricerca di questo modulo in tutto il sito; non posso però escludere che, ormai prevenuto nei confronti del sito e di cosa rappresenta, il fastidio che ho accumulato nel frattempo, mi abbia reso del tutto cieco (sarei allora da annoverare proprio fra i dummies – nel significato americano che solitamente i dizionari bilingui italiani non riportano; esisteva una volta una serie di manuali italiani per la computeristica che nel titolo si rivolgeva proprio ai dummies, ed è per tale ragione che mi sono permesso citare il vocabolo). C’è qualcuno dei frequentatori di blog che, al contrario di me, è riuscito ad individuare questo form?
    Allego di seguito – anche a costo d’allungare il messaggio – le citazioni originali dal sito PEC che fanno riferimento a tale manuale, le sole che ho trovato.
    — Contenuto della sezione Documenti e Manuali: “Condizioni Generali del Servizio PostaCertificat@, Decreto 6 Maggio 2009, FAQ Cittadino, Guida Utente Cittadino, Informativa per la Privacy Cittadino, Informazioni per garantire la sicurezza del servizio, Modulo di Adesione Cittadino, Manuale Operativo”
    Art.7 – Recesso (da Condizioni Generali del Servizio PostaCertificat@)
    7.1 L’Utente potrà recedere, in qualsiasi momento e con effetto immediato, dai Servizi Base senza alcun onere, comunicando la propria volontà di revocare detti servizi.
    7.2 Il recesso potrà essere esercitato attraverso una procedura automatica disponibile nell’apposita sezione del Portale WEB …
    Art.5 – Come recedere dal servizio PostaCertificat@ (da Guida Utente Cittadino)
    Per recedere dal servizio, il Cittadino dovrà inviare il form di Recesso dal servizio PostaCertificat@ alla casella centroservizi@postacertificata.gov.it presente nella sezione Documenti e Manuali del portale http://www.postacertificata.gov.it
    Salutando ringrazio sin d’ora per ogni commento.
    antonio, anthony, antony

    • Felter scrive:

      mi pare di capire che quanto da te cercato sia visibile solamente tra i menu di gestione della mail tramite web, quindi devi provare ad accedere alla tua casella tramite il browser e poi cercare lì. Purtroppo, non avendo una CEC-PAC e quindi un accesso ad essa, non sono in grado di poterti dare ulteriori indicazioni in merito.

    • Pietro scrive:

      Ciao Antonio, per accedere al modulo di recesso dal servizio devi prima loggarti sul sito http://www.postacertificata.gov.it e poi andare nella sezione “Documenti e Manuali” e in fondo alla pagina trovi il modulo.

  17. antonio, anthony, antony scrive:

