Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Telelavoro miraggio del web 2.0?

6-gen-2009 By Felter

Il 2009 si presenta come un anno critico, con prospettive di lavoro ridotte e con pochi soldi da buttare in cose non necessarie.

E io sarò tra le persone in cerca di lavoro. da lavoratore dipendente? spot? da freelance? non lo so.

Da un lato sono fortunato, ho una certa esperienza, ho lavorato in grosse società e in enti pubblici, la mia passione per l’informatica mi ha permesso di rimanere al passo con i tempi, insomma ho qualcosa da “dare”.

Di contro però c’è che ho 41 anni, pochi per pensare a qualcosa “tampone” in attesa della pensione (si! quella al mare per le vacanze, perché l’Hotel non me lo potrò permettere) e troppi per essere considerato “un investimento” per le società.

A questo punto mi sono detto “il lavoro è poco ma, proprio per la famosa coda lunga, con internet oggi puoi raggiungere facilmente anche posti molto lontani, per cui le possibilità si moltiplicano”.

Inoltre, dato che soldi da buttare non ce ne sono, dovrebbe essere interesse di tutti ridurre i costi a carico del lavoratore, ad esempio quelli per lo spostamento sino al posto di lavoro, perché si sa, se il lavoratore per lavorare spende, vuole che nel costo del suo lavoro vengano coperte anche queste spese, che quindi pesano anche su chi paga.

Poi lo ammetto, io sul fronte spostamenti ho già dato. Ho fatto più di 10 anni a lavorare a 2 ore e mezza da casa, buttando ogni santo giorno lavorativo 5 ore nel cesso per raggiungere un ufficio da dove poi capitava di dover gestire qualcuno che stava lavorando a 150 Km da dove eri, ma a 10 Km da dove abitavi. Anche per aver scelto di ritornare vicino a casa ora sono in questa situazione.

Non dover quindi ricominciare a “inseguire” il lavoro sarebbe un “benefit” che apprezzerei notevolmente al momento di valutare le varie occasioni.

E poi non lo dicono tutti? “un computer, un collegamento ad internet e puoi raggiungere chiunque!”

Adesso poi che gli strumenti a disposizione delle persone a casa sono spesso migliori di quello che trovano nei propri uffici. ADSL meno intasate, computer più performanti, programmi più aggiornati.

Però quando dalle parole si passa ai fatti, ho scoperto che tutta questa “innovazione”, il “lavoro decentrato” o, come dice Luca Valerii, direttore delle Risorse umane di Microsoft Italia, a Ign:

”Microsoft non ha la cultura del controllo su quello che fanno i dipendenti. Fissiamo degli obiettivi personali per tutti, che vengono definiti con i rispettivi responsabili. Poi, come questi obiettivi vengano raggiunti, se da casa o in ufficio, entrando la mattina presto o più tardi, noi non lo vogliamo vigilare”.

in Italia sembra che sia prerogativa di pochi.

Anche per attività e persone che di internet, delle nuove tecnologie e dell’innovazione fanno il loro cavallo di battaglia.

Ho, fortunatamente, nella mia rete di contatti molte persone che lavorano nell’Information Technology e quindi è capitato di leggere qualche loro “ricerca di personale”.

Beh, ad oggi la stragrande maggioranza di queste aveva, tra le informazioni, la SEDE DI LAVORO.

Se non in casi sporadici, di lavori spot di bassa professionalità e limitati nel tempo, tutti mostravano chiaramente la preferenza del lavoro in loco.

Ma allora il telelavoro, la “remotizzazione” delle attività è solo una favola? un miraggio che si sventola agli altri ma che, al momento delle scelte, viene considerato inutile?

Io ho provato a fare qualche verifica, qualche ricerca e non ho capito quali sono i reali, seri impedimenti per le aziende a fare questo tipo di scelta.

Capisco che possa essere utile anche l’incontro periodico per affinare certe attività, ma la necessità perenne e costante della presenza presso un dato luogo, per molte attività IT, io non sono riuscito a spiegarmela.

Mi piacerebbe riuscire a dimostrare il contrario, trovare qualcuno disposto a valutare la persona prima e i risultati poi, basandosi su quello che riesce a conoscere, capire, ricevere a distanza. Anche perché io nella remotizzazione credo da tempo, da quando veramente era difficile da applicare.

Altrimenti deciderò tra un lavoro che mi appassiona, lontano da casa e un lavoro qualsiasi nei dintorni.

Ma veramente è impossibile una soluzione “win-win”?

15 commenti/Trackbacks a “Telelavoro miraggio del web 2.0?”

