Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Sono appena rientrato da Milano, dove ho seguito le sessioni della mattinata dell’Innovation forum 2008.
Il motivo principale per cui sono andato è che a parlare questa mattina c’era Don Tapscott.
Tabscott ha scritto “Wikinomics“, definito il manuale della nuova economia Wiki. Per definire il personaggio, Luca di Bari lo ha chiamato “il visionario più autorevole…”.
Se qualcuno è interessato a quello che ha detto, sul blog del convegno c’è il video dell’intervista.
Io riporto solo alcune frasi che mi hanno colpito, nonostante non stesse dicendo niente di particolarmente nuovo per chi ha a che fare giornalmente con la rete:
- “per i giovani quattordicenni quello che per noi è tecnologia, per loro è semplicemente aria. Non serve loro impegno nell’averci a che fare”.
- “sono queste nuove generazioni che faranno la differenza nel futuro delle aziende. In Italia i giovani sono pochi, dove troverete i talenti?”
- “nel web 2.0 le società innovative sono quelle che dicono I create the context, you create the contents
- é necessario che si creino delle Ideagoras cioè l’Agorà delle idee, solo così la resa sarà massima.

Credo che essere presenti ad un talk del genere sia stato veramente interessante, perchè la facilità di espressione di certi concetti non è certo cosa da tutti.

Successivamente ci sono stati altri Panel, che ho seguito volentieri, anche se sicuramente hanno attirato meno il mio interesse:
“come possono contribuire le tecnologie ICT ai processi di innovazione”, “come si finanzia l’innovazione oggi in Italia” e ” le reti TLC di nuova generazione come motore di sviluppo del mercato e del paese”.

Gli argomenti erano anche interessanti, ma le discussioni in realtà sono state molto meno “illuminanti” di quello che speravo.
Ho apprezzato le parole di Renzo Vanetti, Amministratore delegato di SIA-SSB, che ha detto che la differenza non la fa la tecnologia, che possono avere tutti, ma la capacità di creare nei lavoratori lo stimolo perché ne traggano il valore aggiunto. Ha citato anche la teoria della complessità, parlando appunto di caos ed in pratica della necessità di una “creazione dal basso”.

Da segnalare la presenza, nel secondo panel, di Elserino Piol, che da vecchio marpione dei venture capitalist, ha potuto tirare un po le orecchie agli altri presenti, che parlavano molto di “aria fritta” (non sono parole sue, è una considerazione mia).

Nel terzo e ultimo panel che ho seguito, la presenza di Stefano Venturi, amministratore delegato di Cisco, ha portato nella discussione molti concetti cari alla blogosfera, per cui gli altri sono sembrati quasi un passo indietro.
Da notare che tutti hanno parlato della necessità dell’infrastruttura di rete a banda larga per dare la possibilità all’Italia di svilupparsi.
Però Francesco De Leo, CEO advisor di Wind, ha accuratamente evitato di dire che copertura non significa necessariamente cavi, perchè nel tal caso avrebbe dovuto spiegare perchè, se fosse tanto remunerativo avere la copertura, Wind non fa una flat HDSPA sul cellulare che risolverebbe il problema.
Per Telecom Italia non era presente Stefano Pileri, Direttore Generale Technology & Operations, ma l’ing. Nocentini, che ha affermato, con apparente tranquillità, che il problema della creazione della NGN ( New Generation Network) non sono i soldi, ma è che non ne è ancora sentita veramente la necessità da parte degli utilizzatori.
Credo sia il caso di far partire una sottoscrizione per dimostrargli il contrario.

In generale tra le molte parole dette voglio riportare alcuni concetti che varrebbe la pena di sviluppare:

(argomento formazione) per trovare informazioni in internet bisogna avere capacità di orientamento e di sintesi, e molti non le hanno.

(argomento riflessi del web 2.0 nella vita reale) se ognuno si creerà il proprio palinsesto serale, bisognerà trovare nuovi argomenti su cui discutere nei momenti di aggregazione. Effettivamente questo si ripercuote anche su chi non è “web 2.0 addicted”.

(sul risparmio energetico) è vero che l’aumento delle tecnologie porta ad un aumento dei consumi, ma il loro utilizzo può produrre risparmi molto superiori, ad esempio adesso per ogni persona ci sono due locali illuminati, riscaldati e una rete di collegamento che li unisce (parlavano della casa e del posto di lavoro di ognuno).

Concludo questo resoconto con un’ultima cosa, molto meno formale, ma altrettanto piacevole per me:
Ho potuto finalmente incontrare di persona e salutare Lele Dainesi, presente ovviamente al seguito di Stefano Venturi.
Perchè questo non era un barcamp, e un po il fatto di non potere intervenire l’ho sentito.
Ma dire “ciao” a qualcuno è comunque…”salutare”.

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