    Postacertificat@.gov.it. Desideravo segnalare, dopo i precedenti messaggi, che forse sto arrivando al traguardo: non quello positivo perchè non sono riuscito a far gestire la PEC dal mio Client, ma almeno a quello negativo, quello del recesso da questo ingarbugliato labirinto. Due samaritani, e l’uso combinato dei suggerimenti segnalatemi, mi hanno permesso d’avvicinarmi alla conclusione. Riassumo perchè potrebbe essere utile ad altri. E’ indispensabile effettuare il “log in” nella PEC, ciò che avrei potuto fare sin dall’inizio e non ho fatto; entrati nella sezione “Documenti e Manuali” si ha a disposizione un elenco molto più lungo di quello indicato nel precedente messaggio, fra i nuovi aggiunti c’è anche il modulo per il recesso; la URL è: http://www.postacertificata.gov.it/guida_utente/recesso-dal-servizio.dot (l’altra è riservata solo alla PA: https:www.postacertificata.gov.it/guida_pa/download-documenti-pa.dot).
    Ho trovato il modulo, l’ho completato con i dati richiesti, ho preso nota che devo inviarlo alla casella di posta certificat@ di: centroservizi@postacertificata.gov.it, ma non so come fare a farlo; sul modulo stesso non esiste una casella di comando tipo “spedisci” e non è neppure possibile copiare il modulo con il comando “copia” per inserirlo nella casella di posta PEC che dal web parrebbe funzionare, perchè, ed è spiegato nel modulo, i dati non sono copiabili e chi vuole farsene una copia deve stampare il documento prima di spedirlo?!? Ho provato a premere alcune volte il tasto “invio” sulla tastiera, ma non ho la minima idea se abbia prodotto qualche risultato a destino.
    Allora qual’è l’ultima speranza? E’ rimasto qualche buon samaritano che abbia tempo e voglia per postarmi un ultimo commento d’aiuto?
    Approfitto dell’occasione per ringraziare, elencandoli nome, gli speciali buoni samaritani che ho incontrato sinora: non ritengo elegante citare i blog, ma riconosceranno, dal momento che questa volta il messaggio è inviato solo ai blog nei quali sono apparse le loro risposte: Felter e Luca (o Luca e Felter), i due i cui ultimissimi suggerimenti tecnici, combinati fra loro, mi hanno permesso di giungere in vista della costa (ma non ancora sulla terra) e poi, in ordine casuale, Ale 206, Alonardi, Gianluca Pollesel, Gigicogo, Danyweb, Benzene, Gigi; mi scuso per involontarie dimenticanze.
    Oltre a questi blog il messaggio è inviato anche ad altri due e non certo come assegnazione di medaglia al merito: quello del ministro promotore (nell’antica Roma il corteo trionfale e il passaggio sotto l’arco del trionfo era riservato ai loro generali non quando partivano per una guerra, ma quando vi ritornavano da vincitori) per il quale era, forse, meglio attendere l’evoluzione della situazione. Gli inizi sono sempre problematici, quando poi dopo l’inizio problematico sprofonda nel più assoluto silenzio sul come e quando risolvere i problemi, allora più che di una Austerlitz si tratta solo dell’ennesima Waterloo; l’altro blog, trovato per caso e di cui non si è compreso lo scopo, è quello di un Parlamentare delle forze politiche al governo.
    Alcuni di questi samaritani, in maniera amichevolmente bonaria, mi ha fatto notare che non avevo risposto a loro domande e/o confermato che avevo provato i loro suggerimenti, cerco di ovviare ora in maniera cumulativa:
    a) in precedenza riferivo d’aver inserito nel client tutti i valori suggeriti nel sito della PEC (che coincidevano con quelli segnalati in alcune risposte); parlando di valori non mi riferivo solo ai codici numerici delle due porte, ma anche all’attivazione di tutte le sicurezze richieste per le porte e quant’altro suggerito per una connessione sicura;
    b) avevo anche chiarito di non avere alcuna difficoltà ad effettuare il “log in” nel sito della PEC; da ciò deducevo d’aver libero accesso anche alla posta, senza però averlo sperimentato; sapendo il senso d’umorismo che circola negli uffici, non potevo spedire ad un paio di questi una mail dal testo “scusate, sto solo provando se la mia PEC pubblica funziona”;
    c) ci si rivolge ad un tecnico anche solo per montare un rubinetto, perchè non rivolgersi ad un consulente informatico in un caso simile? L’osservazione non fa una piega.
    Ambienti ministeriali annunciavano previste adesioni nel primo anno vicine ai dieci milioni (il tiro si aggiustava, poi, a due anni; forse la prossima stima sarà di “milioni nei prossimi anni”).
    Sinora non avevo avuto bisogno di consulenti. Se ci sarà questo esplosivo successo, dove si troveranno tutti i milioni di consulenti necessari? E i relativi costi quanto faranno lievitare lo stanziamento iniziale di cinquanta milioni di euro – una tantum – devoluti a Poste Italiane, Telecom e il terzo di cui non ricordo il nome?
    Non mi sono sopravalutato: mi sono rivolto ad un amico (e saltuario fornitore) titolare di un’attività commerciale di articoli d’informatica e relativa assistenza post-vendita; questi mi ha confessato la sua incapacità d’aiutarmi; era già stato interpellato da un altro cliente, aveva tentato d’entrare nella forma e nella sostanza dell’argomento ma ne era uscito solo con un grande mal di testa. E’ lui che mi ha suggerito d’inserirmi in qualche blog (circa il numero di questi, sono io che ho strafatto)
    d) Windows Live Mail forse non è il client più adatto; forse è un programma assolutamente incompatibile con la PEC governativa: può essere in tutto o solo in parte vero. Sono arrivato a questo client (come a Explorer e altri software Microsoft) per indolente abitudine: ho cominciato con loro e li ho seguiti nel loro evolversi; soddisfacevano le mie aspettative e non vedevo nessun bisogno di cambiare. I consigli che ho ricevuto sono forse fondati ma suggerirei un diverso punto di approccio. La PEC governativa inizia a vagire il 26 Aprile 2010: quando hanno visto la luce i client e-mail Microsoft da cui, per gradini successivi, si è arrivati a WLM (lo stesso vale per Explorer)? Entrambi a livello mondiale occupano ancora la maggioranza assoluta di presenza nonostante delle perdite di posizione); la PEC governativa poteva razionalmente ignorare, come ininfluente, un’eventuale sua incompatibilità con prodotti che predominano per più del 50% sul mercato mondiale? Non si tratta di ideologia, si tratta solo di pura economia e pura finanza!
    Sono consapevole che i miei lunghi interventi non sono da blog (mi sia permessa ancora una sola eccezione se, dopo questo, non avrò ancora avuto successo nel mio recesso): non ho mai avuto dimestichezza con cortissime formule matematiche o con le brevissime urlate sentenze che si sputano a raffica, come uscissero da una mitragliatrice nei bar (o nelle oceaniche manifestazioni di piazza): ho cercato solo, confessando la mia incapacità di risolvere qualcosa per cui chiedevo aiuto, di suggerire alcuni argomenti, alcune riflessioni che non mi sembravano banali.
    Spero che la descrizione della mia esperienza, con i diversi passaggi, così come alcuni suggerimenti di carattere pratico, ridotti a sintesi da qualcuno di chi mi ha assistito, possano servire di pratico aiuto ai sicuramente molti (fra i milioni di aderenti pronosticati ministerialmente) che ne saranno in cerca, constatato che dall’ambito istituzionale e/o concessionario del servizio il poco che è stato fatto era confuso, inconcludente, contraddittorio e senza alcun valore risolutivo pratico.
    Rinnovati ringraziamenti e saluti.
    antonio, anthony, antony

