Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Archive for febbraio, 2009

Il 19 febbraio è stato pubblicato il primo numero della rivista WIRED Italia, edizione italiana del famoso periodico tecnologico americano.

copertinawired1

Già da qualche mese molti “tecnologi” hanno avuto la possibilità di abbonarsi alla rivista grazie ad una campagna di prezzi molto competitiva e appetibile.

Io, che invece ho una certa repulsione per l’abbonamento alle riviste e avevo anche qualche dubbio sulla effettiva utilità di una rivista tecnologica, in questo momento di “crisi economica” da una parte e di abbondanza di informazioni online dall’altra, ho deciso di attenderne la pubblicazione, comperare il numero 1 in edicola e poi valutare il da farsi. Dopo tutto il numero 1, già quello è un motivo valido per l’acquisto, ma il resto?

Quando l’edicolante mi ha dato la rivista devo ammettere che sono rimasto un po’ stupito.

La copertina lucida argentata, con le scritte leggermente in rilievo e le dimensioni generose, sia come misure che come pagine, non erano quello che mi aspettavo.

Dal punto di vista estetico c’è stato sicuramente un impegno notevole. Il termine “rivista patinata” non potrebbe essere più adatto.

Gli argomenti trattati sono particolari e originali, non so per quanto possano mantenere un livello del genere (dopotutto non è facile trovare tutti i mesi una Rita Levi Montalcini da intervistare), ma un pensierino all’abbonamento lo si potrebbe fare.

Già ma io odio gli abbonamenti.  E il perché me lo hanno già ricordato gli abbonati a Wired che conosco:

anche se abbonati già da un paio di mesi, sono ancora in fremente attesa della consegna della rivista.

Il tipico problema degli abbonati alle riviste, ecco il motivo che mi fa odiare da anni questo sistema di acquisto.

la rivista viene consegnata in ritardo rispetto all’uscita nelle edicole, sempre che qualche “zelante postino” o qualche condomino non abbia interesse agli argomenti trattati e quindi decida di farsi un “abbonamento a scrocco” per quel numero.

A maggior ragione se la rivista è anche “fisicamente” bella e magari viene infilata in una cassetta delle lettera incapace di contenerla se non ridotta a brandelli.

E, purtroppo, anche una rivista che parla di “storie, idee e persone che cambiano il mondo” non ha affrontato con la dovuta innovazione, il rapporto con i propri abbonati.

E pensare che un sistema semplice per risolvere il problema c’è e io l’ho visto applicare già nel 1988, quando mi sono trovato a fare, per un certo periodo di tempo, proprio il postino.

Il sistema è semplice, è la consegna in edicola.

Ci sono tante varianti ma la cosa fondamentale è che l’abbonato, quando la rivista viene pubblicata, si reca presso una edicola e ritira la propria copia.

Questo permette di sincronizzare la fornitura di riviste tra gli abbonati e i lettori “casuali” e consente agli abbonati di ricevere anche gli eventuali allegati alla rivista, che nelle consegne a domicilio di solito non vengono dati.

Nel 1988, se non ricordo male Italia Oggi, distribuiva agli abbonati un blocchetto di voucher da dare all’edicolante, uno qualsiasi, che aveva cosi la possibilità di farsi rimborsare la copia venduta ma non pagata.

Il sole 24 ore invece mi risulta che faccia la consegna in edicola, ma è necessario concordare in quale edicola farsi fare la consegna e quindi ha qualche paletto in più.

Non credo che il costo di un rimborso all’edicolante (che non è il costo della rivista, è il guadagno che l’edicolante avrebbe a venderla) sia superiore al costo della spedizione postale.

A me era piaciuta molto l’idea del “buono rivista”, nel senso che non c’erano limitazioni, in pratica tu avevi i buoni per ritirare tot riviste, teoricamente potevi andare un giorno e richiederne 10 identiche. Questo potrebbe essere utile ad esempio all’abbonato che riceve un numero della rivista particolarmente interessante e vuole darne una copia ad un amico.