  1. Raibaz scrive:

    Il problema, grosso, è a mio avviso che soprattutto qui in Italia si tende a valutare il lavoro di una persona (e di conseguenza a pagarlo) in base alle ore lavorate anzichè in base ai risultati, per cui finchè la cultura resterà così il telelavoro resterà impraticabile, per via dell’impossibilità di monitorare le ore lavorate da remoto e quindi continueremo a passare ore in metropolitana o in coda nel traffico e a fare in un’ora il lavoro di una giornata e passare le altre 7 a cazzeggiare in rete inchiodati in ufficio anzichè dedicarsi a qualcosa di più produttivo.

  2. Robi scrive:

    E’ stato un sogno lungamente accarezzato anche da me il win-win, ma la sensazione (perchè alla fine solo questo è) di controllo in Italia è troppo forte. QUalche possibilità in più forse ci sarebbe nel caso di dipendente costretto a cambiare casa e rinunciare all’impiego; in questo caso una proposta alternativa di questo tipo potebbe essere presa in considerazione. Ma al momento ci sono sicuramente più pendolari che interfacciati.

  3. Alex scrive:

    il telelavoro in Italia è possibile, ma bisogna concentrarsi su possibili clienti esteri.

  4. alesstar scrive:

    la mia esperienza è che in italia, a prescindere dall’età, devono sfruttarti in tutti i modi possibili et immagginabili, purchè riescano a farlo dandoti due lire. che sono anche fuoricorso.

    non ti fanno lavorare da casa nella maggior parte dei casi, perchè devono controllarti. perchè se stai a casa metà del tempo secondo loro cazzeggi, o inzi in ritardo e finisci in anticipo.

    se poi hai 26 anni o 41, è uguale, devono tenerti sotto controllo.

    ho lavorato 3 mesi facendomi 6 h di viaggio al giorno sulla peggior linea ferroviaria che esista, 180 km al giorno col MIO computer sulle spalle. perchè per avere un computer aziendale per lavorare in ufficio non se ne parla.

    mi hanno pagato la stessa cifra che prendevo 2 anni e mezzo fa, quando avevo 3 mesi di stage come esperienza, lavoravo turni di 5 ore a volta, facevo 75 ore mensili e avevo un co.co.co (qui stavo a ritenuta d’acconto) e non ero nemmeno laureata. oggi sarei dovuta tornare a lavoro ma l’accordo verbale che avevamo è scaduto e non so a che condizioni vorrebbero rinnovarlo. e io a lavorare gratis non ci vado.
    quando ho fatto presente che mi stavano pagando 2.60 (!!!) l’ora per un lavoro i start up che lì nessuno era capace di fare e di cui io avevo esperienza, mi hanno detto “eh, ma non si guarda l’ora, è il progetto… “. peccato che 5 minuti prima mi aveva detto che non aveva soldi da investire nel progetto.

    non puoi fare web quando la mentalità è la stessa del latifondista pre-fordiano e pre-taylorista, per questo in italia non si decolla

  5. Io sono un sostenitore convinto del telelavoro, collaborando con alcune società da casa e avendo anche assunto persone in telelavoro per svolgere alcuni compiti.

    Confesso che pure io non assumerei mai una persona specializzata che non conosco per fare un lavoro da casa, considerando che la dovrei pagare bene, vorrei prima conoscerla un po’ di persona e lavorarci assieme fianco a fianco prima di farla lavorare in remoto.

    Va considerato che in remoto assumono critica importanza alcuni fattori, come il feeling nella comunicazione, che forse è bene valutare di persona prima di prendere impegni scritti.

    Per quanto riguarda i lavori di “bassa professionalità”, invece, trovo il telelavoro adeguatissimo e l’ho usato in passato con grande soddisfazione e davvero pochi problemi.

    Ovviamente è un illuso chi crede di telelavorare in Italia, sia perche lato datore di lavoro sono pochi i seri (già non sono seri col lavoro di persona, figuriamoci col telelavoro), sia lato lavoratore perchè questo sistema deforme del lavoro ha finito per deformare pure i lavoratori. Oggi trovare gente che si fa il mazzo con serietà (in cambio del giusto stipendio), per di più a distanza, non è semplicissimo (esperienza diretta personale).