  18. Chiara La Brava scrive:

    Non mi è chiaro un aspetto nel confronto tra raccomandata a/r e PEC: il rapporto tra paternità del messaggio e titolarità della casella, come e se è possibile risalire al titolare e in tal caso quali sono le implicazioni legali.

    Per quello che ho capito si possono distinguere i due seguenti scenari (correggimi se sbaglio).

    Scenario di invio.
    – Alla posta posso inviare una raccomandata a/r senza presentare né deleghe né documenti, la paternità del messaggio contenuto viene convalidata da una firma che, nel caso di falso, posso confutare con una perizia calligrafica
    – Quando chiedo una casella PEC, non sempre mi obbligano al riconoscimento de visu come per la CEC-PAC (alcune aziende mi permettono di fare l’attivazione solo online); la paternità del messaggio contenuto viene convalidata da una firma digitale che può essere sempre verificata e che è obbligatoria in alcuni casi (per es. quando faccio domande di concorso)

    Qui mi sorgono due domande:
    1) Posso inviare una PEC a nome di un altra persona? (Se eventualmente mi delega)
    2) Posso modificare il campo “mittente” di una PEC? I server lo forzano in caso di invio da client? (D’altronde ho letto che i miei corrispondenti non possono acquisire il mio domicilio informatico da questo campo, ma hanno bisogno di una dichiarazione apposita)