Certo diminuiranno i numeri ricevuti, ma intanto avrà potuto acquistare una seconda copia a prezzo “d’abbonamento” e magari avrà convinto un secondo lettore ad abbonarsi e a “restituirgli” nel tempo il voucher.

Senza contare il problema del periodo in cui la propria edicola di fiducia è in ferie, oppure quando sei in viaggio ecc.

Per cui no, non mi abbonerò a Wired. Almeno per il momento.

Una ultima osservazione, da maniaco della privacy:

Nella rivista ci sono due cartoline preaffrancate per abbonarsi. Vanno quindi rispedite senza essere inserite e chiuse in una ulteriore busta.

Beh, vi sconsiglio caldamente di utilizzare la cartolina nel caso voi voleste pagare l’abbonamento tramite carta di credito.

Infatti dovreste scrivere tutti i dati necessari al pagamento sulla cartolina e questi sarebbero ben visibili a tutte le persone che si trovassero a maneggiarla.

Se volete abbonarvi con la carta di credito, dopotutto se leggete Wired non dovreste avere grossi problemi a farlo, andare all’indirizzo http://www.abbonamenti.it/p1213

Però una rivista come Wired certe cose non dovrebbe farle rischiare ai suoi lettori.

[Netcrologio] LYCOS.IT

feb-16-2009 By Felter

Nome: Lycos.it

Chiusura: 15 febbraio 2009

Tipologia: portale informativo

Commento:
Segnalato da Alexiaco. Mi stava sfuggendo la chiusura di Lycos Italia. Il portale principale Lycos.com è ancora attivo. E pensare che in pieno periodo “bolla internet” ci scrivevo qualche articolo pure io. Un altro mattone della “vecchia internet” viene demolito per fare spazio a… ooops, non serve fare spazio in rete, serve ritagliarsi e difendere il proprio spazio e Lycos purtroppo, non è più riuscita a farlo.

Alternative:
Credo che ogni utilizzatore di internet abbia già il proprio “portale” di riferimento e, sempre più spesso, non è costruito da altri, ma è autocreato dallo stesso utente, grazie a pagine e strumenti come, ad esempio, igoogle.

[Netcrologio] YAHOO MYWEB

feb-15-2009 By Felter

Nome: Yahoo Myweb

Chiusura: 18 Marzo 2009

Tipologia: servizio di Bookmarking online

Commento:
Segnalato da my web 2.0. Probabile intervento di razionalizzazione dei servizi da parte di Yahoo, che si trova ad avere doppioni e sovrapposizioni con l’altro servizio Yahoo bookmarks, su cui sembra abbia già fatto migrare automaticamente i dati degli utilizzatori di Myweb.

Alternative:
Oltre al già citato Yahoo bookmarks non posso non segnalare Delicious, uno dei migliori servizi del genere

Con questo post voglio festeggiare il mio 5000° messaggio (d’ora in poi lo chiamerò twitt) inviato utilizzando la piattaforma di microblogging Twitter.

twitter_logo_s

Premetto che sarò un po’ lungo, per cui mettetevi comodi.

Per chi non conoscesse Twitter, è una specie di sistema di invio di sms multipli.

Di simile all’invio di sms ha che il messaggio deve avere una lunghezza massima di 140 caratteri.

Di diverso ha che la rubrica dei destinatari non è scelta da te, ma dai destinatari stessi, che decidono se iscriversi o meno al tuo flusso di messaggi.

I messaggi si possono leggere o direttamente sulla propria pagina web sul sito di Twitter oppure con appositi software, che raccolgono gli invii e li visualizzano.

Diciamo che è una descrizione molto semplificata del servizio. Se siete interessati ad approfondire il discorso vi consiglio questo articolo su 2puntozeropertutti.

