Privacy: quanto mi manca Rodotà
La privacy e la relativa legislazione è un concetto relativamente recente. Affrontato in Italia, una volta tanto, in anticipo rispetto ad altre nazioni, a partire dal 1996.
Per motivi che non sto a raccontarvi, è da allora che seguo questa problematica, prima cercando di capire le normative, poi cercando di spiegare perché rispettarle, infine rimanendo uno dei pochi che ancora le considera.
Nel 1997, come Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, c’era Stefano Rodotà, una persona non solo capace, ma anche competente sull’argomento, Una persona che io a quel tempo ho considerato “illuminata”.
Anche per questo, la normativa pubblicata nelle sue prime versioni portava la nostra nazione all’avanguardia nella gestione della problematica della privacy, con alcuni aspetti da affinare ma con alcuni concetti di una novità eccezionale.
Vi sto dicendo questo perché l’attuale presidente dell’Autorità garante, Francesco Pizzetti, è appena rientrato dalla conferenza annuale dei garanti europei tenutasi a Strasburgo dichiarando:
Francesco Pizzetti … invita gli utenti dei social network a tenere cari i propri dati personali, ricorrendo magari all’uso di uno pseudonimo.
in pratica, con una frase che sembra innocua o addirittura in linea con il concetto di privacy, demolisce più di 10 anni di concetti e di valori costruiti attorno al concetto di “TUTELA DEI DATI PERSONALI”.
Infatti cosi ribalta il compito di tutelare i dati da chi li riceve a chi li comunica, sconvolgendo la legislatura attuale e sollevando chi è in possesso di dati altrui dalla responsabilità della tutela.
Sarebbe come se il ministro dell’Interno, come soluzione ai furti consigliasse di non tenere con sé denaro contante, oggetti di valore e carte di credito.
Certo è solo una delle tante affermazioni fatte davanti ad un microfono, che non sposta di una virgola quanto dice la legge e quanto DEVE essere rispettato, ma come puoi convincere una società, che si trovi a gestire dati personali, che deve svolgere tutta una serie di compiti, se questi sentono dire “se qualcuno vuole tutelarsi basta che i dati reali non li metta”.
Se tutti ci registrassimo nei vari social network come “Francesco Pizzetti” come la metterebbe il nostro garante?
E’ un sacrosanto diritto di tutti quello di poter utilizzare i propri dati personali per l’uso che più gli aggrada, ed è un sacrosanto dovere di quelli che vengono in possesso di queste informazioni, di utilizzarle ESCLUSIVAMENTE per gli scopi per cui sono state affidate loro e non per altro.
Attenzione però a non confondere il diritto alla tutela dei propri dati personali con la responsabilità di quello che si dice e si fa. Sono due cose diverse, ma di questo ne parlerò in un altro post.

parole santissime, ma così difficili da comunicare :/