Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Ci sono momenti in cui tutto sembra andare in una unica direzione, come palline di plastica su un materasso, schiacciato da un peso invisibile.

E’ quello che mi sta succedendo in questo periodo:

nel momento in cui un servizio come LLOOGG, a cui sono iscritto da tempo e che ho usato sino ad ora, va in crisi e valuta nuove iniziative per trovare le risorse necessarie al servizio, mi arriva l’attivazione dell’account di betatester al servizio Woopra, che ha obbiettivi molto simili a LLOOGG.

Per chi non li conoscesse sono entrambi servizi gratuiti di statistica e analisi delle visite sul proprio blog o sito, con la caratteristica peculiare, rispetto a servizi simili come Google Analytics, di monitorare e mostrare la situazione in tempo reale.

Di Woopra vi parlerò in un prossimo post.

In questa situazione rispondere alla domanda che pongono quelli di LLOOGG “saresti disposto a pagare il nostro servizio?” avendo una alternativa gratuita, diventerebbe facile ma, proprio per questo, voglio ragionarci più approfonditamente.

Il problema di LLOOGG è semplice:
inizia a costare e bisogna trovare i soldi necessari al suo sostentamento.

La soluzione più semplice che hanno proposto è stata:
ok, lo facciamo pagare a chi lo utilizza.

Qualcuno da loro ragione e qualcuno dice che è una mossa suicida, che li porterà a perdere gli attuali utilizzatori.

Il mio parere è che la loro scelta di far pagare il servizio sia giusta, ma non perché sia la cosa migliore da fare, semplicemente perché il loro non può essere considerato uno strumento per tutti, un servizio 2.0 come ce ne sono in rete e quindi non si possono applicare le regole di una startup.

Al momento chi lo ha progettato non ha investito nulla in esso, se non il suo tempo e non sembra intenzionato ad investirci nel prossimo futuro.

A questo punto si trovano uno strumento con qualche appeal per una minoranza di utilizzatori, ma senza una struttura in grado di affrontare il mercato dei servizi.

Con questi presupposti le scelte sono due:
- decidere di investire per costruire una startup seria, con un business model valido e con obbiettivi di crescita proporzionati;
- mantenere in piedi il servizio per “gli affezionati” che, ovviamente, saranno disposti a pagarne il sostegno.

Da quello che ho capito, le valutazioni fatte dal team di gestione vanno nella seconda direzione, anche perché gli sviluppi futuri non presentano nessun servizio realmente “innovativo” per il web al punto di essere pagato dalla maggioranza degli utilizzatori.

Per questo, in conclusione, la mia risposta alla domanda è:

“no, non sono disposto a pagare per i servizi di LLOOGG, almeno finché voi non mi avrete dimostrato di crederci al punto di investirci del vostro”.

Il sogno dell’idea che attira soldi senza pianificare nulla, senza investirci nulla e senza rischi è in tutti gli abitanti del web 2.0, ma è appunto, un sogno.

Un commento/Trackback a “LLoogg e il business model di una startup”

  1. [...] post precedente ho accennato a Woopra come alternativa a LLOOGG. Vediamo nel dettaglio cosa [...]

Trackbacks/Pingbacks

  1. [...] post precedente ho accennato a Woopra come alternativa a LLOOGG. Vediamo nel dettaglio cosa [...]

Leave a Reply

Canonical URL by SEO No Duplicate WordPress Plugin