Arrivato a 5000 voglio fare qualche considerazione:

io e twitter

Non ricordo esattamente quando mi sono iscritto, era credo giugno del 2007, ma per coincidenza ho memorizzato quando ho fatto il twitt numero 1000 e quindi posso dire di aver fatto 4000 twitt in 390 giorni.

Questo vuol dire una media di circa 10 twitt/giorno nell’ultimo anno.

Ma per dire cosa? a cosa mi serve? perché lo uso?

Intanto devo dire che, ad oggi, sto seguendo i twitt di 437 utenti mentre sono 457 quelli che seguono me. Ho iniziato seguendo alcune persone che già conoscevo e via via ho aggiunto chi ho ritenuto interessante.

Nell’ultimo anno specialmente, dato che ho potuto avere una presenza stabile online, Twitter mi ha permesso di ascoltare molte persone, senza problemi di distanza o di appuntamento e senza la paura di essere considerato uno scocciatore che vuole sapere i fatti degli altri.

Ho ricevuto informazioni relative al tempo in tempo reale, alle iniziative in corso, ai problemi e alle soluzioni che venivano trovate, senza contare segnalazioni di post, richieste di aiuto o semplicemente sfoghi personali.

Alcuni twitt erano personali, altri professionali, altri ancora generati automaticamente a seguito di qualche operazione fatta su altri siti.

In ogni caso questo flusso continuo di informazioni mi ha permesso di creare una rete di contatti, di amicizie che si sono poi sviluppate attraverso la presenza fisica ai barcamp o a goliardiche cene.

Da parte mia ho cercato di essere presente come persona.

Su Twitter non segnalo quando pubblico qualcosa su questo blog, se non in casi eccezionali, come forse sarà per questo.  Di solito per i link ai post uso Friendfeed, ma di quello parlerò una prossima volta. :D

I miei messaggi sono solitamente risposte a qualche domanda che mi arriva nel flusso, oppure informazioni su quello che sto facendo o seguendo (come i commenti alle partite di calcio, vero Suz? :D ) o ascoltando (Chi mi segue conosce i miei twitt da “Deezer evangelist”)

A volte chiedo aiuto e a volte riesco ad essere utile. Di certo il fatto che ci siano persone che decidono di seguire i miei twitt e poi, una volta caduti nella rete, non se ne vanno all’istante, mi aiuta a continuare.

All’inizio i miei twitt rispondevano alla domanda “cosa stai facendo?” ma adesso sembra seguano più la domanda “cosa posso condividere con chi mi segue?”

Quindi la cosa importante di Twitter non è la tecnologia che gli sta dietro, nemmeno l’idea per cui è sorto. Il valore di Twitter sono le persone che lo usano.

Twitter e le persone

Per questo è inutile che cerchiate di capire se Twitter vi può essere utile guardando come lo usano gli altri . L’uso dipende dalle persone che segui e che ti seguono.  Ad ognuno il suo.

Ad esempio io non avrei mai immaginato di usare il mio account per aiutare dei ragazzi americani ad esercitarsi nel dialogare in italiano. Eppure grazie ad una serie di fortunate coincidenze, è entrata tra i miei contatti Profeac, una insegnante di italiano della Montclair State University del New Jersey, che ha scelto di usare Twitter con i suoi allievi, come esercizio fuori dall’ambito scolastico e ha utilizzato alcuni italiani per rendere più interessante la cosa.

Cosi alcuni miei twitt erano per parlare con loro.

E la cosa buffa di tutto questo è che loro sono a Montclair in America e io sono a Montichiari in Italia. Tutto molto programmabile giusto? :D

Lo strumento è lo stesso ma le persone sono uniche, diverse e con un loro modo di utilizzarlo.

Se create un nuovo account su Twitter, prima di pensare a cosa scrivere, chiedetevi:
“chi volete ascoltare?”.
Primo perché se nessuno vi segue, nessuno leggerà quello che scrivete e poi perché, una volta che avrete un “interlocutore”, il discorso verrà da sé.

