Blog di Felter Roberto

La palestra in cui "mi si vede nell'esercizio delle mie idee". Pronto a confrontarle con gli altri.

Archive for novembre, 2006

In questa settimana per l’argomento internet e dintorni il fatto più significativo è sicuramente stato la sentenza con la quale il TAR ha bocciato l?autorizzazione concessa dall?Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni all’offerta Alice 20 Mega di Telecom Italia.
L’associazione Italiana Service Provider AIIP esulta, e dal suo punto di vista ne ha tutte le ragioni.
Il solo problema però è che i suoi associati non sono gli utilizzatori di Internet, sono i service provider.
Questa sentenza è a favore anche dei clienti?
Onestamente devo dire che Stefano Quintarelli, presidente di AIIP, in un articolo nel suo blog dice:
Quando ho firmato il ricorso al TAR di AIIP contro la decisione di AGCOM di autorizzare Alice 20Mbps, non ero molto sereno. Da un lato era chiaro che era un abuso…
…E poi c’erano gli utenti, cui avevano fatto vedere la cioccolata; come spiegare che non era cosa buona nel medio-lungo termine ?
Ecco, il problema sta proprio qui:
Qualcuno ci vuole spiegare perché a rimetterci devono sempre essere i clienti?
Telecom Italia potrebbe dare un servizio ad un certo costo, ma non lo può fare perché sarebbe l’unica a poterselo permettere.
Da notare che non si dice che NON se lo può permettere, cioè che lo vende sotto costo oppure che il servizio non ha realmente le caratteristiche vendute, ma solo che nessun altro operatore per un servizio simile potrebbe fare gli stessi prezzi.
E allora?
Io che voglio attivare una ADSL, la devo pagare di più solo perché cosi posso scegliere con chi abbonarmi?
Ma la concorrenza non doveva servire per abbassare i prezzi? o per alzarli?
Quando finalmente si potrà scrivere un articolo dal titolo “i clienti vincono..”
Mi sembra che il mercato stia spendendo molte più energie per rallentare la crescita di Telecom Italia piuttosto che per aumentarne la propria.
Capisco che una pluralità di offerte è la situazione migliore per un mercato maturo, ma perchè dobbiamo per forza ottenerla a spese del cliente finale?
Perchè i service provider non spingono per rendersi indipendenti da Telecom Italia, invece di volerne semplicemente utilizzare la struttura a costi bassi?
La rete Telecom l’ha grazie ai soldi che i cittadini in passato hanno dato al servizio pubblico, ed i cittadini ora non possono averne i vantaggi perché “ci deve essere concorrenza”.
Ma se la rete fosse rimasta pubblica, e questi servizi oggi fosse lo stato a offrirli ai cittadini, cosa avrebbero fatto gli altri service provider?
Non esisterebbero o avrebbero cercato altre vie per crearsi il proprio spazio?
E anche ammettendo che ci deve essere concorrenza, altrimenti il monopolio rallenta lo sviluppo ecc. ecc. qualcuno mi vuole spiegare perché almeno chi come me è già cliente Telecom Italia e non ha intenzione di cambiare, deve avere un collegamento ADSL a 4 Mbit se allo stesso prezzo poteva averne uno a 20?

Come spesso succede per le notizie bomba,(anche se alla fine si dimostrano non vere) si sta diffondendo sui vari siti tecnici e blog la notizia che Apple abbia tolto dagli ultimi modelli dei propri computer il chip conosciuto come TPM (Trusted Platform Module).
Tralasciando la storia e le problematiche legate al Trusted Computing, che potete approfondire leggendo i vari rimandi in questo articolo, io vorrei porre l’attenzione su due aspetti della vicenda:
1) Come la notizia, data essenzialmente da un solo personaggio seppur illustre, possa essere resa autorevole dal ribollire della stessa nella blogosfera;
2) Come l’idea che un produttore di Hardware possa fare una scelta del genere non sia del tutto campata in aria;

Il rimandarsi di questa notizia di blog in blog, di sito in sito, ricorda molto le catene di S.Antonio e se per quelle il motivo per cui si rilanciava il messaggio era la paura di maledizioni varie, qui è la paura di “bucare” la notizia, facendo perdere autorevolezza alle pagine del proprio sito.
Questo anche se probabilmente molti si rendono conto che esiste la concreta possibilità che l’intenzione di Apple sia completamente diversa da quello che si sottintende nelle informazioni a disposizione.
Dato che con questo articolo io non faccio altro che allinearmi a questa situazione, voglio specificare che non ho nessuna informazione che confermi o smentisca questa notizia, la riporto esclusivamente come “pretesto” per questo mio ragionamento sulla comunicazione all’interno di internet.
D’altra parte, e qui entro nel secondo argomento, non mi meraviglierei se Apple avesse effettivamente scelto di produrre hardware libero da “controlli”, e questo per un concetto molto semplice che, se è passato per la testa a me, sicuramente è stato esaminato anche dai loro ingegneri:
è assodato che la procedura di trusted computing è apprezzata esclusivamente dai produttori di software e hardware che vedono “protetti” i propri interessi, mentre dall’utilizzatore medio è vista come qualcosa da “subire”.
Se allora un produttore di Hardware, quando il mercato avesse come standard un PC “trusted” fosse in grado di fare una linea di prodotti “Trusted Computing Free”, ossia libera da TC, non pensate che si ritroverebbe un mercato potenziale di dimensioni eccezionali?
Chi di noi non comprerebbe subito questi prodotti, specialmente se avessero comunque una qualità elevata e un parco software utilizzabile di discrete dimensioni, del tipo che ne so, delle macchine, S.O. e software Apple?
Certo per arrivare ad una situazione del genere inizialmente anche questa società dovrebbe spingere per l’adozione del Trusted Computing, investendo in prima persona e assicurandosi che l’adozione sia massiccia. Lasciando però il gruppo quando si renda conto che ormai la produzione dei “competitor” è indirizzata e non più annullabile.
Essendo io un accanito sostenitore della libertà di scelta, mi auguro che veramente il trusted computing sia la pietra al collo di tutte quelle società che vogliono difendere i propri privilegi a danno dei diritti delle altre persone. E se Apple sarà abbastanza saggia da proporsi come alternativa, non potrà che trovarmi felice e pronto all’acquisto dei suoi prodotti. Se invece non sarà lei, pazienza, sono sicuro che altri la sostituiranno egregiamente. (Amiga.inc, ti sto aspettando!)

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