  6. Alex scrive:

    fatevi un giro sulle agenzie marketing 2.0 o web in genere, sito fighetto flashy, slogani ammiccanti, molti termini in inglese….poi ti propongono come stipendio un piatto di lenticchie.

    oggi mi hanno telefonato:

    -buongiorno Alex, siamo dell agenzia xy e conoscendo la tua esperienza ti volevamo proporre un posto di Buzz Coordinator.

    visto che propongono un salario da studente ho chiesto se gli interessava il telelavoro con riunioni bisettimanali in sede.

    non mi ci pago neanche la benzina con quello dai, ma poi per lavorare nel web 2.0 in Italia ancor si deve andare in ufficio in giacca e cravatta?

    vabbé evitate di mandare cv in Italia è una perdita di tempo,

  7. Diciamo che in Italia il concetto di “permanenza in ufficio” è un parametro ancora ben saldo per valutare la qualità del lavoro ;) (e sono ironico, eh)

  8. Natascia scrive:

    Sono d’accordo solo in piccola parte.
    Tu sai bene la mia storia.
    9 anni di Vicenza – MIlano ed attualmente 50000 km all’anno in automobile.
    Quindi diciamo che spostarsi è il mio forte. Ho rinunciato ad andare a lavorare all’estero solo per motivi di maternità ma se da grande mia figlia vuole studiare fuori e fare una vita errante per motivi professionali avrà il mio sostegno. Stare a casetta è bello, per un periodo a mio avviso, dopo un po’ io divento nevrotica e voglio vedere il mondo che c’è la fuori e che qualcuno, forse Dio, ci ha dato.
    Però però, se tu venissi da me a far un colloquio e mi ripetessi le parole che hai scritto nel post, non ti assumerei. Traspare solo una cosa, voglio lavorare standomene comodamente seduto a casa mia. E posso anche essere d’accordo, sono mamma e so che vuol dire la qualità di vita. Ma i motivi per il quale un’azienda assume sono molti e spesso non legati al beneficio dell’aspirante dipendente. Questi sono motivi tuoi, ma prima vengono i bisogni dell’azienda (produrre, vendere etc… sbaglio è vendendo e producendo che ti pagano lo stipendio… ).
    Io vivo (praticamente) in un’azienda che amo moltissimo e dove lavoro moltissimo ed ho margini di manovra abbastanza ampi. Vero, non tutte le aziende sono cosi ce ne sono poche e sono sante.
    E’ anche vero che in Italia c’è moltissima gente che non ha voglia di fare un piffero e per colpa di queste si tende a non dare ‘autonomia’ a quelli che invece come leggo nei commenti, hanno voglia di fare e fare bene. … a proposito, alesstar sei il mio mito e tu lo sai cara :) .
    Io non ho mai capito una cosa, te l’ho detta a voce e continuerò a dirtela.
    Ci vuole un po’ di proattività. Devi fare tu il primo passo e probabilmente, proprio in tempi come questi è utile e sano cominciare a crearsi qualcosa in proprio e la sede la decidi tu. Mettiti in proprio e promuovi i servizi che sai garantire. All’inizio è difficile e dura, poi magari si rivela un successo. Tentare è meglio di non fare nulla e tu sai come la penso su queste cose.
    Quindi Move On e in bocca al lupo.
    Ma fai tu qualcosa per primo.
    Lasciar che accada o che la montagna venga da noi in generale è un atteggiamento che non piace alle aziende soprattutto alle aziende Italiane…

    ps. vedete veramente la crisi? aereoporti strapieni di gente con viaggi da tutte le parti, mobilieri pieni di gente, per i saldi la gente esce dai negozi con 400-500 euro di spesa in media e la storia dei saldi è solo uno stravagante motivo per spendere di più (almeno per le femmine che conosco io…)

  9. Felter Roberto scrive:

    Ciao Natascia.
    Le considerazioni che faccio nel mio post nascono proprio quando ho cominciato a “darmi da fare”.
    Ho scritto “Non dover ricominciare a inseguire il lavoro sarebbe un benefit che apprezzerei notevolmente al momento di valutare le varie occasioni.”
    Non è una condizione indispensabile e mi sono reso conto che non è una leva che le società che cercano personale utilizzano per la selezione.
    E questo in un mondo di “bit” è una cosa che mi ha fatto riflettere e mi piace farlo con voi che mi leggete. Per capire quali siano gli ostacoli: normativi, gestionali o strettamente di produttività.
    Ci sono cose che sto facendo da solo e cose che potrei fare per altri ma che non posso fare esclusivamente perché “vogliono che io sia là”.

    Se la soluzione è “andare là” allora ricomincerò a spostarmi, l’ho fatto in precedenza, non sarà un problema. Quello che io volevo capire con voi era “perchè”?

    Per quanto riguarda la crisi, ad oggi quelli toccati sono quelli che avevano poco già prima. Se potevi spendere 1000 euro al mese in cose frivole e diminuisce la tua possibilità di spesa del 20%, puoi ancora spendere 800 Euro. Continui come prima. Ma quello che in un mese ne aveva 100 da spendere, ora gli 80 non li spende più.

    Un esempio me lo ha portato una amica che lavora in una agenzia di viaggi:
    Il cliente che veniva a prenotare la vacanza da 8000 euro continua a venire. E’ quello che faceva 15 giorni all’anno al mare che non vediamo più.

