Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Archive for marzo, 2008

Cena a Parma

mar-15-2008 By Felter
Ieri sera, grazie ad una serie di messaggi su twitter ed al fatto che, dopotutto, da casa mia sono solo 80 km, sono andato alla cena a Parma, organizzata da Frannina e Stella86 (almeno per quanto mi riguarda).
Ottima compagnia, buon ristorante, un cameriere un po… grezzo ed i soliti problemi di parcheggio.
Come riassunto della serata potrebbe anche bastare.
Più che altro non mi voglio sbilanciare parlando di alcune presenti che sembra preferiscano mantenere l’anonimato, o meglio non vogliono che in rete sia possibile collegare fatti a nomi e viceversa. ( Cosi le pungolo un po a scoprirsi nei commenti…)
E’ sempre un piacere quando puoi scambiare quattro chiacchiere con qualcuno che ha nello stesso tempo alcune passioni in comune con te, la rete ovviamente, ma anche tante altre attività che ti sono praticamente estranee.
Se poi nel loro nick hanno un numero che per loro significa l’anno di nascita, mentre per te dovrebbe significare l’anno del diploma, allora diventa anche un momento di “ringiovanimento”.
Questo a dimostrare che chiunque snobbi queste cene non sa cosa perde.
Io non so se potrò partecipare alla prossima cena che organizzeranno, ma se voi siete nei dintorni è meglio che non manchiate.
Ora lascio lo spazio alle voci dei partecipanti… se ci siete lasciate un commento.
Sono appena rientrato da Milano, dove ho seguito le sessioni della mattinata dell’Innovation forum 2008.
Il motivo principale per cui sono andato è che a parlare questa mattina c’era Don Tapscott.
Tabscott ha scritto “Wikinomics“, definito il manuale della nuova economia Wiki. Per definire il personaggio, Luca di Bari lo ha chiamato “il visionario più autorevole…”.
Se qualcuno è interessato a quello che ha detto, sul blog del convegno c’è il video dell’intervista.
Io riporto solo alcune frasi che mi hanno colpito, nonostante non stesse dicendo niente di particolarmente nuovo per chi ha a che fare giornalmente con la rete:
- “per i giovani quattordicenni quello che per noi è tecnologia, per loro è semplicemente aria. Non serve loro impegno nell’averci a che fare”.
- “sono queste nuove generazioni che faranno la differenza nel futuro delle aziende. In Italia i giovani sono pochi, dove troverete i talenti?”
- “nel web 2.0 le società innovative sono quelle che dicono I create the context, you create the contents
- é necessario che si creino delle Ideagoras cioè l’Agorà delle idee, solo così la resa sarà massima.

Credo che essere presenti ad un talk del genere sia stato veramente interessante, perchè la facilità di espressione di certi concetti non è certo cosa da tutti.

Successivamente ci sono stati altri Panel, che ho seguito volentieri, anche se sicuramente hanno attirato meno il mio interesse:
“come possono contribuire le tecnologie ICT ai processi di innovazione”, “come si finanzia l’innovazione oggi in Italia” e ” le reti TLC di nuova generazione come motore di sviluppo del mercato e del paese”.

Gli argomenti erano anche interessanti, ma le discussioni in realtà sono state molto meno “illuminanti” di quello che speravo.
Ho apprezzato le parole di Renzo Vanetti, Amministratore delegato di SIA-SSB, che ha detto che la differenza non la fa la tecnologia, che possono avere tutti, ma la capacità di creare nei lavoratori lo stimolo perché ne traggano il valore aggiunto. Ha citato anche la teoria della complessità, parlando appunto di caos ed in pratica della necessità di una “creazione dal basso”.

Da segnalare la presenza, nel secondo panel, di Elserino Piol, che da vecchio marpione dei venture capitalist, ha potuto tirare un po le orecchie agli altri presenti, che parlavano molto di “aria fritta” (non sono parole sue, è una considerazione mia).

