
Parlare di leggi in Italia ormai è diventato come parlare di calcio il lunedi mattina al bar: ognuno la vede a modo suo e quello che è stato detto il lunedi prima non è detto che sia ancora valido il lunedi dopo.
Il fatto però che nel giro di tre mesi si faccia una legge spacciandola per “salvavita”, per puro caso nei tre mesi di applicazione le statistiche confermino che effettivamente forse lo potrebbe essere, e quindi la si abolisca tra il silenzio generale, a mio parere merita qualche considerazione.
l’argomento è questo:
a ottobre del 2007, in seguito ad una serie di morti sulla strada causati da pirati e guidatori ubriachi, è stato convertito in legge il decreto Bianchi-Amato che, insieme all’inasprimento delle pene per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, VIETA LA VENDITA DI ALCOLICI NEI LOCALI DOPO LE 2 DI NOTTE.
Questo divieto non è certo stato accettato di buon grado dai gestori di discoteche e la discussione se fosse o meno corretto ha preso le pagine dei giornali per alcuni giorni.
Quando però sembrava che la cosa fosse ormai stata assimilata, ecco il colpo di scena:
nel disegno di legge per la riforma sulla sicurezza stradale, appena approvato dalla commissione trasporti della Camera, questo divieto è SCOMPARSO.
Già è comico il solo pensare che ci sia perennemente in corso una “riforma sulla sicurezza stradale” per cui ogni tre per due qualcuno modifica qualcosa che dovrebbe essere consolidato da anni. ( Le auto vanno con un motore pensato cent’anni fa, le strade sono costruite 50 anni fa e guidare è un concetto comune a tutti da un sacco di tempo).
E’ possibile certo che si siano resi conto di aver sbagliato e sarebbe una dimostrazione di coraggio ammetterlo ed intervenire.
Se però pensiamo che le statistiche dei morti sulla strada nel periodo ottobre-dicembre 2007 danno una diminuzione del 30% circa degli incidenti stradali notturni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, diventa difficile capire su quali basi si è valutato “sbagliato” un divieto del genere.
Forse inutile perchè aggirato o poco rispettato, quello si, ma da qui a dire “tanto vale toglierlo” mi sembra una forma di sconfitta della capacità di legiferare dello stato. (una delle tante dimostrazioni di incapacità date in questo periodo).
Poi però
leggo che Silvano Moffa, firmatario dell’emendamento che ad ottobre ha inserito il divieto, oggi dice:
«Inutile proibire se non serve a nulla, meglio trovare altri strumenti. Quel decreto fu approvato sull`onda dell`emergenza ma qui stiamo parlando di una legge complessiva. Abbiamo preferito puntare su prevenzione, formazione e pene più severe». «Non escludo che ci possano essere state pressioni – conclude – ma in Commissione s`è discusso molto.
Io poi in discoteca non ci vado mai».
Ecco, ora è chiaro: che mi frega di quello che fanno, io mica ci vado…