  10. Eta scrive:

    Ciao Felter,
    io faccio parte dei fortunati che hanno lavorato in telelavoro.
    Ho iniziato a settembre 2007 con una società americana (che mò mi sta lasciando a casa, ma questa è un’altra storia).
    Sul contratto erano previsti fino a 4 giorni di telelavoro. In pratica poi al massimo riuscivo a farne 3.
    Non per impedimenti lavorativi, per carità, avrei potuto farne anche 5/5 per quello, d’altronde gestivo team in altre nazioni, quindi che fossi a torino, roma o vercelli non cambiava assolutamente nulla, il problema è, come sempre, la mentalità all’Italiana.
    I manager, quella categoria di 40-50-enni che hanno o stanno rovinando l’Italia (presenti esclusi s’intende :P ), cresciuti con il mito dello yuppy anni ‘80 ma ammanettati all’idea dello statale dello stesso periodo, con poche idee la maggior parte delle quali confuse, non concepiscono che si possa fare il proprio lavoro lontani dall’ufficio.
    E non importa se tanto quando sei in ufficio non sanno nemmeno dove sei o se cmq tu il tuo lavoro lo fai sempre per i fatti tuoi, con responsabili all’estero e venendo valutato per cosa hai consegnato alla fine dei giochi, per i tuoi risultati. No, tutto questo non conta nulla.
    Per cui, alla fine lavorare da casa, vuol dire mettere in conto che anche facendo tutti i numeri del caso, consegnando tutti i lavori per tempo se non prima, ecc.., cmq si sarà sempre valutati meno di uno che lavora in ufficio facendo un emerito tutto il giorno. Alla lunga ti assicuro che da fastidio.
    La comodità però è immensa, davvero… Niente treni affollati, code in auto, la possibilità di fare quella lavatrice che ti eri dimenticato la sera prima…
    Gli aspetti negativi? Non hai orari.
    Io mi trovavo a rivedere “quella email importantissima che dovevano mandarti gli Americani” all’1 di notte…

  11. federico scrive:

    quando studiavo semiotica dei nuovi media la prof diceva: “ci sono più persone che fanno ricerca sul telelavoro di quante ce ne siano che telelavorano.”
    lapalissiano.

  12. [...] aver affrontato la questione del lavoro da casa in questo eccellente articolo di Robero Felter (di cui invito a leggere attentamente anche tutti i commenti), ho trovato stamani una altrettanto [...]

  13. Sergio scrive:

    Non sono certo che il telelavoro possa funzionare nell’IT per quanto 2.0

    Nella mia esperienza non è tanto una questione di controllo, quanto di trasferimento di informazioni, coordinamento e in generale “lavoro di squadra” che non può essere sostituito semplicemente con un paio di riunioni settimanali. Incredibile quanto un team di sviluppo riesca a ragionare mentre è in pausa caffè, a pranzo o durante un aperitivo dopo il lavoro.

    Questo post di Michael Lopp spiega bene il mio punto di vista http://www.randsinrepose.com/archives/2009/04/15/the_pond.html

    In pratica possono esistere determinati lavori adatti per essere eseguiti da remoto: il copywriting può essere un esempio. Ma per tutto il resto si funziona meglio se si condivide lo stesso spazio.

  14. Daniela scrive:

    Arrivo a molti mesi di distanza dal tuo blog che ho trovato, cercando, guarda un po’, spiragli tra il telelavoro, visto che di lavoro “normale” neanche l’ombra.
    Ho 42 anni, 20 anni di esperienza nell’informatica. Non sono una “tecnica”, ma ho masticato pc dai tempi del mitico commodore64 fino ai nostri giorni, usandoli, vendendoli, consigliandoli….
    Essendo “matura”, madre di 2 figlie, lavorativamente autonoma (ho lavorato in proprio in passato), responsabile, precisa, pratica di internet, pc ed uso di tastiera cieca, ho pensato che il telelavoro facesse il caso mio, oltre ad essere a mia volta “tarata” per questo lavoro.
    Ma è un vero e proprio miraggio…
    La verità è che non ci si fida, che le aziende raramente, sui lavori di basso profilo, hanno idea di che progetto assegnarti ed in quanto tempo realizzarlo. In genere ti mettono ad una scrivania e fai quel che ti viene detto di giorno in giorno. Ma sempre sotto l’occhio vigile, Oltre a non esserci la cultura del lavoro, da parte del dipendente, come responsabilità e impegno. E’ come un matrimonio fallito in partenza. Mancano i presupposti. Eppure sarebbe l’ideale, non solo per chi come te (e come me) ha macinato km, ma per i disabili e le donne madri senza aiuti familiari.

  15. [...] mercato del lavoro italiano non è quello americano e le opportunità non sono le stesse, certo, ma il social web può essere un ottimo alleato a prescindere. Chris [...]

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