Nel terzo e ultimo panel che ho seguito, la presenza di Stefano Venturi, amministratore delegato di Cisco, ha portato nella discussione molti concetti cari alla blogosfera, per cui gli altri sono sembrati quasi un passo indietro.
Da notare che tutti hanno parlato della necessità dell’infrastruttura di rete a banda larga per dare la possibilità all’Italia di svilupparsi.
Però Francesco De Leo, CEO advisor di Wind, ha accuratamente evitato di dire che copertura non significa necessariamente cavi, perchè nel tal caso avrebbe dovuto spiegare perchè, se fosse tanto remunerativo avere la copertura, Wind non fa una flat HDSPA sul cellulare che risolverebbe il problema.
Per Telecom Italia non era presente Stefano Pileri, Direttore Generale Technology & Operations, ma l’ing. Nocentini, che ha affermato, con apparente tranquillità, che il problema della creazione della NGN ( New Generation Network) non sono i soldi, ma è che non ne è ancora sentita veramente la necessità da parte degli utilizzatori.
Credo sia il caso di far partire una sottoscrizione per dimostrargli il contrario.

In generale tra le molte parole dette voglio riportare alcuni concetti che varrebbe la pena di sviluppare:

(argomento formazione) per trovare informazioni in internet bisogna avere capacità di orientamento e di sintesi, e molti non le hanno.

(argomento riflessi del web 2.0 nella vita reale) se ognuno si creerà il proprio palinsesto serale, bisognerà trovare nuovi argomenti su cui discutere nei momenti di aggregazione. Effettivamente questo si ripercuote anche su chi non è “web 2.0 addicted”.

(sul risparmio energetico) è vero che l’aumento delle tecnologie porta ad un aumento dei consumi, ma il loro utilizzo può produrre risparmi molto superiori, ad esempio adesso per ogni persona ci sono due locali illuminati, riscaldati e una rete di collegamento che li unisce (parlavano della casa e del posto di lavoro di ognuno).

Concludo questo resoconto con un’ultima cosa, molto meno formale, ma altrettanto piacevole per me:
Ho potuto finalmente incontrare di persona e salutare Lele Dainesi, presente ovviamente al seguito di Stefano Venturi.
Perchè questo non era un barcamp, e un po il fatto di non potere intervenire l’ho sentito.
Ma dire “ciao” a qualcuno è comunque…”salutare”.

Web to web: Web reputation

mar-9-2008 By Felter

Questa sera, per la terza domenica consecutiva, sul canale di mogulus WebtoWeb si è chiacchierato tra e con la rete.

