Trusted Computing: Futuro o Passato?
Come spesso succede per le notizie bomba,(anche se alla fine si dimostrano non vere) si sta diffondendo sui vari siti tecnici e blog la notizia che Apple abbia tolto dagli ultimi modelli dei propri computer il chip conosciuto come TPM (Trusted Platform Module).
Tralasciando la storia e le problematiche legate al Trusted Computing, che potete approfondire leggendo i vari rimandi in questo articolo, io vorrei porre l’attenzione su due aspetti della vicenda:
1) Come la notizia, data essenzialmente da un solo personaggio seppur illustre, possa essere resa autorevole dal ribollire della stessa nella blogosfera;
2) Come l’idea che un produttore di Hardware possa fare una scelta del genere non sia del tutto campata in aria;
Il rimandarsi di questa notizia di blog in blog, di sito in sito, ricorda molto le catene di S.Antonio e se per quelle il motivo per cui si rilanciava il messaggio era la paura di maledizioni varie, qui è la paura di “bucare” la notizia, facendo perdere autorevolezza alle pagine del proprio sito.
Questo anche se probabilmente molti si rendono conto che esiste la concreta possibilità che l’intenzione di Apple sia completamente diversa da quello che si sottintende nelle informazioni a disposizione.
Dato che con questo articolo io non faccio altro che allinearmi a questa situazione, voglio specificare che non ho nessuna informazione che confermi o smentisca questa notizia, la riporto esclusivamente come “pretesto” per questo mio ragionamento sulla comunicazione all’interno di internet.
D’altra parte, e qui entro nel secondo argomento, non mi meraviglierei se Apple avesse effettivamente scelto di produrre hardware libero da “controlli”, e questo per un concetto molto semplice che, se è passato per la testa a me, sicuramente è stato esaminato anche dai loro ingegneri:
è assodato che la procedura di trusted computing è apprezzata esclusivamente dai produttori di software e hardware che vedono “protetti” i propri interessi, mentre dall’utilizzatore medio è vista come qualcosa da “subire”.
Se allora un produttore di Hardware, quando il mercato avesse come standard un PC “trusted” fosse in grado di fare una linea di prodotti “Trusted Computing Free”, ossia libera da TC, non pensate che si ritroverebbe un mercato potenziale di dimensioni eccezionali?
Chi di noi non comprerebbe subito questi prodotti, specialmente se avessero comunque una qualità elevata e un parco software utilizzabile di discrete dimensioni, del tipo che ne so, delle macchine, S.O. e software Apple?
Certo per arrivare ad una situazione del genere inizialmente anche questa società dovrebbe spingere per l’adozione del Trusted Computing, investendo in prima persona e assicurandosi che l’adozione sia massiccia. Lasciando però il gruppo quando si renda conto che ormai la produzione dei “competitor” è indirizzata e non più annullabile.
Essendo io un accanito sostenitore della libertà di scelta, mi auguro che veramente il trusted computing sia la pietra al collo di tutte quelle società che vogliono difendere i propri privilegi a danno dei diritti delle altre persone. E se Apple sarà abbastanza saggia da proporsi come alternativa, non potrà che trovarmi felice e pronto all’acquisto dei suoi prodotti. Se invece non sarà lei, pazienza, sono sicuro che altri la sostituiranno egregiamente. (Amiga.inc, ti sto aspettando!)

non condivido il tuo articolo:
il fatto è che apple ha deciso di usare hardware intel,che in futuro oltre alla tecnologia lagrande implementerà anche un tpm direttamente nel package della cpu.
l’unica cosa che può fare è decidere di non supportare via software il TC.
nulla impedisce ad apple che un giorno con un semplice aggiornamento di “sicurezza” del S.O. facciao uso del TC
Quello che farà intel in futuro non si sa, si sa quello che fa Apple adesso.
Il modulo tpm inserito nei computer Apple è stato usato solo per impedire l’installazione di osx su pc non Apple, e neanche al pieno delle sue funzionalità (senza usare chiavi), non è stato mai suportato dal sistema operativo e Apple non ha rilasciato alcun driver per sfruttarne le potenzialità.
Apple è una delle poche grandi aziende informatiche che non ha aderito al TCG, e almeno esteriormente non ha mai investito o appoggiato il TCG.
Ricordiamoci Apple non ha alcun interesse ad aderirvi, gli stessi drm di iTunes sono stati imposti dalle Major discografiche, e renderli più vincolanti non gioverebbe ad Apple perchè venderebbe meno iPod, il vincolo iTunes iPod è importante per Apple, e perderebbe ogni significato se uno dovesse ricomprare la musica ogni volta che compra un pc o un ipod nuovo.
Aggiungo che per un paio di anni almeno dovremmo stare tranquilli riguardo alle scelte di Apple perchè se aderissero entro 2-3 anni al TCG in maniera completa, bloccherebbero il ciclo di aggiornamento delle attuali macchine per un bel pò di tempo (cioè chi compra un macbook oggi in media lo vorrebbe tenere 2-3 anni, ma se Apple aderisse al TCG, uno cercherebbe di tenerlo per 4-5 anni in totale (passato tale periodo presumibilmente sei obbligato a comprarlo nuovo a causa delle prestazioni limitate)