Io vi consiglio di cercare prima di tutto chi conoscete, se non di persona, almeno qualcuno che ha un blog che seguite, oppure che è nella vostra zona, oppure che sapete trattare argomenti di vostro interesse. Non fatevi troppe remore a seguire qualcuno. Se non sarà interessante lo potrete togliere in seguito.

C’è chi si pone come obbiettivo quello di avere il maggior numero di followers (cioè chi legge i vostri twitt), ma io non lo ritengo molto utile, perché la cosa che dà valore a Twitter non è la possibilità di raggiungere il maggior numero di persone possibile, ma la possibilità e la capacità di interagire con il maggior numero di persone possibile.

Nemmeno seguire un numero sterminato di utenti può essere utile, a meno che tu non sia una azienda.

Twitter e le aziende

Si, Twitter, da strumento “personale” sta diventando utile e utilizzato anche dalle aziende.

Quasi giornalmente mi arriva un messaggio che mi informa che il tal account della tal azienda (in questo periodo ad esempio Gazzetta.it e corriere.it) segue i miei Twitt.

Anche loro però, proprio come le persone, sono all’inizio e non sempre si approcciano nel modo migliore allo strumento.

Come dicevo non c’è un modo giusto e un modo sbagliato, ma io credo che una azienda possa trovare il massimo rendimento nell’utilizzo di Twitter se segue alcune semplici regole:

- Leggi più di quanto scrivi.

Solo seguendo chi parla di te, potrai capire cosa vuole sapere e come gli puoi essere utile. Non preoccuparti se il numero di persone che ti segue è piccolo. Inizia dedicandoti tu agli altri.

- Metti delle persone dietro ai tuoi account.

Questo ti facilita il rispetto della prima regola e ti permette di presentarti a chi parla di te al suo stesso livello. Aggiornare automaticamente i propri twitt, magari prelevando le informazioni dal sito principale non interessa. Una sola risposta, data nel momento giusto alla persona giusta, ti farà più pubblicità. (Ecco alcuni esempi)

- Preparati a scoprire di aver sbagliato e impara ad ammetterlo.

Twitter ti permette il confronto ma se non sei pronto ad accettare le critiche e a porvi rimedio, allora è meglio che tu rimanga chiuso alla rete. Non è un canale monodirezionale, non riuscirai mai ad usarlo come tale. Impara a rispondere alle critiche e alle domande con trasparenza e con celerità.

Considera chi ti segue come un cliente intelligente e privilegiato.

Chi ti segue è disposto a condividere con te le sue opinioni e per questo lo devi far sentire importante. Se è su Twitter probabilmente è tecnologicamente un passo avanti rispetto a chi visita solo il tuo sito. Fai in modo che anche tu su Twitter sia sempre un passo avanti rispetto al tuo sito. Informare che hai pubblicato un nuovo articolo ha poco senso. Probabilmente il suo feed reader nel frattempo si è già aggiornato. Fai in modo che il flusso sia qualcosa di nuovo e che può avere solo tramite il canale di Twitter. I numero di clienti che ti seguirà aumenterà.

Ci sarebbero ancora molte cose da dire su Twitter e le aziende, ma per quelle preferirei essere pagato, per cui entro in “modalità consulente” e mi fermo qui. :)

Ho fatto un lenzuolo, lo so e vi ringrazio per essere arrivati sin qua, ma sono affezionato a questo servizio e mi sembrava l’occasione per dire la mia.

Se non siete ancora stanchi e volete continuare a leggere sull’argomento vi consiglio:

http://pandemia.info/2009/01/30/twitter_puo_cambiarti_la_vita.html

http://attivissimo.blogspot.com/2009/01/incidente-aereo-utente-twitter-batte-i.html

http://www.catepol.net/category/twittermania/

http://jamesrdickey.com/2008/12/the-ten-commandments-of-twitter/

Se volete seguirmi su twitter: http://twitter.com/Felter

Se invece mi seguite già: GRAZIE.

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