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Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Archive for ottobre, 2008

No, non sto parlando di notizie che riportano lo stato delle cose senza manipolazioni, interpretazioni e commenti.

Parlo proprio di trasparenza intesa come “sono talmente abituato a scrivere cose senza senso che nemmeno vedo quello che scrivo”.

Guardando il televideo di Mediaset, (ma anche quello della Rai) abitualmente faccio in qualche secondo una cernita veloce degli argomenti del giorno.  Se qualche notizia mi interessa vado in internet ad approfondirla.

Oggi ho visto una pagina che mi ha particolarmente colpito. Questa:

televideo_mediaset

Purtroppo, contrariamente al televideo RAI, le pagine Mediaset non sono consultabili in rete, per cui ho dovuto fotografare lo schermo.

Quanti di voi trovano quello che mi ha particolarmente colpito?

Anche noi ci stiamo abituando a guardare ma a non vedere?

Se non capite di cosa parlo, eccovi svelato l’arcano. [ SOLUZIONE ]

Ci sono notizie in internet che i blog ripetono solo perché non sanno cosa scrivere, ed altre che non vengono ripetute mai abbastanza.

E’ questo il caso di quanto sta accadendo al film “Un gioco da ragazze” di Matteo Rovere.

E’ un altro “morso” alla nostra libertà di scelta, alla nostra libertà di giudizio. Non so quanto parlarne possa aiutarli, ma di sicuro male non fa.

Riporto quanto scrive Sandrone Dazieri sul sul blog, che è tutto quanto è importante sapere.

N.B. tutto questo non riguarda la valutazione del film, che non ho visto, non conosco e probabilmente non andrò a vedere.

Come ho scritto in precedenti occasioni, ho partecipato alla scrittura del film UN GIOCO DA RAGAZZE, che verrà presentato domani al Festival di Roma. Quello che io, la sceneggiatrice Teresa Ciabatti, e il regista Matteo Rovere volevamo da questo film è che fosse una fotografia di tre ragazze di buona famiglia ma prive di senso morale, per le quali lo shopping e il sesso sono gli unici valori condivisi. Non ci interessava fare un film buonista, pieno di falsi buoni sentimenti, dove alla fine le bad girls si convertono e vanno in convento per espiare, ci interessava raccontare qualcosa che quotidianamente avviene, dare uno sguardo a una generazione. Non tutti gli adolescenti sono così, ma alcuni lo sono, e volevamo parlare di loro. Parlare A loro. Raccontando loro quello che vedevamo, e lasciando a loro il giudizio finale se ci fossimo sbagliati o meno.
Naturalmente, abbiamo fatto i conti senza l’oste, che nel nostro caso è il ministero. E’ notizia di poche ora fa, che la commissione censura ha vietato il film ai minori di diciotto anni. Non perché ci siano scene di sesso esplicito, non perché ci sono scene di violenza insostenibile. Ma perché il film è considerato "pericoloso" per le giovani menti. Diseducativo. Come se il cinema dovesse sostituirsi alle famiglie, ai professori, ai preti. Per capirci, il film Albakiara è pieno di sesso e violenza, ma alla fine c’è la redenzione, e questo basta perché il divieto sia stato dato solo ai quattordici. Non solo ci dicono che cosa è giusto ed è sbagliato, che cosa è lecito e cosa è vietato, ma anche quello che dobbiamo scrivere, dobbiamo girare. Una cosa degna di un paese totalitario, di una dittatura talbana.
Ma cosa significa un divieto ai diciotto?
Prima di tutto che i ragazzi che volevamo vedessero il nostro film non potranno farlo. Non solo. Se un film è vietato ai diciotto anni i suoi trailer non possono essere trasmessi in televisione e neppure al cinema, se non "attaccati" a un altro film vietato ai minori, che praticamente non esistono più, a parte forse qualche trucido horror. Le multisale non lo potranno programmare e nemmeno esporre i manifesti. Non potrò essere trasmesso in televisione nemmeno dopo le ventidue. In sostanza, questo atto barbaro, questa censura ideologica, ucciderà questo film. Poco importa che sia brutto o bello, non sono il più adatto a parlarne. Quello che conta è che qualcuno, in questo paese, vuole decidere quello che possiamo o non possiamo vedere. Vuole ridurre anche il cinema a una grande fiction televisiva, dove tutti i sentimenti sono patinati e che si fuma uno spinello finisce male, dove i poliziotti sono tutti buoni, dove chi ha buon cuore vince e i cattivi vengono sempre puniti. Vuole un cinema dove si possano vedere veline che si tolgono le mutande nel gioco delle corna dei film di Natale, le gare di rutti e peti (queste sì, immagino, educative) ma non qualcosa che racconti un pezzo del nostro presente.
Ora noi ricorreremo in appello contro questa decisione, ma abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Non faccio mai appelli per cose che mi riguardano direttamente, ma adesso sono troppo incazzato. Non so come, ma fatevi sentire, se potete. Fate circolare la notizia, diffondete il trailer che nessuno potrà vedere altrimenti.
Vi ringrazio.