Io purtroppo non ho potuto seguire la diretta, ma l’argomento “web reputation” è abbastanza intrigante da invogliarmi ad esprimere il mio parere:
come faccio spesso ritengo opportuno anche in questo caso dare significato a qualche termine, perché se non si parte da concetti condivisi non si può arrivare ad una conclusione interpretabile.
Per me la “web reputation” di qualcuno è la considerazione che la rete ha per lo stesso quando si presenta, o presenta le sue idee, all’interno di un contesto.
Che è ben diversa dalla “web visibility” ossia dalla visibilità che ognuno ha all’interno di un preciso ambito di rete. ( perchè parlare di visibilità in rete è troppo generico, in quanto uno può essere molto conosciuto all’interno di un certo contesto ed assolutamente sconosciuto all’interno di altri).
Ci sono personaggi che, pur essendo conosciutissimi in rete, hanno una “web reputation” molto bassa, in quanto magari esprimono dei concetti che non portano “sostanza” alle necessità della rete.
Ci sono altri invece che, pur apparendo meno frequentemente all’interno di classifiche, social network et similia, vengono considerati dai più come fonte di riferimento.
Da questo concetto si deduce che la “web reputation” è un valore intrinsecamente positivo di un individuo, in quanto misura la “considerazione” che ha, ed ha un peso che non si può aumentare volontariamente intervendo sui parametri come le classifiche, il numero di link ecc.
Il problema è proprio come misurare la “web reputation”.
Infatti non essendo parametrizzabile, si finisce per confonderla con altre cose, solo perchè più facilmente misurabili.
Leggevo un esempio riferito ad un altro contesto che non ricordo, se qualcuno ha qualche riferimento lo ringrazio, che sarebbe come se in una classe di muti si dessero i voti ai ragazzi in base all’altezza od al peso solo perché non si conosce il linguaggio dei segni.
La web visibility è facile da misurare, si contano i link, le pagine su google, ma è una misurazione altrettanto facilmente “dopabile” con meme, contest ecc.
In conclusione la “web reputation” è una cosa di valore, solo che non siamo in grado di misurarla.
Ma ci serve veramente misurarla?
Io penso di no. Almeno non serve a chi vuole vivere la rete con la propria testa, perchè allora il valore è in grado di stabilirlo lui. E nessuno potrà dire che ha sbagliato.
La vogliono misurare quelli che invece si approcciano alla rete dall’esterno, i media tradizionali ad esempio, che ovviamente non voglio avere a che fare con tutta la blogosfera ma vorrebbero avere già pronto un elenco di “master people” con cui confrontarsi.
Prendendo un esempio caro a Luca Comello, studioso della Teoria della complessità, io penso che la blogosfera sia come uno stormo di uccelli.
Non ci sono leader riconosciuti, ci sono solo alcune semplici regole che tutti rispettano e che permettono di andare tutti insieme e nella stessa direzione.
In realtà al suo interno ci sono pochi individui che hanno capito dove andare, che hanno le informazioni necessarie alla sopravvivenza del gruppo, ma il gruppo non è in grado di riconoscerli, non gli serve perché lo scopo è un altro: viaggiare. Provate a portare uno stormo di uccelli dove volete voi, se ci riuscite?

Un po di tempo fa ho suggerito come poter utilizzare le nuove versioni di Ipod Nano e Shuffle con windows 2000, visto che l’ultima versione di ITunes è installabile solo su Windows XP o Vista.
Il programma utilizzabile si chiama Sharepod.

Ho ricevuto alcune segnalazioni che mi hanno evidenziato un problema nell’utilizzo del programma, se installato su un PC con windows 2000 dove non si abbiano i diritti di accesso come amministratore.
Sembra infatti che se non si hanno tali diritti, sharepod una volta avviato dia questo messaggio di errore: “Could not obtain a handle to the iPod device”

Sorvolando sul fatto che se non si hanno tali diritti forse è perché si vuole evitare che sulla macchina venga installato software non “autorizzato”, c’è comunque un modo per far funzionare il tutto.

Basta infatti collegare l’Ipod, andare su “risorse del computer”, aprire il collegamento all’Ipod e cercare la cartella nascostaiPod_Control\Device“.
Al suo interno bisogna creare un file vuoto (quindi basta lanciare il programma blocco note e salvare immediatamente il documento) dal nome NoExtendedSysInfo.

N.B. la cartella nascosta device è presente negli Ipod Nano ma non negli IPod Shuffle. Se si possiede uno Shuffle bisogna solo creare anche la cartella oltre che il file vuoto.

A questo punto il programma funzionerà tranquillamente, senza dare più nessun messaggio di errore.

Se il computer non è configurato per visualizzare le cartelle nascoste, vi ricordo che basta andare nel pannello di controllo – Opzioni Cartella – Visualizzazione – Visualizza Cartelle e file nascosti

continuano le considerazioni: (per saperne di più vedi la lavagna)

Qualcuno ha reagito male, o comunque ha considerato poco opportuna, la lettera aperta che Marco Camisani Calzolari, Stefano Quintarelli ed altri illustri blogger professionisti hanno scritto a Vespa. (Blogger professionisti nel senso di professionisti che hanno un blog, non che fanno i blogger per professione).
Le critiche principali sono che non è stata rappresentata tutta la blogosfera, che è stata fatta per questioni di opportunità, che non serviva.

In questo caso, quando si parla di comunicazione, ci sono diversi interlocutori:

- C’è Vespa, gli ospiti del suo programma, in generale le persone che hanno un loro “mondo mediatico” e che considera internet “un altro mondo mediatico”.