    Scenario di ricezione.
    – L’indirizzo al quale ricevo le raccomandate coincide di default con il domicilio dichiarato e, in mancanza, con la residenza. A quest’indirizzo corrisponde la casa in cui coabito con altre persone.
    Il postino può consegnare la busta, oltre che direttamente a me, ad un mio parente, al portiere del palazzo, etc… Chi la riceve deve firmare la ricevuta che torna indietro al mittente. Giuridicamente a questo punto la comunicazione si da per conosciuta (indipendentemente dal fatto che poi mi arrivi effettivamente e che la legga).
    Per specifici procedimenti posso eleggere un domicilio diverso (per es. per una data causa (contenzioso giudiziario) posso eleggere lo studio del mio avvocato)
    – In mancanza di una casella CEC-PAC e di altra specifica dichiarazione relativa ad una casella PEC, né le PA né altri soggetti mi possono inviare PEC, ma solo raccomandate. Se attivo una casella CEC-PAC automaticamente eleggo questa a domicilio informatico per tutte le PA nel senso che tutte le PA non mi manderanno più raccomandate, ma solo PEC e solo a questa casella. Se attivo una casella PEC standard, invece, quest’automatismo non scatta in quanto gli elenchi delle caselle PEC non sono consultabili da nessuno (?) e quelli delle CEC-PAC sono consultabili solo dalle PA.
    Quando il server recapita la PEC nella mia casella firma elettronicamente una ricevuta e la manda indietro al mittente. Giuridicamente a questo punto la comunicazione si da per conosciuta (indipendentemente dal fatto che poi apra quella casella e la legga).
    Per specifici procedimenti posso eleggere un domicilio informatico anche diverso dall’indirizzo della casella CEC-PAC o della prima casella PEC attivata

    Domande:
    3) Cosa comporta per gli iscritti ad ordini professionali avere una casella PEC? Perché l’elenco di queste viene trasmesso alla PA? Gli ordini invieranno PEC ai propri iscritti invece di raccomandate? Lo faranno le PA?
    4) Si può eleggere a domicilio informatico una casella di cui non si è titolari? (Per es. quella del capofamiglia o del proprio avvocato)

    • Felter scrive:

      Ciao Chiara, molti tuoi dubbi sono i dubbi di molti :) e finchè non ci sarà un po’ di giurisprudenza ogni ragionamento lascia il tempo che trova.
      Vedo comunque di darti qualche mio parere sul tuo interessante ragionamento:
      1)ad oggi dipende da cosa decide il ricevente. Non c’è niente a livello normativo che autorizzi o impedisca di farlo. A tutti gli effetti, risulta una cosa spedita da te, nulla risulta relativamente al contenuto. Per cui, nel caso la persona che ha fatto spedire a te la mail, dovesse avere bisogno di dimostrarne la spedizione, non avrebbe nessuno strumento per poterlo fare. Se però è il ricevente ad aver bisogno del contenuto, allora credo che non avrà nessun problema a riceverlo anche tramite terzi.
      2) il campo mittente risulta sempre compilato con la mail del certificatore per conto dell’intestatario dell’indirizzo pec, per cui nessuna modifica a monte può cambiare questa informazione.
      3)La legge obbliga gli iscritti agli ordini professionali e le imprese di capitali ad attivare un indirizzo PEC e a fornirlo alla PA. Ad oggi come la PA abbia intenzione di utilizzare questi indirizzi non è possibile saperlo. Di certo sembra uno strumento pensato per poter garantire il raggiungimento telematico di questi soggetti. Credo però che sino a quando non ci sarà giurisprudenza in merito, non si potrà dire se la PA sia autorizzata o meno ad utilizzarli senza il preventivo consenso (cosa che invece è già chiara per quanto riguarda la CEC-PAC). Credo però che sarà difficile che qualcuno possa opporre grosse giustificazioni se è stato contattato da una PA tramite quel canale e non ne ha dato seguito.
      4) Anche qui la normativa non dice niente ma il fatto che si parli di poter eleggere un domicilio informatico specifico per ogni pratica, mi fa ritenere che non dovrebbero esserci grossi problemi a utilizzare una PEC di altri, con tutti i rischi del caso.
      Spero di essere stato chiaro, anche se l’argomento non si presta di certo ad affermazioni definitive e indiscutibili.

  19. [...] scrivevo a fine aprile, quando è stato presentato il sito di Postacertificat@, era ampiamente previsto che le sperimentazioni fatte da INPS e ACI sulla PEC offerta ai loro [...]

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