Grazie a Destynova per avermi fatto conoscere la notizia.

Privacy: quanto mi manca Rodotà

ott-20-2008 By Felter

La privacy e la relativa legislazione è un concetto relativamente recente. Affrontato in Italia, una volta tanto, in anticipo rispetto ad altre nazioni, a partire dal 1996.

Per motivi che non sto a raccontarvi, è da allora che seguo questa problematica, prima cercando di capire le normative, poi cercando di spiegare perché rispettarle, infine rimanendo uno dei pochi che ancora le considera.

Nel 1997, come Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, c’era Stefano Rodotà, una persona non solo capace, ma anche competente sull’argomento, Una persona che io a quel tempo ho considerato “illuminata”.

Anche per questo, la normativa pubblicata nelle sue prime versioni portava la nostra nazione all’avanguardia nella gestione della problematica della privacy, con alcuni aspetti da affinare ma con alcuni concetti di una novità eccezionale.

Vi sto dicendo questo perché l’attuale presidente dell’Autorità garante, Francesco Pizzetti, è appena rientrato dalla conferenza annuale dei garanti europei tenutasi a Strasburgo dichiarando:

Francesco Pizzetti … invita gli utenti dei social network a tenere cari i propri dati personali, ricorrendo magari all’uso di uno pseudonimo.

in pratica, con una frase che sembra innocua o addirittura in linea con il concetto di privacy, demolisce più di 10 anni di concetti e di valori costruiti attorno al concetto di “TUTELA DEI DATI PERSONALI”.

Infatti cosi ribalta il compito di tutelare i dati da chi li riceve a chi li comunica, sconvolgendo la legislatura attuale e sollevando chi è in possesso di dati altrui dalla responsabilità della tutela.

Sarebbe come se il ministro dell’Interno, come soluzione ai furti consigliasse di non tenere con sé denaro contante, oggetti di valore e carte di credito.

Certo è solo una delle tante affermazioni fatte davanti ad un microfono, che non sposta di una virgola quanto dice la legge e quanto DEVE essere rispettato, ma come puoi convincere una società, che si trovi a gestire dati personali, che deve svolgere tutta una serie di compiti, se questi sentono dire “se qualcuno vuole tutelarsi basta che i dati reali non li metta”.

Se tutti ci registrassimo nei vari social network come “Francesco Pizzetti” come la metterebbe il nostro garante?

E’ un sacrosanto diritto di tutti quello di poter utilizzare i propri dati personali per l’uso che più gli aggrada, ed è un sacrosanto dovere di quelli che vengono in possesso di queste informazioni, di utilizzarle ESCLUSIVAMENTE per gli scopi per cui sono state affidate loro e non per altro.

Attenzione però a non confondere il diritto alla tutela dei propri dati personali con la responsabilità di quello che si dice e si fa. Sono due cose diverse, ma di questo ne parlerò in un altro post.