- Ci siamo poi noi, abitanti della rete “attivi”, che conosciamo gli strumenti e cerchiamo di utilizzarli secondo le nostre necessità.

- Ci sono poi i “navigatori della rete”, quelle persone che cercano informazioni in internet, cercano di capirci qualche cosa ma che ancora sono lontane dal metterci dentro qualcosa di proprio.

- Infine ci sono quelli “fuori da internet”, quelli che non hanno interesse nella rete, che probabilmente guardano Vespa perchè la televisione è il loro media di riferimento.

Rivolgersi all’uno o all’altro non è la stessa cosa, non puoi usare gli stessi metodi, gli stessi mezzi.
Certe informazioni non hanno la stessa utilità se date agli uni o agli altri.

A mio parere le critiche sono nate proprio da questo fraintendimento:
Ognuno ha pensato la lettera destinata a Vespa per raggiungere l’interlocutore che preferiva.

Se l’obbiettivo di questa lettera era di comunicare il disagio della rete a Vespa, a quel tipo di interlocutore insomma, allora per me è stata fatta in modo corretto e molto intelligente.

Infatti è stata data importanza alle cose che per Vespa sono importanti, cioè la posizione economico-culturale dei firmatari, al danno economico che il suo comportamento può aver causato, nonché lo specchietto di una possibile trasmissione con altri personaggi.
La generalizzazione per Vespa è il pane quotidiano, non gli interessa se in realtà dietro c’è tutta internet o no. Non è importante.
Al limite si poteva pensare di non rivolgersi a quel tipo di interlocutore, ma se lo si voleva fare, quello per me era il modo migliore.
Che poi qualcuno che ha una situazione di “commistione” tra il media internet e il media TV abbia colto l’occasione al volo può essere.
Se però si vuole comunicare a tutti e quattro gli interlocutori, servono anche personaggi cosi.

Quella lettera però è assolutamente inutile per le altre tipologie.

Per questo ritengo inutile tutta la parte della sottoscrizione in rete e della pubblicità che se né fatta.
Diciamo che quella lettera è “targhettizzata” e quindi bisogna cambiare metodo e contenuto.

In uno dei prossimi post vorrei vedere come poter raggiungere gli altri “bersagli”. Suggerimenti….

P.S. ho accuratamente evitato i link, le cose principali le trovate sulla lavagna, non sto scrivendo queste cose per le classifiche.

Ecco il primo post di considerazioni sull’argomento: (per saperne di più vedi la lavagna)

La trasmissione di Vespa ha causato reazioni da parte di moltissime persone, questo significa che qualche cosa deve essere successo.
Le reazioni sono però state diverse da persona a persona e per capire se siano state più o meno appropriate, a mio parere bisogna prima dire a cosa si è reagito.

Per quanto mi riguarda, ad esempio, mi ha dato certamente fastidio sentir dare certi giudizi sui blogger e sulla attività di chi vuole essere presente in internet ma, visto il pulpito, non mi sarei di certo stracciato le vesti per difendere l’onore della blogosfera.
Quello che invece mi ha stimolato a discuterne, a parlarne e a cercare in qualche modo di darne il massimo risalto, è stata un’altra considerazione:

se questa volta che ho una cultura sull’argomento della puntata, mi rendo conto di quanto i discorsi fatti da fantomatici esperti siano in realtà approssimativi e poco attendibili, le altre volte che dell’argomento io ero più o meno ignorante, non potrebbe essere stata la stessa cosa solo che io non me ne sono accorto?

E questa considerazione vale anche per altri mezzi di informazione: giornali, l’internet stessa.

Questo è un concetto che è importante che passi:

tutte le volte che qualcuno parla di qualcosa che tu non conosci, non significa che la conosca lui.

Il vantaggio di internet in questi casi è proprio che se qualcuno sta parlando di qualcosa che non conosce, ha una altissima probabilità di incontrare qualcuno che dell’argomento ne sa e che lo può correggere.

Ed è proprio quello che è successo con Vespa.

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