Wallpaper: sfondi… 20 ottobre

ott-20-2008 By Felter

Ragazzi, se io fossi un creativo, fantasioso grafico, probabilmente ne potrei fare uno al giorno, ma non lo sono e quindi faccio fatica a farne uno ogni 10 giorni. Spero che siano apprezzati almeno un pochino.

Questa volta ho preso spunto da Catepol, che periodicamente offre su twitter un caffè a tutti.

Virtuale per virtuale allora ve lo offro pure io:

wallpaper_014_coffee

e ci metto pure la brioches.

Alla prossima…

Firefox è uno dei più famosi broswer in circolazione, secondo solo a Internet Explorer (anche se Chrome di Google si sta battendo bene).

Proprio perchè vuole arrivare il concorrente avanti ma non si vuole far raggiungere da quello dietro, è in perenne sviluppo una versione “successiva”.

In questi giorni è stata presentata la beta (cioè da usare per provare la stabilità del software ma non da usare se non si è pronti a incrociare qualche problema) della versione 3.1.

Ci sono tante funzionalità nuove, ma due cose mi hanno particolarmente colpito:

- la geolocalizzazione della postazione su cui sta girando il browser;

- il supporto alla proprietà @font-face prevista nei CSS2;

Io sono da tempo convinto che lo sviluppo futuro della rete tenderà allo sfruttamento delle informazioni sulla georeferenziazione. La possibilità di proporre informazioni selezionate non solo sui gusti delle persone, ma anche sulla loro posizione geografica.

Supponete di essere in auto e di avere bisogno di un distributore di carburante. Oggi se avete un navigatore satellitare in auto, potete farvi indicare il fornitore più vicino.

Presto se starete cercando con Firefox un nuovo cellulare, vi potrà essere proposto il modello cercato e contemporaneamente, il negozio più vicino dove lo vendono.

Se poi questa funzione verrà introdotta anche nella versione mobile di Firefox ( in sviluppo denominata Fennec) allora diventerà veramente possibile “integrarsi” totalmente con il mondo che ti circonda.

Il supporto a @font-face invece è una cosa più da “produttori” che da utilizzatori.

@font-face è una proprietà inserita nella versione 2 del linguaggio CSS e, come tutte le istruzioni CSS, viene usata quando si costruisce una pagina web.

Non so quanti di voi lo hanno mai notato navigando, ma i caratteri tipografici dei siti (i font appunto) sono praticamente sempre gli stessi.

Contrariamente a quello che potete fare quando usate un editor di testo, per un sito web, sino ad ora, non si poteva scegliere il font che più piaceva per fare la propria pagina.

Questo perchè i browser hanno la capacità di usare solo i font installati sul computer in uso. Per cui se la pagina prevede l’utilizzo di un font non presente, questo non verrà visualizzato correttamente.

La funzione @font-face serve appunto a dire al browser (che però la deve comprendere e sino ad ora Firefox, Internet explorer ecc. non lo faceva) dove può trovare in rete il font necessario alla corretta visualizzazione, nel caso sul computer non ci sia.

Questo apre nuove possibilità grafiche e creative al webdesigner, che finalmente potrà curare anche l’aspetto estetico delle scritte,  dando sfogo alla sua fantasia. Motivo in più per scegliere Firefox come browser.

Ad oggi sembra che queste due funzionalità non siano supportate dalla versione per Linux di Firefox, ma sono convinto che alla presentazione della versione definitiva tutti i sistemi operativi saranno supportati.

Wallpaper:sfondi… 10 ottobre

ott-10-2008 By Felter

Rieccoci al periodico sfondo per il vostro computer.

Questa volta più che all’aspetto strettamente grafico, mi sono dedicato un po’ alla “scena”.

Non è certo uno di quei fantastici wallpaper che potete trovare fatti dagli artisti della computergrafica, però spero almeno che vi diverta.

wallpaper_013_mouse

Il mouse nell’immagine è appena arrivato a casa mia e mi sembrava giusto preparargli una casa accogliente, anche se dalla miniatura si riesce a vedere poco il suo “arredamento”.

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